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domenica 20 marzo 2022

GILDA: GATTA PEPERINA, FRIZZANTE E TUTTA TRIESTINA!

 


Bondì, mularia mata...


Dopo avervi presentato la volta scorsa il mio gatto Tit, oggi inizio con il presentarvi i suoi tre amici facenti parte della colonia felina dei gatti randagi del colle di San Giusto... ovvero l'omonima congrega "Gli A-Mici di San Giusto".

Parto da Gilda, frizzante e peperina gatta norvegese delle foreste, proprio come Tit. 

Gilda è pure fidanzata con Tit, e assieme a lui e agli altri due gatti (Ugo e Tommy) spesso e volentieri si trova coinvolta in incredibili avventure imperniate tra giallo e azione.

Gilda è una gatta dolcissima, ma al tempo stesso combattiva e scattante. Nelle avventure che ha già vissuto in passato con gli altri tre (e che prima o poi pubblicherò anche qui) non sono state rare le volte nelle quali, durante momenti altamente pericolosi, ha preso in mano la situazione, dandosi da fare in prima persona per sconfiggere il cattivo di turno (uno su tutti: Bassogatto, nemico giurato dei nostri).

Anche Lei triestina DOC, con la sua voce melodiosa ama molto cantare le canzoni triestine, apprezzando in particolare la splendida "Una fresca bavisela (Marinaresca)", notissima e amatissima composizione di Publio Carniel e Raimondo Cornet "Corrai".

Inoltre ama moltissimo le fragole (delle quali è ghiottissima) e pratica tanto sport (arrampicandosi sugli alti cipressi del colle di San Giusto). 


Bene, qui finisce la scheda biografica di Gilda. A presto con le altre schede.


   René


sabato 12 marzo 2022

TIT, UN GATTO TRIESTINO "DOC"

 

Bondì, mularia mata...


Con oggi inizio delle brevi presentazioni di alcuni dei miei personaggi fumettistici (e non solo) più amati, i quali presto torneranno -dopo quasi trent'anni- nel mio fumetto post-apocalittico/fantasy/horror attualmente in lavorazione (a sua volta un seguito di un altro mio fumetto del 1999, intitolato "L'Amore dopo la Tempesta", del quale già ve ne parlai nel blog qualche tempo fa)..

Iniziamo con colui che è esistito davvero, ovvero Tit, il mio primo gatto, al quale dedicai alcune avventure a fumetti, in bilico tra giallo e avventura, disegnate a cavallo tra il 1992 ed il 1995... 



Qui la sua story:


Tit Gattogat, ma per gli amici solamente "Tit", è un gatto norvegese delle foreste nato a Trieste il 10/6/1987. 

Tre giorni dopo la nascita, il neonato Tit viene abbandonato. Ritrovato poi piuttosto malandato sotto una macchina in via Pollaiuolo, viene curato dalla signora Rosita dell'ufficio spedizionieri lì vicino. Una settimana dopo, Tit viene a vivere a casa del sottoscritto. =) 

E qui comincia la sua avventura fumettistica: nel primo pomeriggio di un giorno di inizio di Febbraio 1992, Tit decide di saltare giù dal poggiolo di casa, atterrando sopra il telo di un camion sottostante.

 Subito dopo, arrampicatosi sopra un autobus per provare l'ebbrezza di girare da solo per la città, raggiunge il colle di San Giusto. 

Arrivato in loco, accanto alla fontanella di pietra bianca posta sotto la scaletta di legno che conduce al castello conosce tre gatti, facenti parte della colonia felina di randagi del luogo. Colonia felina chiamata "Gli amici di San Giusto". 

Il primo dei tre è un gatto nero di nome Ugo, il capo della colonia, personaggio un po' timido e pasticcione, ma dal gran cuore. Poi c'è Gilda, frizzante e peperina norvegese delle foreste (la quale sin da subito proverà un debole per Tit, ricambiata) e, infine, Tommy, vero nome Tommaso, un simpatico, scattante e strampalato soriano tigrato appassionato di fumetti horror. 

Insieme i tre sono poi sbarcati anche in Canada, a Toronto (dove vissero la loro prima, grandiosa avventura poliziesca), e successivamente a New York.

Di Tit e degli altri tre gatti non si è saputo più nulla dal 1995 in poi, ma adesso... sono tornati per affrontare una nuova, grave minaccia!!!


Stay Tuned!


   René

domenica 28 giugno 2020

TRIESTE PERDUTA ILLUSTRATA A FUMETTI (parte seconda)





Buondì, mularia mata...

