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domenica 20 marzo 2022

GILDA: GATTA PEPERINA, FRIZZANTE E TUTTA TRIESTINA!

 


Bondì, mularia mata...


Dopo avervi presentato la volta scorsa il mio gatto Tit, oggi inizio con il presentarvi i suoi tre amici facenti parte della colonia felina dei gatti randagi del colle di San Giusto... ovvero l'omonima congrega "Gli A-Mici di San Giusto".

Parto da Gilda, frizzante e peperina gatta norvegese delle foreste, proprio come Tit. 

Gilda è pure fidanzata con Tit, e assieme a lui e agli altri due gatti (Ugo e Tommy) spesso e volentieri si trova coinvolta in incredibili avventure imperniate tra giallo e azione.

Gilda è una gatta dolcissima, ma al tempo stesso combattiva e scattante. Nelle avventure che ha già vissuto in passato con gli altri tre (e che prima o poi pubblicherò anche qui) non sono state rare le volte nelle quali, durante momenti altamente pericolosi, ha preso in mano la situazione, dandosi da fare in prima persona per sconfiggere il cattivo di turno (uno su tutti: Bassogatto, nemico giurato dei nostri).

Anche Lei triestina DOC, con la sua voce melodiosa ama molto cantare le canzoni triestine, apprezzando in particolare la splendida "Una fresca bavisela (Marinaresca)", notissima e amatissima composizione di Publio Carniel e Raimondo Cornet "Corrai".

Inoltre ama moltissimo le fragole (delle quali è ghiottissima) e pratica tanto sport (arrampicandosi sugli alti cipressi del colle di San Giusto). 


Bene, qui finisce la scheda biografica di Gilda. A presto con le altre schede.


   René


sabato 12 marzo 2022

TIT, UN GATTO TRIESTINO "DOC"

 

Bondì, mularia mata...


Con oggi inizio delle brevi presentazioni di alcuni dei miei personaggi fumettistici (e non solo) più amati, i quali presto torneranno -dopo quasi trent'anni- nel mio fumetto post-apocalittico/fantasy/horror attualmente in lavorazione (a sua volta un seguito di un altro mio fumetto del 1999, intitolato "L'Amore dopo la Tempesta", del quale già ve ne parlai nel blog qualche tempo fa)..

Iniziamo con colui che è esistito davvero, ovvero Tit, il mio primo gatto, al quale dedicai alcune avventure a fumetti, in bilico tra giallo e avventura, disegnate a cavallo tra il 1992 ed il 1995... 



Qui la sua story:


Tit Gattogat, ma per gli amici solamente "Tit", è un gatto norvegese delle foreste nato a Trieste il 10/6/1987. 

Tre giorni dopo la nascita, il neonato Tit viene abbandonato. Ritrovato poi piuttosto malandato sotto una macchina in via Pollaiuolo, viene curato dalla signora Rosita dell'ufficio spedizionieri lì vicino. Una settimana dopo, Tit viene a vivere a casa del sottoscritto. =) 

E qui comincia la sua avventura fumettistica: nel primo pomeriggio di un giorno di inizio di Febbraio 1992, Tit decide di saltare giù dal poggiolo di casa, atterrando sopra il telo di un camion sottostante.

 Subito dopo, arrampicatosi sopra un autobus per provare l'ebbrezza di girare da solo per la città, raggiunge il colle di San Giusto. 

Arrivato in loco, accanto alla fontanella di pietra bianca posta sotto la scaletta di legno che conduce al castello conosce tre gatti, facenti parte della colonia felina di randagi del luogo. Colonia felina chiamata "Gli amici di San Giusto". 

Il primo dei tre è un gatto nero di nome Ugo, il capo della colonia, personaggio un po' timido e pasticcione, ma dal gran cuore. Poi c'è Gilda, frizzante e peperina norvegese delle foreste (la quale sin da subito proverà un debole per Tit, ricambiata) e, infine, Tommy, vero nome Tommaso, un simpatico, scattante e strampalato soriano tigrato appassionato di fumetti horror. 

Insieme i tre sono poi sbarcati anche in Canada, a Toronto (dove vissero la loro prima, grandiosa avventura poliziesca), e successivamente a New York.

