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domenica 27 gennaio 2013

1973 - 2013: QUARANT'ANNI DI LORENZO PILAT A TRIESTE !!!




Bondì, mularia mata...

Come da titolo, son passati ben quarant'anni ! Quarant'anni da quando uscì un disco.



Il disco, un LP 33 giri, s'intitolava "TRIESTE MATTA", ed era il primo disco del nostro Lorenzo Pilat, dedicato espressamente alle tradizionali canzoni folkloristiche triestine.

Un evento importante, anche se potrebbe non sembrarlo.

Tutto iniziò nel 1971, quando Pilat registrò un programma di canzoni popolari diretto da Vittorio Salvetti, l'indimenticato patron del Festivalbar (Pilat, vinse proprio la primissima edizione della popolarissima rassegna canora, in quel di Asiago, nel lontano 1964).
Il programma, realizzato per la Rai, non andò mai in onda, ma Salvetti, colpito dal modo verace e particolare adottato dal Pilat per interpretare alcuni pezzi popolari, consigliò quest'ultimo di provare a realizzare un disco esclusivamente dedicato al folklore popolare.



Fin da piccino, Lorenzo Pilat è sempre stato un cultore dell'anima musicale di Trieste.
Così, decise di realizzare, per l'appunto, un disco di canzoni folk .
Nel 1972, ogni qualvolta ripassava da Milano a Trieste, imbracciava la sua chitarra acustica a tracolla per poi girare come un bucolico trovatore, attraverso osterie e piazze triestine, alla ricerca di anziani che potessero cantargli qualche canzonetta dimenticata del bel tempo andato.
Non appena scovava un testo inedito e/o perduto, si metteva a trascrivere il tutto su fogli di carta, trascrivendo anche gli accordi e/o la melodia.



Finite le trascrizioni, dopo un lungo lavoro fatto anche e soprattutto di documentazione storica, Pilat aggiungeva un arrangiamento personale, modernizzando il tutto, ma senza stravolgere l'atmosfera originale di ogni singolo brano, anzi.

Non solo, ma da bravo autore (di livello nazionale ed internazionale), con la sua sensibilità ed ispirazione scrisse alcuni brani propri, personali ed impegnati, ma sempre utilizzando il dialetto triestino !



Nacque così l'LP "Trieste matta".
Fu registrato da Pilat assieme ad alcuni suoi amici musicisti, anch'essi triestini. Prima di partire con le incisioni, Pilat ed i suoi si scolarono qualche bicchierino, così, giusto per ottenere nel disco quell'atmosfera goliardica e pura dei canti collettivi da compagnia triestina.   



Dentro al disco vennero inseriti canti e marce allegre come "Da Trieste fino a Zara", "El Tran de Opcina", ecc..
Ma anche intensi brani d'autore come "Co' son lontan de ti (Trieste mia)" di quell'indimenticabile duo di autori triestini che erano Publio Carniel e Raimondo Cornet.



Fra i brani composti dallo stesso Pilat, su tutti svettò, sin da subito, la stupenda "Lassime star cussì". Una canzone romantica e disperata, che narra di un uomo maturo sconfitto in amore e che per questo non sa o non vuole più amare, per non dover incontrare di nuovo la scure tagliente del rimpianto e della solitudine.   

 

Quando l'incisione terminò, l'lp (sotto marchio CBS) venne presentato in grande stile al Circolo della Stampa di Milano, all'inizio del 1973.
Tra i presenti molti vip, tra i quali i calciatori Cesare "Cece" Maldini e Gianni Rivera.



Durante la vernice, Pilat si esibì in un miniconcerto, accompagnandosi con la sua storica ed inseparabillissima chitarra elettrica Fender Telecaster !



Questo lp, il primo di tre dello stesso genere, ottenne a Trieste un effetto bomba. Vuoi per la particolare verve, vuoi per i brani dimenticati e riportati alla luce, ma soprattutto per l'aggiunta di strumentazioni moderne come chitarre elettriche distorte, tastiere e batteria, la città di Trieste riscoprì, soprattutto attraverso i più giovani, il proprio attaccamento al folklore che, negli anni, si era un bel po' perduto.