Il mio pupolo fumetto qui presentato fa parte della mia serie "Trieste perduta", ovvero sprazzi di luoghi triestini un tempo esistenti, e da me riprodotti cercando di essere il più fedele possibile a come tali luoghi si presentavano realmente alla vista delle persone dell'epoca. Ricostruzione storica realizzata tramite documentazioni e stampe d'archivio.

In questo pupolo viene offerta una visuale di una giornata tipo nei dintorni di San Giusto, nel 1400.

Un armigero fa la guardia ad un portone mentre, poco lontano, una giovin pulzella dall'animo romantico è intenta a raccogliere dei fiori da una bacinella in pietra (forse un'antica acquasantiera in stato di abbandono).

Nonostante l'apparente tranquillità, il 1400 fu per la nostra città un periodo piuttosto tormentato, tra una breve ma non buona dominazione veneziana ed altre beghe.

P.s.: qui sotto vi lascio il mio pupolo così com'esso si presentava all'inizio della lavorazione. Così, giusto per documentarvi pure il work in progress del pupolo stesso.



A presto, salutoni.

   René

lunedì 15 gennaio 2018

I MIEI PRIMI 40 ANNI TRIESTINI !!!


Bondì, mularia mata...

Permettetemi un post personale: oggi compio 40 anni !!!

E per l'occasione proprio ieri sera ho voluto abbozzare un pupolo fumetto/illustrazione dedicato alla mia/nostra carissima Trieste. In particolare, al Campanon di San Giusto.

'Ndando 'vanti sempre co' la stessa passion, Viva là e po bon! (Y)


     René



lunedì 26 giugno 2017

TRIESTE PERDUTA ILLUSTRATA A FUMETTI (parte prima)




Buondì, mularia mata...

Oggi inizio una nuova serie di post che spero potranno interessarvi. Tali post sono dedicati a tutte quelle particolarità paesaggistiche di Trieste, ma viste quand'esse erano diverse o comunque esistenti un tempo (per poi venir successivamente demolite, tipo il forte Sanza posto sul colle di S.Vito, demolito agli inizi del '900), quindi si parla di una “Trieste perduta”.

Per i pupoli presentati in questo post avevo consultato a lungo -nell'estate del 2015- una nutrita consultazione di mappe, stampe e archivi vari dell'epoca, siccome Trieste, negli anni ha subito numerose trasformazioni; da cittadella romana a medievale, per poi passare all'abbattimento delle sue mura medievali nel '700, creando così la città nuova, ecc...
Ad esempio, a inizio '800 il Castello di S.Giusto era molto diverso rispetto ad oggi, così come pure la Kleine Berlin presentata più sotto.

Ma andiamo a incominciare...




TRIESTE, 1812: un soldato saluta la sua bella, prima di partire per la Campagna di Russia.
Sullo sfondo si può notare il Castello di San Giusto, allora molto diverso da oggi e dotato di una torretta corazzata sopra l'ingresso, con orologio meridiana e campaniletto a vela. Torretta abbattuta nel 1820.
Sotto il castello, i numerosi orti che allora coprivano l'attuale area con i resti della basilica romana.
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Qui, invece, l'ingresso del Castello di San Giusto, così com'esso si presentava realmente durante l'ultima delle tre occupazioni francesi, anno 1813.

Subito sopra l'ingresso allo stesso, ad esempio, si può notare un prolungamento... tale prolungamento non era altro che la torre corazzata (citata e mostrata anche nel pupolo precedente) con campaniletto a vela ed orologio meridiana.
Torre risalente al '500, che venne abbattuta intorno al 1820 poiché oramai ridotta in pessime condizioni a causa dei danneggiamenti provocati dalle palle di cannoni inglesi lanciate dalla fregata Mildford (nell'autunno del 1813, durante l'assedio angloaustriaco al castello stesso).
A fianco dell'entrata possiamo notare pure il possente muro di difesa, successivamente demolito verso la fine degli anni trenta del '900, nell'ambito dei lavori di risanamento e rifacimento del colle e della cittavecchia (il famoso "piccone risanatore", come lo definirono all'epoca).

Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo di Trieste Francese: l'alabarda e l'aquila napoleonica!
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Il castello nel 1813, visto dalla parte della Cattedrale di S.Giusto.
Subito di fronte al castello, si possono notare gli allora numerosi orticelli e campagnette che sovrastavano l'attuale area del Foro Romano con annesso Monumento ai Caduti.
Al centro di questi orti vi era anche un grande pozzo cisterna collegato con la stessa vera d'acqua che ancor oggi giunge fino al vicino pozzo romano sito sulla rampa d'accesso al castello.
Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo delle Province Illiriche di Trieste e dell'Istria.
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Interno della Casa del Capitano (Castello di San Giusto - Trieste), autunno 1813: Charlotte Noëlle Rabié domanda al padre, Comandante della Grande Armée locale, il motivo del trambusto che si sente fuori dalle mura del castello ormai da giorni assediato dalle truppe angloaustriache. Il colonnello Rabié è allarmato, perché la resa francese sta per essere firmata e le truppe austriache ed inglesi sono oramai alle porte del castello assediato.
In particolare, il colonnello è preoccupato proprio per la giovanissima figlia, quest'ultima da tempo concupita dal tenente austriaco Samuel Chiolich von Loewensberg.

Secondo un'antica leggenda triestina, la figlia del Col. Rabié venne successivamente aiutata a fuggire dal castello assediato, passando lungo alcuni antichi passaggi sotterranei cinquecenteschi che, dai sotterranei dello stesso castello, si dipartono a raggiera in direzione della cittavecchia.
Siamo alla fine della terza ed ultima occupazione napoleonica di Trieste.
Sullo sfondo si può notare un elmetto morione con alabarda (risalente al '600) ancor oggi conservato nei magazzini del castello.
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Piazza Cavana (all'incrocio con via dei Capitelli), anno 1932.

Poco prima dell'inizio dello sventramento di cittavecchia (il "piccone risanatore" citato più sopra), quest'angolo si presentava così. A dir la verità, non è che da allora abbia subito delle particolari modifiche... a parte i masegni che non ci sono più, il carretto dei mussoli che non c'è più, la bottiglieria (successivamente bar De Lucia) che non c'è più, l'Arrigoni che non c'è più, ecc........
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Un altro pupolo fumetto di una Trieste (per fortuna) perduta; difatti si parla di un oscuro periodo, quello dell'occupazione nazista della città (dall'8 settembre 1943 al 1 maggio del 1945).
L'ingresso della Kleine Berlin (Piccola Berlino), bunker nazista di via Fabio Severo (Trieste), come si presentava nel 1944: l'ingresso era corazzato e costantemente sorvegliato notte e giorno, poiché il bunker -collegato alla soprastante Villa Ara di via Romagna, al Tribunale e a Palazzo Ralli in Piazza Scorcola- era di uso esclusivo dei reparti delle SS e, in particolare, del famigerato capo della polizia tedesca di Trieste, Odilo Globocnik (uno dei più grandi criminali nazisti della storia, vice ed amico intimo di Himmler).
Il bunker venne realizzato in tempi brevi e in super segretezza, tanto è vero che non esiste a tutt'oggi traccia di documentazione a riguardo. Alla progettazione del bunker lavorarono due ingegneri, un ufficiale della Wehrmacht ed un civile boemo, di nome Salechar, ed un italiano, Donato Di Stasio. I lavori di progettazione e realizzazione del bunker vennero loro commissionati giorno per giorno, senza mai mostrare un disegno costruttivo completo del bunker. Purtroppo al civile boemo furono commissionati i lavori del passaggio tra il bunker e Villa Ara, quest'ultima sede-covo di Globocnik. Così, non appena completato il lavoro, il boemo venne prelevato da una squadra della morte su ordine dello stesso Globocnik, per poi venire immediatamente eliminato siccome "sapeva troppo".
Nella stessa via, poco più a nord, si trovano i tre ingressi delle gallerie antiaeree italiane (comunque collegate al bunker tedesco) realizzate dalla ditta Colombo e riservate prevalentemente al personale delle poste e delle ferrovie.
Subito dopo la fine della 2° guerra mondiale, la copertura corazzata del bunker tedesco (quella che si vede nel mio pupolo) venne definitivamente smantellata, ed il bunker chiuso da una porticina di ferro fatta costruire dal settore lavori pubblici del Betfor (British Element Trieste Force). Dopo decenni di abbandono, il bunker ed i vicini rifugi italiani vennero esplorati per la prima volta (nel 1983) dagli speleologi urbani della Società Adriatica di Speleologia. Successivamente, verso la fine degli anni '90, il CAT (Club Alpinistico Triestino) prese in consegna il bunker ed i rifugi, per poi restaurarli e renderli agibili al pubblico.
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Un malinconico e poetico Topolin Morbin (!) passa sotto l'Arco di Riccardo, in una serena notte di primavera del 1932, sulle dolcissime e amorevoli note di "Co' son lontan de ti (Trieste mia)", celeberrimo pezzo nostalgico del 1925 scritto da Publio Carniel e Raimondo Cornet (autori anche di "Una fresca bavisela (Marinaresca)", 1944).