Di Tit e degli altri tre gatti non si è saputo più nulla dal 1995 in poi, ma adesso... sono tornati per affrontare una nuova, grave minaccia!!!


Stay Tuned!


   René

mercoledì 20 ottobre 2021

UNIVERSI TERGESTINI IN PERICOLO...

 



Vi fu un tempo (in un'altra linea dimensionale) dove il passaggio dagli anni '90 al 2000 segnò la fine di un'era di tenebre, dando inizio ad una rinnovata era iperborea.
Una nuova era dove anche la città di Trieste rinacque dalle sue ceneri, semplicemente ritornando agli albori della vita terrestre, allorquando quest'ultima non era ancora stata contagiata dalle guerre, dal denaro, dalle false credenze, dall'odio e da tutte le debolezze umane...
Una nuova era soprattutto triestina, dove le coppie gemellari dell'intero cosmo si erano riunite dopo un lungo, inconsapevole cercarsi, grazie ai riti propiziati da un antico sciamano del colle di Terstenico e dalla sua fata chiamata Petite Fleur...

... ma purtroppo, dopo soli tre anni di Amore e Pace Universale, dallo spazio cosmico giunse un grandissimo pericolo: un essere multidimensionale, dalle fattezze mostruose e dalla voracità mortale, soprannominato "Drago del sonno eterno"!
Un essere terribile, potentissimo e malvagio che iniziò a seminare terrore, morte e distruzione non solo nel mondo iperboreo post apocalittico, ma anche in altri universi paralleli, compresa la nostra Terra.
Fu così che iniziò una lunga e perigliosa battaglia tra le Forze del Bene, alimentate dallo sciamano di Terstenico e dalla fata Petite Fleur, e dalle Forze delle Tenebre più oscure ed assolute. Una battaglia a cavallo di più dimensioni ed universi, dove ai due paladini del Bene si aggiunsero altri personaggi giunti da altrettanti universi.

Prossimamente...

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René

lunedì 12 aprile 2021

TRIESTE, IL TRAM E LA LUNA

 




Buondì, mularia mata...


Un mio pupolo, in realtà un poco vecchiotto (realizzato nell'anno 2000) e peraltro già postato, però qui è in alta risoluzione.


Come da titolo: Trieste, il tram e la Luna... e il resto sia poesia, e così sia sempre e per sempre!!! 💗


  René

VENEZIA, 1600 ANNI - PUPOLO MIO

 




Buondì, mularia mata...


Ok, non è Trieste, ma Venezia... però Venezia che compie gli anni: ben 1600 !


E per questo voglio omaggiare questa splendida città, con un mio pupolo vintage dell'ormai lontano 1999.


Un pupolo dell'epoca,  fatto a mano libera (le linee non proprio perfette, anzi) e con colori orripilanti, però il pupolo è veramente sentito!


Un abbraccio a Venezia ed un saluto anche a voi tutti.


    René

venerdì 18 dicembre 2020

TRIESTE 1944 - UN GIORNO DI PIOGGIA


 Buondì, mularia mata...


Un mio nuovo pupolo fumetto. 


Siamo a Trieste, nella seconda metà del Giugno 1944. Una brutta estate, segnata dall'occupazione nazista e dai bombardamenti angloamericani (notare sullo sfondo il piccolo rifugio antiaereo).

In primo piano, troviamo la dolce ma triste Serena, mentre torna a casa dalla madre, con in borsa qualcosina da mangiare. 

La vita è difficile, con Serena che ha perso il lavoro dopo l'incursione aerea del 10 Giugno scorso: bombardamento tragico, che ha in gran parte distrutto lo jutificio dove lei prestava servizio come segretaria.

Persino l'ufficiale tedesco poco distante sembra essere stanco di questa #guerra, ormai sempre più disastrosa per tutti.


Intanto le giornate scorrono, come la pioggia, lenta ed incessante, sperando che i raggi di sole futuri possano illuminare una Trieste migliore.


      René

mercoledì 11 novembre 2020

TRIESTE A FUMETTI: LA NASCITA DEI SOGNI

 

Buondì, mularia mata...


Vi chiederete del titolo un po' strano.

