Bondì, mularia mata... Un nuovo pupolo-fumetto... anzi, due pupoli-fumetti; oramai conoscete tutti Paolin Paperin (papero triestin), ovvero la mia versione amatorial-domacia del noto Paperino (insomma, un fan art). Nella prima immagine, vediamo Paolin giungere a Prepotto, una bella località del Carso triestino, per recarsi in una tipica osmiza e degustare un po' di buon vino prodotto in loco.
Nella seconda immagine, invece, vediamo l'effetto del vino su Paolin. Specifico che il vino non è quello buono, ma della vinassa cancarona che è stata rifilata a Paperin, con un tranello, dal noto truffatore Ciano, deto el straziavedove de Roiano!!!
Oggi voglio parlarvi di un'antica, ma abbastanza conosciuta filastrocca popolare triestina, nata sui versi in rima di un personaggio letterario, un tempo notissimo a Trieste, creato dall'inossidabile duo di scrittori-giornalisti-autori Lino Carpinteri e Mariano Faraguna.
Il personaggio in questione è il "Druse Mirko".
Druse Mirko, era una rappresentazione scherzosa ma anche abbastanza inopportuna, dato il periodo (inizio anni '50), del contadino carsolino di origine slovena. All'epoca, tale personaggio furoreggiava sulle pagine de "La Cittadella", inserto umoristico del quotidiano locale Il Piccolo. Il frasario del Druse Mirko era tutto composto da rime assurde, composte in uno stralunatissimo e simpatico dialetto triestino-carsolino, mezzo inventato dagli autori a scopo satirico.
Da questi testi, nacque direttamente dal popolo un'altrettanto simpatica filastrocca - ballata, intitolata: "Tlililocka Popocka" (conosciuta anche con un altro titolo simile, "Tirajloska Poposka"), ovvero "la ballata di Druse Mirko" !
Qui di seguito vi voglio postare una mia personale interpretazione di tale filastrocca. La mia voce l'ho modificata, accelerandola un po', in maniera di dare un effetto volutamente scherzoso all'interpretazione stessa.
Subito sotto il video, trovate anche la trascrizione del testo con, fra parentesi, la mia traduzione.
Testo e traduzione:
Mi je 'ndado in Piaza Granda
mi je 'ndà veder parada
mi ga sbrissado su na gran cag@da
tuto cùl me go sporcà
(Sono andato in Piazza Unità d'Italia,
per andare ad assistere ad una grande parata
purtroppo però, sono scivolato su una deiezione canina
e così mi sono macchiato in malo modo le parti basse dei pantaloni)
Mi je 'ndado in Molo Audaze
mi ga visto sposalizio
mi ga pensà fussi comizio
bomba a man mi ga tirà
(Sono andato a passeggiare sul Molo San Carlo,
oggi noto come Audace,
ed ho visto degli sposi, con tanta gente intorno,
ma chissà come ho pensato sul momento ad un comizio politico
ed allora ho fatto valere il mio modesto punto di vista)
Mi je 'ndado in Cafe Speci
mi ga hordinado vin con late
me ga portà risi e patate
go magnà perché jera bon!
(Sono tornato in Piazza Unità d'Italia, per fare un veloce breakfast nel Caffé degli Specchi.
Nel suddetto locale ho ordinato un calice di refosco con l'aggiunta di un po' di latte, ma, forse per distrazione del cameriere, mi è stato servito un piatto di risi con patate... ho gradito lo stesso, perché tutto sommato non è poi così male)
Mi je 'ndado in drogheria
mi ga ciolto chilo gesso
mi ga piturado tuto cesso
come Gioto jera mi
(Dopo essermi lautamente rifocillato al Caffé degli Specchi, mi sono successivamente recato dal droghiere per comprare un chilo di solfato di calcio, il quale è stato poi usato dal sottoscritto come ingrediente fondamentale nell'accurata tinteggiatura del mio water closet. Una tinteggiatura praticata, oserei affermare, con la stessa aulica grazia di Giotto di Bondone, noto pittore italiano vissuto a cavallo tra il duecento ed il trecento)
Mi je 'ndado in Pescheria
mi ga ciolto chilo guati
me ga magnado tuto gati
nianca spin i me ga lassà
(Sono ritornato in città per recarmi in Pescheria. Qui, ho comprato un chilo di ghiozzi freschi freschi, ma, ahimé, giunto al mio casolare i ghiozzi sono poi stati mangiati e spolpati fino all'osso da alcuni felini randagi)
Ultima parte romantica...
Mi je 'ndado fina in viale
a veder fiera de S.Nicola..
Iera fioi che zogava a bala
e colombi molava drek!