L'Arco di Riccardo ha pure incontrato vari stravolgimenti del paesaggio attorno a sé, nel corso dei secoli. La modifica raffigurata nel pupolo giunse negli anni '20, allorquando si demolì il muretto seicentesco che cingeva l'arco stesso e riportando così alla luce i resti romani presenti sotto la piazzetta Barbacan; dopo essere stati catalogati, i resti vennero ricoperti dai masegni. Si lasciò solo uno spazio attorno alla base esterna dell'arco proteggendola con un passamano. Negli anni successivi, la base dell'arco venne aperta tutta fino al lastricato di origine romana, quest'ultimo tuttora visibile.
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Alla prossima

       René

mercoledì 22 febbraio 2017

BARUFFA TRA DONNE NELLA TRIESTE DEL MEDIOEVO



Per la serie "pillole di antica storia tergestina", un mio pupolo fumetto raffigurante un simpaticissimo e cordiale dialogo fra due gentili dame triestine, datato 16 ottobre 1347 (tratto da una pergamena trecentesca conservata al Castello di San Giusto) e riportato subito sotto al pupolo. Fin da subito mi scuso per la volgarità del testo, ma nel medioevo era d’uso comune il turpiloquio (perlomeno a trieste), tanto è vero che i notai dei tribunali non si ponevano il problema del trascrivere tali termini su atti giuridici:




« Bruta putana, vade stare cullos fratrum Sancte Marie Crucisferorum et eris meretrix sicut sorores tue et facturadresse.
Vade ostende culum sororis tue fratribus Sancte Marie Crucisferorum
Tu eris faturadressa sicut fuerunt sorores tue Bruneta et Laurençia.
Vade et sterie culum fratrum Sancte Marie sicut fecit soror tua. »

Detta in soldoni, abbiamo due donne baruffanti, e una delle due ha detto all’altra che è una pu**ana e meretrice come le sue sorelle, e che assieme a loro si porta a letto tutti i frati crociferi. Inoltre le dice che lei e le sue sorelle sono pure fattucchiere (allora la stregoneria era la moda del momento!). Così l’altra, per tutta risposta, l’ha poi denunciata (reato di ingiuria) alle pubbliche autorità. E questa pergamena, riportata in questo post, è per l’appunto una testimonianza scritta da un tizio che aveva assistito alla scena (comunque riportata anche nei verbali giuridici, chiamati “Banchum Maleficiorum”, ovvero il Tribunale del Maleficio.
La Trieste medievale è piena di atti che tramandano questi episodi adoperando un lessico “colorito”. A tal proposito consiglio alcuni interessanti articoli, a firma Paolo Geri, che si possono trovare nel web, utili per approfondire al meglio l’argomento nello specifico.

Piccola nota riguardo all’esattezza storica della mia vignetta: i più attenti avranno sicuramente notato che la donna sulla sinistra è vestita da popolana, mentre l'altra è vestita da nobildonna. Sbaglio di documentazione mio? No. E allora, come mai? La Trieste del '300 non era un "borgo di pescatori"? Alt! Stop! Balla clamorosa!!! All'epoca Trieste era già attiva nello scambio commerciale con i territori circostanti, nonostante i continui assedi e rotture di scatole varie da parte di Venezia. Certo, non era una Montecarlo, ma in generale vi era un buon tenore di vita. Lo testimoniano i libri camerari (a Trieste presenti a partire dal 1330): erano in pratica le note spese registrate da un notaio, il camerario per l'appunto. E grazie a tali libri oggi sappiamo, tra le altre cose, che quella del "borgo dei pescatori" è una diceria messa in giro da chissà chi.
Senza dimenticare anche i libri dei vicedomini, altra notevole fonte dalla quale conoscere l'andazzo dei commerci, dei beni, dei debiti, ecc... insomma, per avere un'idea del tessuto sociale ed economico della Trieste del '300.

Alla prossima

    René

martedì 3 gennaio 2017

PIN UP PATOCA: "SON GIUSTA"... CUGINA DI SAN GIUSTO (SANTO PATRONO DI TRIESTE)




Tanti cari auguri di Buon 2017, amatissima Trieste.

Inizio l’anno postando la prima di una serie di Pin Up PATOCHE,

ovvero delle versioni fumetto di tipiche figure triestine, disegnate per l’occasione in uno stile femminile ed un po’ sexy.


Quindi, per cominciare ecco a VobisSON GIUSTA!!!

Viva le bele mule de Trieste!!



Ala prossima
      
     

René