No, non è strano. Per me, poter disegnare la mia Trieste, trasportandola dalla realtà sulla carta, è un piccolo, grande sogno realizzato, seppur solamente per hobby... o quasi, dal momento che comunque faccio mostre qua e là, ogni tanto (riuscendo pure a realizzare qualche collaborazione con varie realtà locali e non).

Ultimamente sto realizzando un fumetto scem... ehm, goliardico, ambientato proprio qui in città. In realtà, una miniserie con brevi tavole autoconclusive.

Questa che vi propongo in due parti, sarà la vignetta d'apertura. Ho voluto riprodurre la chiesa di Santa Maria Maggiore e la vicina basilica trecentesca di San Silvestro, perché è un luogo che amo, ma che solo due volte ho disegnato (quasi vent'anni fa, ormai, nel fumetto dell'Omo Vespa).

La prima immagine è l'abbozzo, fatto quasi interamente con Trattopen, pennino di china e righello, ma alcune parti sono state realizzate precedentemente a matita. I pastelli servono solo per i toni grigi, nel finale. Comunque, in generale il tutto è fatto a mano libera.

E' sempre emozionante far nascere la mia città da un semplice foglio di carta:




Qui sotto, invece, il disegno pronto e fatto. Cosa ve ne pare? (accetto anche critiche)






 

Al più presto vi aggiornerò su questa miniserie, che appena sarà pronta verrà ovviamente pubblicata qui nel blog.


Alla prossima, ciao.


    René

giovedì 3 settembre 2020

LA FATA TRIESTINA "PETITE FLEUR" ED IL MULTIVERSO TERGESTINO

 




Bondì, mularia mata...


Un breve post per un'anteprima di un mio pupolo fumetto, molto più grande, complesso e ripieno di tanti personaggi. 

Perché oggi, 3 Settembre 2020, posto questo pupolo? Beh, innanzitutto perché si ispira ad una cara amica realmente esistente, la quale oggi fa un compleanno speciale (Augurissimi, Elisa !!!). 

Son passati 15 anni, da quando non la vedo più (ognuno ha i propri impegni e le strade si dividono per forza di cose), ma ho buona memoria ed inoltre ho sempre da parte il fumetto "L'Amore dopo la Tempesta", ambientato in una Trieste post apocalittica che creai assieme a Lei, nel 1999: fumetto che mi portò tanta fortuna, e che ancora adesso resta un punto di svolta nel mio stile (in meglio, ché prima facevo abbastanza kakà nel disegno realistico).

Ma al di là di questo giorno speciale e di questo omaggio, codesto pupolo ci tenevo a farvelo vedere, poiché esso è -come detto- un'anteprima di un'illustrazione molto più estesa ed assai particolare, dove assieme a questa fata triestina misteriosa ed affascinante, vi saranno altri personaggi altrettanto molto particolari e molto distanti tra loro, come tipologia degli stessi personaggi e persino come mondi. Un disegno che avrà conseguenze anche su tutta la mia produzione fumettistica/pupolistica futura.

Difatti, nel pupolo definitivo potremo vedere in azione due figure, molto note, le quali, quasi per caso, apriranno un multiverso anch'esso assai particolare, scatenando un vortice nel continuum spaziotemporale. Di cosa si tratta, nel complesso? La città di Trieste, in parte c'entra sicuramente!

Ma di questo ne parleremo più avanti...


   René

domenica 28 giugno 2020

TRIESTE PERDUTA ILLUSTRATA A FUMETTI (parte seconda)





Buondì, mularia mata...

Il mio pupolo fumetto qui presentato fa parte della mia serie "Trieste perduta", ovvero sprazzi di luoghi triestini un tempo esistenti, e da me riprodotti cercando di essere il più fedele possibile a come tali luoghi si presentavano realmente alla vista delle persone dell'epoca. Ricostruzione storica realizzata tramite documentazioni e stampe d'archivio.

In questo pupolo viene offerta una visuale di una giornata tipo nei dintorni di San Giusto, nel 1400.

Un armigero fa la guardia ad un portone mentre, poco lontano, una giovin pulzella dall'animo romantico è intenta a raccogliere dei fiori da una bacinella in pietra (forse un'antica acquasantiera in stato di abbandono).

