Siamo a Trieste, nella seconda metà del Giugno 1944. Una brutta estate, segnata dall'occupazione nazista e dai bombardamenti angloamericani (notare sullo sfondo il piccolo rifugio antiaereo).
In primo piano, troviamo la dolce ma triste Serena, mentre torna a casa dalla madre, con in borsa qualcosina da mangiare.
La vita è difficile, con Serena che ha perso il lavoro dopo l'incursione aerea del 10 Giugno scorso: bombardamento tragico, che ha in gran parte distrutto lo jutificio dove lei prestava servizio come segretaria.
Persino l'ufficiale tedesco poco distante sembra essere stanco di questa #guerra, ormai sempre più disastrosa per tutti.
Intanto le giornate scorrono, come la pioggia, lenta ed incessante, sperando che i raggi di sole futuri possano illuminare una Trieste migliore.
Bondì, mularia mata... Dopo due anni, riprende il ciclo "Trieste perduta ed illustrata a fumetti", ovvero una descrizione di una Trieste ormai scomparsa, realizzata tramite illustrazioni a fumetti. Oggi parlo della Piazza Grande e del suo antico giardino. P.s.: per visualizzare in grande il pupolo... click sopra l'immagine stessa.
Siamo in Piazza Grande (l'odierna Piazza Unità) a Trieste, in un calmo pomeriggio di un fine giornata di primavera dell'Anno Domini 1910. La città di Trieste è nel suo massimo fulgore: importante snodo di commerci marittimi, notevole emporio mitteleuropeo e culla di grande cultura, grazie ad illustri scrittori come James Joyce, Italo Svevo e Silvio Benco, sembra non avvertire minimamente l'infausto presagio di dolore e morte che solamente quattro anni più tardi farà piombare l'intera Europa nel caos della prima guerra mondiale, seguìto da fame, miseria e dall'epidemia di influenza spagnola, ponendo così definitivamente fine al progressivo disfacimento -peraltro già da tempo iniziato- degli Imperi Centrali. Il luogo raffigurato in primo piano è il grazioso giardino posto al centro della piazza, dove le coppie di triestini fanno listòn, i gentlemen più anziani si godono un po' di fresco all'ombra dei maestosi pini e i bambini si divertono con semplici giochi da strada, ma anche innocenti burle a danno di qualche sfortunato passante. Appena usciti dal cancelletto che delimita l'area del giardino, troviamo il tram che attraversa la piazza da parte a parte, dirigendosi verso la zona dei Campi Elisi. Poco distante, ecco l'elegante Caffè Municipio (precedentemente Caffè Litke), ubicato proprio al piano terra dello stesso Palazzo Municipale, dai triestini rinominato affettuosamente "Palazzo Cheba"; in tale Caffè, illustri personalità triestine, giornalisti ed intellettuali d'ogni sorta si danno appuntamento per discutere di politica e quant'altro, sorseggiando un buon Wiener Melange accompagnato da una dolcissima fetta di torta al cioccolato Lejet. Il Caffè Municipio dell'epoca è il ritrovo per eccellenza della cultura locale, mentre i vicini Caffè degli Specchi e Caffè Orientale sono più portati ad ospitare la clientela raffinata dell'alta borghesia. Qua e là nella piazza, il passaggio frettoloso di operai e manovali, lo sfilare rumoroso di carrozze a cavalli e, tutt'intorno, un vociare continuo di sessolote che -tornando a casa dopo il massacrante lavoro nei magazzini di caffè e nonostante la stanchezza- si mettono ad intonare i più bei canti della tradizione popolare triestina. Nel giardino vi è pure una voliera con due simpatici pavoni, oltre alla casetta del custode (sul lato verso il mare) che funge pure da deposito per attrezzi di manutenzione ordinaria. La piazza è attorniata dai più bei palazzi cittadini, come il Palazzo del Lloyd Triestino e l'Hotel Vanoli, i quali, assieme al tramonto che si specchia nel mare, fanno da cornice ad un panorama assolutamente unico e romantico. René
Bondì, mularia mata... Come da titolo... un Tram de Opcina chiamato desiderio! Solo uno sfogo, dal momento che il nostro amato tram è sempre fermo. :( Ho pure preparato un pupolo fumetto surreale, nella speranza che il tram smetta di essere solo un fantasma.
Ultimamente si sente spesso e volentieri nominare il nostro amato "Tran de Opcina", perché pare non si trovino più soldi per mandare avanti questo nostro carissimo amico... e sì che i soldi, però, per altre scemate si trovano sempre.
Ad ogni modo, vi voglio presentare un mio progetto per un possibile riuso dello stesso, senza per forza dismetterlo dalle sue ultracentenarie mansioni di trasporto.
Nel mio pupolo sottostante (click sullo stesso per visualizzarlo in grande) potete vedere la motrice 404 in versione robot Transformers... anzi TRAM-sformers:
Si spera che questo mio progetto, pratico ed innovativo, venga notato ai "piani alti", in modo da garantire la sopravvivenza del nostro amato tram (o pensate che io stia scherzando ? ) !!!!
Tutti conoscono e cantano da anni la popolare marcetta in dialetto triestino "El Tram de Opcina", una canzonetta simpatica e briosa del 1902 (derivata da una marcia austroungarica del periodo) dedicata al nostro storico tram a funicolare, che peraltro descrive il fatto realmente accaduto del ribaltamento del tram stesso in quell'anno, a causa dei freni rotti che fecero deragliare il tram giù per la discesa (allora a cremagliera).
Qui sotto il mio pupolo, che illustra simpaticamente quanto accaduto realmente la mattina del 10 ottobre 1902, all'altezza della curva di Romagna sul colle di Scorcola (cliccare sopra il disegno per visualizzarlo in grande):
Bene. Dopo aver letto l'articolo di Rumiz, sul quotidiano Il Piccolo di Trieste, articolo che denotava la comparsa a Trieste di una musica cosidetta "apolide", ho voluto stravolgere completamente questa famosa marcetta, ricantando in inglese la prima strofa e ritornello, e riarrangiando il tutto in una malinconica versione blues (che apparentemente stride con il simpatico testo e la giocosità goliardica dell'originale)... ergo, ho voluto creare un "Tram de Opcina apolide". :D
La mia voce è accompagnata dalla chitarra acustica di un mio carissimo amico napoletano (Napoli, è la patria del blues italiano), Luciano Barba, detto "Lucianone". Un grande chitarrista partenopeo (che fu anche un ottimo turnista per alcuni importanti artisti).
Un esperimento, ed una bella unione musicale tra Napoli e Trieste.
E siccome è in inglese, penso sia fruibile a tutti, anche se non si conosce l'originale. Certamente è un esperimento nell'ambito locale mio, per vedere l'effetto che fa con i triestini, mentre per tutti gli altri può essere una piccola canzone blueseggiante "all'italiana", spero piacevole.
La mia interpretazione "apolide":
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Bene... con questa mia rivisitazione per oggi vi saluto (ma magari torno più tardi, chissà... ), augurandovi un Buon Ferragosto.
SEMPRE ALEGRI MAI PASSION, VIVA L'A E PO' BON! (Viva lA, nel senso di Viva l'Austria... presto spiegherò anche questa canzone, nascita e le varie versioni, su questo blog).