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mercoledì 6 dicembre 2017

AUGURI DI SAN NICOLO' A TRIESTE, CON TOPOLINO, PAPERINO, PIPPO E PLUTO


Buondì. Rieccomi qui dopo un mucchio di tempo. 
Purtroppo è proprio il mio tempo a mancare, e così aggiorno il blog ogni morte di Papi (quello della tivvvvvù).
Questo post è un post veloce veloce da leccarsi i maglioni, proprio per la mancanza di tempo, ma ci tenevo ad augurare a tutti Voi, Triestine e Triestini, un Buon San Nicolò!!!
Lo faccio postando un pupolo in stile "Disneyan-Patoco", presentato sia in versione seppia sia nella versione originale, ovvero quella a colori. Come al solito, scegliete voi la versione che gradite di più.
Pupolo augurale -ispirato a "Chi sarà la mia stela (Buonanotte Buon Natale)", una bella canzone natalizia dialettale di Lorenzo Pilat- ambientato nella cittavecchia di trent'anni fa; quest'ambientazione vintage perché mi ricorda di quand'ero bambino, e proprio in questo periodo, nel 1987, mi recavo spesso assieme a mio padre alla stramitica libreria-fumetteria "Nonsololibri" di Dario e Mariuccia Fontana, proprio per comprare le strenne natalizie by Disney, e ovviamente per partecipare all'annuale bicchierata festosa che si teneva in quel periodo proprio lì, al sabato precedente al Natale (ovviamente non bevevo, che allora avevo solo 9 anni, e per me il massimo consentito in tal senso era solo il Nesquik!!! :D )

Ancora Tanti Cari Auguroni di Buone Feste a tutte le mule e a tutti i muloni!!

    René

P.s.: per visualizzare in grande il pupolo, clic sopra!









































Qui, invece, l'omonimo brano del m° Lorenzo Pilat; brano ispiratore di questo mio pupolo:


lunedì 26 giugno 2017

TRIESTE PERDUTA ILLUSTRATA A FUMETTI (parte prima)




Buondì, mularia mata...

Oggi inizio una nuova serie di post che spero potranno interessarvi. Tali post sono dedicati a tutte quelle particolarità paesaggistiche di Trieste, ma viste quand'esse erano diverse o comunque esistenti un tempo (per poi venir successivamente demolite, tipo il forte Sanza posto sul colle di S.Vito, demolito agli inizi del '900), quindi si parla di una “Trieste perduta”.

Per i pupoli presentati in questo post avevo consultato a lungo -nell'estate del 2015- una nutrita consultazione di mappe, stampe e archivi vari dell'epoca, siccome Trieste, negli anni ha subito numerose trasformazioni; da cittadella romana a medievale, per poi passare all'abbattimento delle sue mura medievali nel '700, creando così la città nuova, ecc...
Ad esempio, a inizio '800 il Castello di S.Giusto era molto diverso rispetto ad oggi, così come pure la Kleine Berlin presentata più sotto.

Ma andiamo a incominciare...




TRIESTE, 1812: un soldato saluta la sua bella, prima di partire per la Campagna di Russia.
Sullo sfondo si può notare il Castello di San Giusto, allora molto diverso da oggi e dotato di una torretta corazzata sopra l'ingresso, con orologio meridiana e campaniletto a vela. Torretta abbattuta nel 1820.
Sotto il castello, i numerosi orti che allora coprivano l'attuale area con i resti della basilica romana.
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Qui, invece, l'ingresso del Castello di San Giusto, così com'esso si presentava realmente durante l'ultima delle tre occupazioni francesi, anno 1813.

Subito sopra l'ingresso allo stesso, ad esempio, si può notare un prolungamento... tale prolungamento non era altro che la torre corazzata (citata e mostrata anche nel pupolo precedente) con campaniletto a vela ed orologio meridiana.
Torre risalente al '500, che venne abbattuta intorno al 1820 poiché oramai ridotta in pessime condizioni a causa dei danneggiamenti provocati dalle palle di cannoni inglesi lanciate dalla fregata Mildford (nell'autunno del 1813, durante l'assedio angloaustriaco al castello stesso).
A fianco dell'entrata possiamo notare pure il possente muro di difesa, successivamente demolito verso la fine degli anni trenta del '900, nell'ambito dei lavori di risanamento e rifacimento del colle e della cittavecchia (il famoso "piccone risanatore", come lo definirono all'epoca).

Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo di Trieste Francese: l'alabarda e l'aquila napoleonica!
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Il castello nel 1813, visto dalla parte della Cattedrale di S.Giusto.
Subito di fronte al castello, si possono notare gli allora numerosi orticelli e campagnette che sovrastavano l'attuale area del Foro Romano con annesso Monumento ai Caduti.
Al centro di questi orti vi era anche un grande pozzo cisterna collegato con la stessa vera d'acqua che ancor oggi giunge fino al vicino pozzo romano sito sulla rampa d'accesso al castello.
Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo delle Province Illiriche di Trieste e dell'Istria.
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Interno della Casa del Capitano (Castello di San Giusto - Trieste), autunno 1813: Charlotte Noëlle Rabié domanda al padre, Comandante della Grande Armée locale, il motivo del trambusto che si sente fuori dalle mura del castello ormai da giorni assediato dalle truppe angloaustriache. Il colonnello Rabié è allarmato, perché la resa francese sta per essere firmata e le truppe austriache ed inglesi sono oramai alle porte del castello assediato.
In particolare, il colonnello è preoccupato proprio per la giovanissima figlia, quest'ultima da tempo concupita dal tenente austriaco Samuel Chiolich von Loewensberg.

Secondo un'antica leggenda triestina, la figlia del Col. Rabié venne successivamente aiutata a fuggire dal castello assediato, passando lungo alcuni antichi passaggi sotterranei cinquecenteschi che, dai sotterranei dello stesso castello, si dipartono a raggiera in direzione della cittavecchia.
Siamo alla fine della terza ed ultima occupazione napoleonica di Trieste.
Sullo sfondo si può notare un elmetto morione con alabarda (risalente al '600) ancor oggi conservato nei magazzini del castello.
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Piazza Cavana (all'incrocio con via dei Capitelli), anno 1932.

Poco prima dell'inizio dello sventramento di cittavecchia (il "piccone risanatore" citato più sopra), quest'angolo si presentava così. A dir la verità, non è che da allora abbia subito delle particolari modifiche... a parte i masegni che non ci sono più, il carretto dei mussoli che non c'è più, la bottiglieria (successivamente bar De Lucia) che non c'è più, l'Arrigoni che non c'è più, ecc........
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Un altro pupolo fumetto di una Trieste (per fortuna) perduta; difatti si parla di un oscuro periodo, quello dell'occupazione nazista della città (dall'8 settembre 1943 al 1 maggio del 1945).
L'ingresso della Kleine Berlin (Piccola Berlino), bunker nazista di via Fabio Severo (Trieste), come si presentava nel 1944: l'ingresso era corazzato e costantemente sorvegliato notte e giorno, poiché il bunker -collegato alla soprastante Villa Ara di via Romagna, al Tribunale e a Palazzo Ralli in Piazza Scorcola- era di uso esclusivo dei reparti delle SS e, in particolare, del famigerato capo della polizia tedesca di Trieste, Odilo Globocnik (uno dei più grandi criminali nazisti della storia, vice ed amico intimo di Himmler).
Il bunker venne realizzato in tempi brevi e in super segretezza, tanto è vero che non esiste a tutt'oggi traccia di documentazione a riguardo. Alla progettazione del bunker lavorarono due ingegneri, un ufficiale della Wehrmacht ed un civile boemo, di nome Salechar, ed un italiano, Donato Di Stasio. I lavori di progettazione e realizzazione del bunker vennero loro commissionati giorno per giorno, senza mai mostrare un disegno costruttivo completo del bunker. Purtroppo al civile boemo furono commissionati i lavori del passaggio tra il bunker e Villa Ara, quest'ultima sede-covo di Globocnik. Così, non appena completato il lavoro, il boemo venne prelevato da una squadra della morte su ordine dello stesso Globocnik, per poi venire immediatamente eliminato siccome "sapeva troppo".
Nella stessa via, poco più a nord, si trovano i tre ingressi delle gallerie antiaeree italiane (comunque collegate al bunker tedesco) realizzate dalla ditta Colombo e riservate prevalentemente al personale delle poste e delle ferrovie.
Subito dopo la fine della 2° guerra mondiale, la copertura corazzata del bunker tedesco (quella che si vede nel mio pupolo) venne definitivamente smantellata, ed il bunker chiuso da una porticina di ferro fatta costruire dal settore lavori pubblici del Betfor (British Element Trieste Force). Dopo decenni di abbandono, il bunker ed i vicini rifugi italiani vennero esplorati per la prima volta (nel 1983) dagli speleologi urbani della Società Adriatica di Speleologia. Successivamente, verso la fine degli anni '90, il CAT (Club Alpinistico Triestino) prese in consegna il bunker ed i rifugi, per poi restaurarli e renderli agibili al pubblico.
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Un malinconico e poetico Topolin Morbin (!) passa sotto l'Arco di Riccardo, in una serena notte di primavera del 1932, sulle dolcissime e amorevoli note di "Co' son lontan de ti (Trieste mia)", celeberrimo pezzo nostalgico del 1925 scritto da Publio Carniel e Raimondo Cornet (autori anche di "Una fresca bavisela (Marinaresca)", 1944).