Da allora, Lorenzo Pilat divenne il principale portabandiera della Trieste popolare da ballare e cantare in compagnia.




Da allora non ci fu estate a Trieste e dintorni senza la sua presenza carismatica e "pazzoide" (nel senso più positivo del termine). Un cantastorie scatenatissimo, capace di trascinare un foltissimo pubblico di tutte le età in canti popolari e folkloristici triestini, sempre abbinati ad alcuni rock 'n roll americani (altra passionaccia del Pilade).



Un appuntamento attesissimo era sempre la storica "Sagra dela Sardela" che si teneva puntualmente, ogni estate, dagli anni '70 sino al 1989, o nello spazio antistante il Magazzino Vini (di fronte all'ex Pescheria Centrale) o sulla punta del Molo Pescheria.
Solo negli anni '80, si potevano registrare punte di spettatori tra le 2000 e le 2500 unità.



Senza contare le varie partecipazioni televisive locali, con programmi sempre incentrati sul nostro bel folklore musicale. Interviste con esibizioni live radiofoniche (ne ricordo una ad "Alto livello", nel segmento "Trieste dal vivo", programma condotto una trentina d'anni fa dal comune amico e collezionista Bruno Pause) e persino spettacoli natalizi per bambini. 

 

E tutto il resto è ormai storia !... 
Lorenzo Pilat, ispirò un seguito di musicisti ed appassionati, a Trieste e non solo. Ancor oggi, a ben quarant'anni di distanza, non c'è gita, non c'è occasione conviviale dove non si cantino le sue canzoni più conosciute, come "Finanziere" o "La cavala zelante", ecc...

E lui, il buon Lorenzo, è sempre qui, oramai un vero e proprio mito!
Tuttora in forma vocale ed espressiva, nonostante pure per lui gli anni iniziano a fuggir sempre più lontano, assieme alla bora ed ai ricordi migliori di una città che, nonostante la propria devastazione attuale, estetica, sociale e morale, riesce ancora a ritrovare la sua grandissima anima interiore, anche grazie alla magica musicalità ed alla verve di Pilat.



Termino questo mio ricordo con un paio di videoslide di alcune delle canzoni di "Trieste matta", dandovi appuntamento al prossimo post.

Un caro saluto e buon ascolto !!!


Da Trieste fino a Zara (popolare):



Lassime star cussì (Pilat):



El Tran de Opcina (popolare):


Un bicer de dalmato (popolare):



Lassime star cussì (Pilat) LIVE 1989:

 

       René  
        

mercoledì 25 aprile 2012

CANTA SAN GIUSTO ("Canta San Giusto dal suo campanil, l'eterno canto che toca ogni cuor... ")

Bondì, mularia mata...

Oggi vi voglio proporre una storica canzone folkloristica triestina, ancor oggi abbastanza conosciuta e cantata.

Sto parlando della famosa "CANTA SAN GIUSTO".

Nella foto, lo spartito originale della canzone "Canta San Giusto". Spartito che veniva allegato all'allora popolarissimo giornale satirico-pupazzettato "Marameo", sponsor dei concorsi di canzonette popolari triestine.

Guido Nattek (talvolta italianizzato in Natti), nacque a Trieste nel 1896, e scomparve nel 1963.

Musicista, si diplomò al Conservatorio di Trieste e all'Accademia di Santa Cecilia.

Fu maestro di musica e canto nelle scuole e nei ricreatori.
Dirigeva cori, bande, orchestre, e, fra gli anni '20 e '60, partecipò molte volte ai vari concorsi di canzonette popolari, e in generale, a concorsi di musica leggera, riscuotendo successi e premi anche a livello nazionale.

Nattek, compose veramente di tutto, dalla musica corale alle operette, dai brani sinfonici alle fiabe per bambini. Ed infine, compose pure un'opera.

"Canta San Giusto" (con testo di Ernesto Zollia), dedicata al Santo Patrono della città di Trieste, vinse il primo premio al concorso di canzonette triestine indetto dal giornale satirico-pupazzettato "Marameo", nel 1928.