Nonostante l'apparente tranquillità, il 1400 fu per la nostra città un periodo piuttosto tormentato, tra una breve ma non buona dominazione veneziana ed altre beghe.

P.s.: qui sotto vi lascio il mio pupolo così com'esso si presentava all'inizio della lavorazione. Così, giusto per documentarvi pure il work in progress del pupolo stesso.



A presto, salutoni.

   René

venerdì 1 maggio 2020

UNA SIRENA PER LA VITA A MIRAMAR







Buondi'.

Son giorni lunghi e duri. Possiamo solo tener duro tutti quanti, sperando che torni presto l'alba, in questa lunga notte buia ed apparentemente senza fine.

Voglio postare un mio nuovo pupolo, spero benaugurante, dedicato ad un'altra notte di tanti anni fa, molto piu' bella e ammantata di numerose, luminosissime stelle, illuminata da una Luna romanticissima, anche nella forma, ed accarezzata da una fresca bavisela.

In primo piano, si erge possente e maestoso il Castello di Miramar.

Subito sotto le sue bianche pietre d'Istria, ecco spuntare fuori dall'acqua la figura della sirena Nargissa, intenta a giocare con il mare stesso, godendosi un incantevole panorama notturno ed un dolcissimo silenzio rotto solamente dal canto dei grilli e dall'incresparsi delle bianche spume marine che s'infrangono contro gli scogli.

Di li' a poco, giungera' un pescatore che con la sua rete tentera' di acchiappare Nargissa: non per farle del male, ma solo per trasformarla in un incredibile dono d'amore per la propria amatissima fidanzata che lo sta aspettando a casa, sulle rive.

Forza Trieste !!! 💓

    René

mercoledì 29 aprile 2020

MOCAMBO BAR (GRETTA VERSION) - TRIESTE 2020 IN PUNTA DI TAZZINA






Il Mocambo del rione di Gretta (a Trieste). Uno dei tanti mocambi bar strambi in giro per il mondo, sperduti fra l'amaro dei deserti e la colorata allegria dei tropici.
In primo piano, una Signora di classe d'altri tempi. Il suo sguardo è apparentemente sereno, ma dentro all'animo nasconde la spietatezza di troppi temporali.

Di fronte a Lei, un caffè espresso, il quale esprime soltanto l'attesa di un principe azzurro che sappia ravvivare un cuore ormai sedentario e annoiato da troppi bar semivuoti.

  René

sabato 11 gennaio 2020

AUGURI, GIULIA !!!



Buondì, mularia mata...

Permettetemi un piccolo post personale, ma non proprio fuori tema: faccio Tanti Auguri di Buon Compleanno all'amica Giulia, una cocola mula de Trieste.

Le porgo gli auguri con questa caricatura che ho realizzato un po' in stile Disney, un po' manga, un po' così e un po' pomì.



   René

lunedì 15 gennaio 2018

I MIEI PRIMI 40 ANNI TRIESTINI !!!


Bondì, mularia mata...

Permettetemi un post personale: oggi compio 40 anni !!!

E per l'occasione proprio ieri sera ho voluto abbozzare un pupolo fumetto/illustrazione dedicato alla mia/nostra carissima Trieste. In particolare, al Campanon di San Giusto.

'Ndando 'vanti sempre co' la stessa passion, Viva là e po bon! (Y)


     René



martedì 10 ottobre 2017

E ANCA EL TRAM DE OPCINA XE NATO DISGRAZIA’ – STORIA DELL’INCIDENTE DEL 1902

Bondì, mularia mata...

Un mio post pieno di miei pupoli - fumetti e materiale vario dedicato alla storia del famoso incidente del Tran de Opcina. Un deragliamento dal quale nacque poi la famosa canzonetta folkloristica.




E ANCA EL TRAM DE OPCINA XE NATO DISGRAZIA’ STORIA DELL’INCIDENTE DEL 1902

 Trieste, venerdì 10 ottobre 1902, ore 8.00 del mattino.
In piazza della Caserma (l’odierna piazza Oberdan) s’attende invano l’arrivo del tram di Opicina, inaugurato solo da un mese. La gente, esterrefatta, parla di una notizia giunta da poco alle loro orecchie tramite alcuni abitanti di Scorcola scesi a valle: pare che il tram sia deragliato a monte, e ci sarebbero pure dei feriti.
Le “ciacole” volano di bocca in bocca;
-    “La ga sentì, Siora Ilde? El tram el xe ‘ndà fora da le sine, e po par che ‘l se gabì struzà contro na casa. I disi anca che ghe saria dei feriti e adiritura dei morti, santo ciel!”