L'Arco di Riccardo ha pure incontrato vari stravolgimenti del paesaggio attorno a sé, nel corso dei secoli. La modifica raffigurata nel pupolo giunse negli anni '20, allorquando si demolì il muretto seicentesco che cingeva l'arco stesso e riportando così alla luce i resti romani presenti sotto la piazzetta Barbacan; dopo essere stati catalogati, i resti vennero ricoperti dai masegni. Si lasciò solo uno spazio attorno alla base esterna dell'arco proteggendola con un passamano. Negli anni successivi, la base dell'arco venne aperta tutta fino al lastricato di origine romana, quest'ultimo tuttora visibile.
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Alla prossima

       René

sabato 21 gennaio 2012

VE PREGO... "ANCORA UN LITRO DE QUEL BON"!

Dicono che ci sia un Dio anche per i bevitori di vino... e quindi anche per loro, a volte, possono spuntare dall'anima e dal cuore delle malinconiche preghiere, sgraziate se si vuole, ma poetiche anch'esse nella loro semplicità. E soprattutto sincere.




Un'immortale ed ancor oggi cantatissima canzone triestina, risalente a quasi cent'anni fa.. Una canzone di stampo popolare che poi, pian pianino, ha iniziato a camminare da sola verso altre regioni (come molte canzoni popolari del triveneto in generale, tramandate oralmente in tutt'Italia), assumendo di volta in volta i cambi dei termini dialettali dei vari luoghi dove essa è passata. Un esempio? La quasi omonima canzone popolare milanese "E SI SUN CIUC PURTEME A CA' ", versione lombarda di "ANCORA UN LITRO DE QUEL BON"!


Qui sotto un mio pupolo, raffigurante l'angolo di mondo (nel pupolo è Piazza Barbacan a Trieste) descritto dalla canzone.




Un mio pupolo-disegno, raffigurante la trattoria "All'Antico Trionfo", che si trovava in Piazza Barbacan (sullo sfondo s'intravede l'Arco di Riccardo) nei primi anni del '900.

Qui di seguito, invece, un mio videoslide tratto da Youtube, contenente un'altra grande interpretazione del nostro Lorenzo Pilat, di questo splendido ed accorato brano popolare triestino. Brano troppo spesso etichettato frettolosamente ed ingiustamente come una cantata becera da osteria di ultimo grado. Ma anche in fondo ad una bettola dimenticata, come detto più sopra, si possono trovare un'anima ed un cuore pulsanti, vivi e veri!



Un saludo, mularia mata, ala prossima...

   René