Qui di seguito pubblico il testo della canzone:


Canta San Giusto

Parole di Ernesto Zollia
Musica di Guido Nattek-Natti

I

I veci brontola
che i tempi xe cambiai.
No xe piu` maschere,
no xe piu` carnevai,
Che come in tempi andai
sta nostra gioventù
no se diverti e non la canta più.


 Ritornello
 

Canta San Giusto dal suo campanil
l'eterno canto che toca ogni cuor
Trieste tuta xe un canto gentil
che ghe somiglia al profumo de un fior!
Canta la Bora, le onde del mar 

e le sirene che ciama al lavor,
Una canzon che nissun sa cantar
Trieste tuta xe un canto de amor! 


II

Se desso i giovini
xe mati drio el balon.
Se fin le suocere
se ga tajà el cocon,
Se dura sta passion
pel jazz e pel simi,
el nostro canto dunque xe fini!

Ritornello

Canta San Giusto dal suo campanil
l'eterno canto che toca ogni cuor
Trieste tuta xe un canto gentil
che ghe somiglia al profumo de un fior!
Canta la Bora, le onde del mar 

e le sirene che ciama al lavor,
Una canzon che nissun sa cantar
Trieste tuta xe un canto de amor! 


Viene qui presentata nella versione del cantautore triestino Lorenzo Pilat, in un simpatico videoclip di cinquant'anni dopo (videoclip promozionale del terzo lp folkloristico di Pilat, "Io, Trieste" del 1978), con protagonista lo stesso Pilat, ed un'invadente signora:



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Ala prossima...


     René

sabato 21 gennaio 2012

VE PREGO... "ANCORA UN LITRO DE QUEL BON"!

Dicono che ci sia un Dio anche per i bevitori di vino... e quindi anche per loro, a volte, possono spuntare dall'anima e dal cuore delle malinconiche preghiere, sgraziate se si vuole, ma poetiche anch'esse nella loro semplicità. E soprattutto sincere.




Un'immortale ed ancor oggi cantatissima canzone triestina, risalente a quasi cent'anni fa.. Una canzone di stampo popolare che poi, pian pianino, ha iniziato a camminare da sola verso altre regioni (come molte canzoni popolari del triveneto in generale, tramandate oralmente in tutt'Italia), assumendo di volta in volta i cambi dei termini dialettali dei vari luoghi dove essa è passata. Un esempio? La quasi omonima canzone popolare milanese "E SI SUN CIUC PURTEME A CA' ", versione lombarda di "ANCORA UN LITRO DE QUEL BON"!


Qui sotto un mio pupolo, raffigurante l'angolo di mondo (nel pupolo è Piazza Barbacan a Trieste) descritto dalla canzone.




Un mio pupolo-disegno, raffigurante la trattoria "All'Antico Trionfo", che si trovava in Piazza Barbacan (sullo sfondo s'intravede l'Arco di Riccardo) nei primi anni del '900.

Qui di seguito, invece, un mio videoslide tratto da Youtube, contenente un'altra grande interpretazione del nostro Lorenzo Pilat, di questo splendido ed accorato brano popolare triestino. Brano troppo spesso etichettato frettolosamente ed ingiustamente come una cantata becera da osteria di ultimo grado. Ma anche in fondo ad una bettola dimenticata, come detto più sopra, si possono trovare un'anima ed un cuore pulsanti, vivi e veri!



Un saludo, mularia mata, ala prossima...

   René

domenica 11 dicembre 2011

LA MIA MAMA ME GA DITO... (COSSA GA DITO LA MAMA?) - BREVE ESEGESI DEL TERMINE "FOLKLORE"




Buondì Motta (battutona!) a tute e a tuti...

Un po' di folklore... o folclore (italianizzato), come che se vol. Anche se la versione più giusta sarebbe, in teoria, quella con la K, poiché folklore deriva da FOLK, a sua volta "storpiatura" fonetica della parola tedesca VOLK, cioè POPOLO, che, per l'appunto, si pronuncia proprio FOLK.
Il folklore, dunque, è quella branca di stampo popolare che tramanda le tradizioni di un popolo, di una comunità.
Sono tradizioni della propria terra, quindi fanno parte del proprio "IO" interiore.