In piazzetta Scorcola, alcune persone guardano verso l’alto, cercando di scorgere qualcosa (nel 1902 c’erano poche case e molti terreni, e la vista era libera fino all’altezza del colle di Romagna).
Poco dopo, la Società Anonima delle Piccole Ferrovie di Trieste che gestisce la linea Trieste-Opcina, dirama il seguente comunicato:




Questa mattina alle ore 7 e 3 minuti, il vagone motore n. 2 deragliò in discesa presso la stazione di Scorcola al chilometro 1.5 dando di cozzo all’angolo della casa colà situata. Un operaio addetto alla linea rimase ferito. La ripresa dell’esercizio avverrà appena la Commissione dell’Ispettorato generale delle Ferrovie avrà ultimato i suoi rilievi.

Società Anonima delle Piccole Ferrovie di Trieste

In città non si parla d’altro, e i primi giornali iniziano a render conto alla gente dell’accaduto. Come “Il Piccolo della Sera”, ma anche “L’Indipendente”, il “Triester Zeitung”, “L’Adria” e “L’Osservatore Triestino” (considerazione assolutamente personale: bei tempi quando non c’era il monopolio di una sola testata).



Ovviamente tutti questi giornali contengono versioni dell’accaduto che differiscono in alcuni particolari, ma di fatto tutti concordano sull’incidente.
“L’Osservatore Triestino” in un’edizione straordinaria serale scrive: “Questamane alle 7, in seguito al mancato riempimento dell’apposito recipiente con sabbia in un carrozzone della nuova linea Trieste-Opcina, questo poco dopo la fermata di via Romagna, non obbedendo al freno, scese precipitosamente, uscì dalle rotaie ed andò a cozzare contro la casetta Spechar danneggiandola sensibilmente. Il carrozzone si sfasciò completamente arrecando alla Società un danno di circa 25.000 corone. Sul carrozzone si trovavano il frenatore Anton Sossich, il fattorino Valentin Schnabl, ed i lavoratori Rudolf Simonich e Francesco Orel. Questi vista l’imminenza del pericolo saltarono a terra; il Sossich riportò la frattura alla clavicola ed escoriazioni in varie parti del corpo e fu trasportato all’Ospedale; il Simonich rimase ferito leggermente e fu curato dalla Guardia medica; gli altri rimasero illesi. I primi rilievi furono assolti dal consigliere di polizia sig. commissario Frenner e quindi si recò sopra luogo la Commissione giudiziaria. Il movimento sulla linea è sospeso sino all’esaurimento dei rilievi stessi.”



La casetta Spechar -allora di proprietà di Francesco Spechar, e in parte affittata al gioielliere Natale Napoleone e gentile Signora- esiste tuttora! Recentemente è stata pure restaurata, recuperando un aspetto rurale che le si confà pienamente.

“Vignindo zo’ de Scorcola na casa ga ribaltà”

Come spiegato dall’Osservatore Triestino, venne istituita una Commissione d’inchiesta giunta apposta da Vienna, e presieduta dall’Ispettorato Generale delle Ferrovie e dalla Polizia. 



L’I.R. Ispettore di Polizia Pertot, giunto intorno alle 8.30 sul luogo dell’accaduto, ovvero la curva di Romagna all’altezza della casetta Spechar (tuttora esistente e restaurata), riporta la seguente descrizione:

“Sul tratto dentato della ferrovia per Opicina, sopra la stazione di Romagna, dove si trova la rimessa della suddetta ferrovia, stava un carrozzone deragliato. Tetto, porte e ogni altra parte in legno erano completamente ridotte in frantumi, mentre il restante macchinario di metallo era, ove parzialmente, ove completamente schiacciato e contorto. Sulla parte sinistra del carrozzone, davanti ad esso, stava sgretolato il muro posteriore di una casa di campagna appartenente a Francesco Spechar, contrassegnata col numero 357 di Scorcola, cosicché si potevano vedere i mobili della stanza da letto posta al primo (ed unico) piano. Alcuni passi più su era un palo in legno della conduttura elettrica aerea spezzato all’altezza di circa cm. 70 da terra e la parte troncata era a terra, rivolta verso la suddetta casetta. 