(Alla sera mi sono recato in Viale XX Settembre, per gironzolare un po' tra le allegre e coloratissime bancarelle dell'annuale Fiera di S.Nicolò.. intorno c'erano i ragazzini che giocavano a pallone, mentre sopra le nostre teste alcuni piccioni impudenti scaricavano di getto il loro disgustoso guano)
Qui sopra un mio pupolo/fumetto, raffigurante Topolin Morbin e Paulin Paperin (papero triestin) in una tipica osmiza dell'altipiano carsico, a Contovello (Trieste).
Bondì, mularia mata...
Oggi vi voglio proporre
un tipico brano d'autore in dialetto triestino, dedicato ad un'altrettanta
tipica specificità di Trieste e dintorni; l'osmiza!
Difatti, il brano
musicale che vi propongo, s'intitola, per l'appunto, "OSMIZA",
composto e cantato dal cantautore triestino Andrea Guzzardi!
Diventato negli anni, a
furor di popolo, un vero e proprio "Inno ufficiale delle osmize",
questo piacevole e divertente valzerino si aggiudicò nel 1987 il primo posto
nella "Linea giovane" del concorso (IX edizione) dedicato alle
canzoni dialettali d'autore di Trieste, denominato "Festival della canzone
triestina" (presentato come sempre dall'immarcescibile Fulvio Marion).
Festival che dal 1977 si svolge puntualmente ogni anno sotto le festività
natalizie, nella prestigiosa cornice del Teatro Politeama Rossetti di Trieste.
UPDATE
del 28 febbraio 2016: Qui di seguito copio-incollo il commento del musicista
Edoardo Meola, il quale spiega dettagliatamente la genesi del brano, offrendo
anche un'importante news musicale.
Edoardo
Meola: " Io sono Edy Meola, arrangiatore e diciamo, co-autore tra i tanti
brani scritti da Andrea Guzzardi , tra i quali il brano Osmiza. Il pezzo è
stato arrangiato , orchestrato e registrato da me e con un pizzico di orgoglio
devo dire di aver contribuito al successo di questa canzone che ormai, possiamo
dirlo, è entrata a far parte integrante del repertorio classico dei brani
tradizionali del folklore Triestino. Il merito va anche allo scomparso Roberto
Aiello, figura di spicco negli anni 70-80 per aver partecipato e composto la
canzone "l'emigrante" cantata dall'allora gruppo dei Samantha che
parteciparono in quegli anni a Castrocaro riscuotendo un discreto successo.
Ricordo di aver scritto e stampato con macchina ad aghi lo spartito qui
pubblicato. Bei ricordi. Aggiungo che data l'amicizia che mi lega tutt'ora a
Guzzardi, Andrea si è deciso a pubblicare un intero album che è in fase di
attuale registrazione e che comprenderá oltre a Osmiza anche altri pezzi che fanno
parte di quel repertorio avente lo stesso "morbin" ma che nessuno
fin'ora si è occupato di valorizzare. Sono convinto che il pubblico Triestino
sará in grado di apprezzarne i risultati, dando continuitá al valore storico e
culturale appartenete al folklore nostrano tanto amato ai Triestini".
Personalmente, ricordo
che questo brano mi conquistò da subito, sin da quando lo ascoltai per la prima
volta, all'epoca, sulla bellissima emittente radiofonica -da anni ormai
scomparsa- "Radio Promotion Trieste" (radio creata e curata personalmente da Fulvio Marion, storico Patron del Festival della Canzone Triestina). Un brano gradevole ed
orecchiabile, giustamente entrato come un "cult" stabile nel
repertorio folkloristico giuliano.
Il logo, risalente agli anni '80, dell'ormai scomparsa emittente radiofonica triestina "Radio Promotion Trieste"!
Logo del 9° Festival della Canzone Triestina - 1987
Un frammento dello spartito originale del brano "OSMIZA" di Andrea Guzzardi (1987)
L'osmiza è un ritrovo
carsico... una specie di agriturismo, dove i contadini carsolini vendono al
pubblico le loro produzioni di carne, uova, formaggi e soprattutto vini! In estate, periodo
favorevole per le osmize, tantissimi triestini salgono in Carso, per passare un
paio di orette in compagnia, in osmiza, cantando a squarciagola con la chitarra le canzoni triestine. Tutto questo, assaporando le varie
prelibatezze e soprattutto il buon vino; quasi sempre, quest'ultimo,
"Teran" (Terrano DOC, un vino carsolino molto buono, di bassa
gradazione).
Una tipica osmiza sul Carso
Qui, in un videoslide la
versione originale:
Qui, invece, una versione
più moderna (condita dai miei pupoli-disegni), cantata dallo stesso Guzzardi
assieme a Gianfry ed al bravo e simpatico imitatore-cantante-fantasista Flavio
Furian, il quale partecipa al coro imitando una Ornella Vanoni domacia!