Il frenatore del carrozzone Rudolf Simonich, fu Rudolf, 26 anni, di Tscherhembel, Carniola, celibe, residente ad Opicina al numero 194 ed il conduttore stesso, Valentin Schnabl, di Gregor, 32 anni, di Hohenthurm, distretto di Leibnitz, Stiria, celibe, residente ad Opicina al num. 209 hanno fornito la seguente spiegazione dell’accaduto: alle 6.42 partivano da Opicina con il carrozzone che porta il num. 2; era il secondo carrozzone che aveva lasciato Opicina quel giorno; i freni, sia quello automatico sia quello manuale erano in perfetto ordine alla partenza e funzionavano come prescritto durante il percorso. 




Nel carrozzone, oltre a loro, si trovavano già da Opicina, l’operaio Sossich Anton, di Anton, 24 anni, nato e residente ad Opicina al num. 291 e l’operaio Oren Francesco, di Giovanni, residente a Conconello, salito sul tratto tra Banne e Conconello.
Il carrozzone compì il tratto tra Opicina e la fermata di Cologna senza impedimenti e poi si fermò per consentire all’Ispettore superiore di Finanza, Josef Rom, di effettuare il controllo previsto.
Quindi il carrozzone si rimise in moto; dopo alcuni metri si agì come prescritto sia con il freno a mano sia con quello manuale. Il carrozzone però cominciò a slittare sul binario umido di rugiada e scivoloso, e continuò a slittare anche se il frenatore agiva sull’apparecchio meccanico per la distribuzione della sabbia. 




Sempre slittando, il carrozzone continuò la sua corsa con velocità crescente fino alla stazione di Scorcola, che ha una pendenza del 72 per 1000. 



Su questo tratto l’operaio Oren saltò dal carrozzone prevedendo ciò che poteva capitare e restò totalmente illeso. 




Il carrozzone superò, senza che il personale di servizio potesse fermarlo, il tratto di stazione di Scorcola e prima che giungesse il tratto dentato, che ha una pendenza del 25 per 1000, saltarono a terra anche lo Schnabl e il Simonich. 



L’operaio-frenatore Sossich rimase nel carrozzone, che compiva ad una velocità folle circa 200 metri prima di uscire dalle rotaie, dopo aver colpito un palo di legno della conduttura aerea. Lo spezzò in due e la punta colpì l’angolo della casa Spechar, demolendo il muro.




 L’operaio Sossich venne estratto ferito dai rottami. Se il carrozzone non fosse deragliato in quel punto, si sarebbe scontrato con un convoglio in salita, che sopraggiungeva. Sia il conduttore sia il frenatore affermano che entrambi i freni funzionavano e vennero azionati. In base alle risultanze finora emerse solo può essere imputato ai summenzionati che essi avevano lasciato sulla piattaforma posteriore anziché su quella anteriore, come prescritto, il recipiente della sabbia per poterla versare manualmente sui binari qualora non avesse funzionato il distributore automatico (cosa che d’altra parte non potevano constatare senza scendere dal carrozzone). All’insufficiente quantità di sabbia versata sul binario si riconduce la causa dell’incidente. Sul luogo si recò per i rilievi di legge la commissione giudiziale e la commissione del Magistrato civico che ha sospeso l’esercizio fino a nuovo avviso.”
Intorno a mezzogiorno giunge sul luogo dell’incidente la commissione del Magistrato civico composta dall’ingegner Turri e dal dottor. Jellersitz, i quali riguardo alla situazione della casetta Spechar colpita dal tram deragliato, scrissero: “Lo stabile n. 357 di Scorcola, di proprietà di Francesco Spechar, è in condizioni tali da richiedere la demolizione, ordinando prontamente il relativo sloggio e ciò anche perché oltre i danni producesti dalla catastrofe, essa si trova a distanza di 2 metri dal binario ed è costruita in modo contrario alle prescrizioni di legge.”
Insomma (delle somme dei somari della somalia), ‘sto povero Spechar el xe beco do’ volte!!!

Qui sotto, l'unica foto esistente dell'incidente:

 

Il giorno successivo, i giornali riportano i fatti con dovizia di particolari, anche se –come precedentemente scritto più sopra- le versioni differiscono tra di loro. Ecco qui sotto due riproduzioni di articoli di sabato 11 ottobre 1902:




“L’Osservatore Triestino” di Lunedì 13 ottobre 1902:




 Espletate le varie formalità e condotti tutti i rilievi di rito, il servizio riprese regolarmente il 13 ottobre.



Il processo, invece, durò abbastanza ma poi si concluse con l’assoluzione del frenatore Sossich.
Poche settimane dopo il famigerato incidente, sulla linea vennero adottate delle misure di sicurezza; venne costruito a Vetta Scorcola un apposito binario tronco con relativo scambio, allo scopo di deviare un eventuale tram fuori controllo impedendogli di raggiungere il tratto ripido a cremagliera. Vennero pure assunti tre nuovi cantonieri con il compito di spargere sabbia sui punti più pendenti della linea, nelle giornate di bora e pioggia. Su tutti i tram venne calettata una ruota dentata folle dotata di freno a nastro supplementare, al fine di aumentare la sicurezza di marcia in discesa. Infine, i tratti di binario tra Banne e Conconello, dove la pendenza supera il 70%, vennero armati con dentiera cremagliera di tipo Strub (la stessa della salita da Piazzetta Scorcola sino all’omonima vetta).
La storia dell’incidente finisce qui… ma anche no. Facciamo un salto in avanti nel tempo, giungendo sino all’anno 1976; nella casetta Spechar si stanno facendo dei lavori di ristrutturazione del pavimento. Ad un tratto, rimuovendo alcune vecchie pietre per fare posto ad un nuovo solaio isolato dalla terra nuda, al fine di ridurre l’umidità e di migliorare l’ambiente della casa, sotto un po’ di terriccio, proprio nel punto dove 74 anni prima avvenne l’incidente, salta fuori un vecchio pezzo di lamiera: è una targhetta gialla con sopra scritto: NON SPORGERSI!



Fra la sorpresa generale, appare subito chiaro che quella targhetta è un pezzo della motrice n. 2, rimasta dimenticata là sotto per oltre 70 anni !!!


Qui sotto, una foto del 1972 scattata nell'esatto punto del deragliamento; la casetta sulla sinistra è casetta Spechar, ovvero la casa ribaltada dal tran (foto Macovaz).


LA FAMOSA CANZONETTA

L’incidente del 1902 ispirò sin da subito nel popolo l’idea per una canzonetta, in parte parodia di un’altra canzone dialettale d’autore e in parte di una marcia asburgica.
La canzonetta d’autore dal quale si prese in gran parte spunto, era “Le cotole strete”, motivo di Ettore Generini e Giorgio Ballig scritta nel 1911 per un concorso di canzonette dialettali, ma successivamente scartata.
Qui una parte del testo:

“Xe tuti sforzi inutili,
te ga cossa sufiar,
le cotole ‘sto ano,
no ti te pol alzar;
Ti zerchi el lato debole,
fis’ciando in tuti i ton,
ma ti fa fiasco, còcola,
sbassà resta el tendon.”

Tale canzonetta venne poi meglio sviluppata musicalmente dal Maestro Franz Zitta, seguendo l’ispirazione popolare, e così nel luglio 1916, per le Edizioni Schmidl, nacque “La nova bora”, da tutti fin da subito rinominata “El Tran de Opcina”!

Il testo completo della canzonetta è lungo, e comunque non esaustivo poiché sempre il popolo negli anni v’aggiunse numerose altre strofette.
Comunque, ecco qui il testo lungo:

“E anca el Tran de Opcina
Xe nato disgrazià:
vignindo zo’ pe’ Scorcola
‘na casa el ga ribaltà.
Bona de Dio
Che iera giorno de lavor
E drento no ghe iera
Che ‘l povero frenador.

E come la bora che vien e che va
I disi che ‘l mondo se ga ribaltà. (ripetuta poi un’altra volta)

Co’ ‘l due se va a Servola,
co’ ‘l quatro in Arsenal,
co’ ‘l sie se va a Barcola,
co’ ‘l cinque in Ospedal.
Co’ l’uno al zimitero,
co’ ‘l sete ala stazion.
Co’ ‘l nove in manicomio
E co’ ‘l diese in canon!

E anca ste mulete tute mate pe’ ‘l capel
Le zerca de ‘compagnarse a qualche bel putel.
Ma co’ le riva a casa, se senti un gran bordel
E pare, mare e fia copa zimisi co’ ‘l martel.

E anca el Tran de Servola
Xe nato disgrazià:
corendo in galeria
in piaza el xe sbrissà.
Drento ghe iera
Diverso personal
Che se ga ribaltado
E se ga fato mal.

E anca el Tran de Servola
Xe nato disgrazià:
rivà fora del tunel
no ‘l se ga più fermà.
Bona de Dio
Che ghe iera el parador,
se no l’andava in piaza
e ‘l finiva in pissador!

Le mule triestine
Xe tropo carigade:
le ga lassà le cotole
per mèterse le braghe.
Le gira in motoreta
Tignindose ‘l capel
Le fuma come cògome
Legendo el “Grand Hotel”.

L’Italia ga pan bianco,
la Francia ga bon vin,
Trieste ga putele
Tute piene de morbin.
Carbon ga l’Inghiltera,
la Russia ga ‘l cavial
e l’Austria ga capuzi
che no se pol magnar.

‘Ste siore sute sute
Con tanto de capel
Le volaria confonderse
Con qualche bel putel.
La sera che xe in casa
Le tira zo’ el capel
E pare, mare e fia
Copa pùlisi co’ ‘l martel.

Andando zo’ pe’ ‘l Corso
Mama mia coss’ che go visto:
do babe che fazeva
un baruffo pe’ un Cristo.
E una zuca forte
Quel’altra tira pian:
a una ghe resta ‘l Cristo
e a l’altra la crose in man!

E anca el Làntuer cinque
Xe nato disgrazià:
‘ndando su in Galizia
In quaranta i xe restà.
Ma el Novantasete
Più furbo lux e stà:
el ga fato piramide
e po ‘l ghe la ga dà!

El mulo Gigi Gnampolo
De mi xe inamorado,
mi che no son difizile
ghe voio ben de cor.
Mi fazo la modista
E Gigi fa el sofér;
se vedi a prima vista
che se volemo ben.

Co’ sta pagheta picola
Go sete fioi che magna,
el gato, el can, la suocera:
per mi xe na cucagna!
Go buba in t’un na gamba,
No posso caminar,
E meo de cussì
Per mi no pol più ‘ndar!

Un giorno, orca madodise,
me sento un mal de denti:
me vien perfin i brividi
co penso a quei momenti,
ma mi che no bazilo
son ‘ndà de la flon Flon:
ciapemo l’automobile
e ‘ndemo a Monfalcon!

E anca sior Carleto
Xe nato disgrazià:
‘ndando fin l’Isonzo
Zo’ in acqua el xe cascà.
Bona de Dio
Che iera su cugnà,
se no ‘l finiva in smoio
in boca al bacalà.”


Un mio pupolo-fumetto del 2013, raffigurante il TRAM-SFORMERS:


Qui sotto, un video slide de “El Tran de Opcina” nell’interpretazione di Lorenzo Pilat, anno 1973:



Qui sotto, una mia versione (sì, canto pure… ma non ballo) in chiave blues. Alla chitarra c’è un caro amico chitarrista napoletano, Luciano Barba alias Lucianone:



Finisce qui questo post. Grazie per l’attenzione e alla prossima!

   René

Fonti:
I quotidiani “L’Osservatore Triestino”, “L’Indipendente”, “L’Adria”, “Il Piccolo e “Il Piccolo della Sera”.
Biblioteca Civica di Trieste.
I libri “LA TRANVIA TRIESTE-OPICINA” di Andrea Dia (Ed. Luglio, 2016), e “LA CASA DEL TRAM DE OPCINA” di Michele Grison (Ed. Luglio, 2002)