Ma attenzione a non confondere le due denominazioni: canzone folkloristica e canzone popolare. Lo faccio spesso anch'io, ma è sbagliato. La canzone popolare può essere "Quel mazzolin di fiori", mentre il folklore, nello specifico, parla, come detto poc'anzi, delle proprie tradizioni.
Folklore è "L'Omo Vespa"! Folklore è la ballata di "Antonio Freno"! E così via... insomma, la canzone di folklore è quella canzone che nel testo contiene uno o più riferimenti a fatti accaduti al proprio popolo, alle tradizioni, usi e costumi della propria area geografica, meglio ancora, della propria città.

Detto ciò... o dita questa, passiamo alla "folklorata" del giorno:

La mia mama me ga ditoooooooooo... cossa ga dito la mia mama? Ehhh, va ti a saver...

Una canzone folkloristica, simpatica e divertente... un po' ingenua, ma per ingenua s'intende quella maniera bonaria, ed allo stesso tempo pungente e sibillina, "ala patoca", di interpretare ironicamente alcuni usi e costumi triestini.

Questa canzonetta, in un suo verso dice: "La mia mama me ga ditoooooo (il coro: "me ga dito la miaaaa mamaaaaaaa")... no sta 'ndar coi militari perché i fuma popolariiiii... noooo me sposerò mai più, mi resto celibeeee!"

I "Popolari", erano quei cicchini da due soldi... con tabacco grezzo, di pessima fattura, dal gusto pressoché schifosissimo. Appena con l'arrivo degli Alleati a Trieste, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, s'incominciarono ad intravedere le prime sigarette con filtro. Sigarette con filtro che esistevano anche prima, ma che iniziarono a diffondersi in Italia (come il chewin-gum, i dischi dei Platters e del Jazz, Boogie-Woogie, Blues, Rhythm 'n Blues, Gospel, Rock 'n Roll, ecc... e tante altre cose) solo poco dopo lo sbarco alleato.


Difatti, tale canzonetta è un riciclo di una canzonetta popolare degli anni '30-'40, dedicata, a mo' di sfottò, all'Imperatore d'Etiopia Hailé Selassié. 
A sua volta tale canzone dell'epoca fascista, ricalcava un antico stornello romano.


I triestini, così, da questa trassero spunto per ricamarci sopra parole proprie, trasformando così "Povero Selassié" in "La mia mama me ga dito"! 
Un brano, quest'ultimo, che ci narra delle tribolazioni di una "ragazza da maritar con un buon partito"... la mama del testo raccomanda alla propria figlioletta di non far l'amor con questo, non far l'amor con quello, ecc... perché, in pratica, non è un "buon partito", cioè non potrà essere in un ipotetico futuro un marito serio ed affidabile. Fino a non molti decenni fa (e perché no? Talvolta pure adesso) si usava chieder il consiglio finale delle proprie madri per scegliere un buon marito, con una buona posizione, sia economica che morale.


Qui di seguito, vi propongo questa canzonetta simpatica in una mia libera interpretazione solo vocale, registrata così, per divertimento (infatti, tale registrazione è puramente amatoriale, e lo si sente dall'audio un po' imperfetto), ma anche per contribuire, a modo mio, al tramandare queste belle cose. Perché cose come il folklore, il dialetto, ecc... , sono l'essenza stessa dell'identità, della cultura e della storia stessa di un popolo che ha vissuto un qualcosa, bello o brutto che sia. Il folklore, in questi casi, è un libro aperto per chiunque abbia voglia di "leggerlo", per conoscere.


Un saludo, ve lasso con la mia cantada e i mii pupoli:




    René

domenica 11 settembre 2011

LORENZO PILAT, L'ANIMA DI TRIESTE

Buondì a tutti

Ho deciso di dedicare uno spazio di questo mio modesto blog a colui che considero (e non credo di essere il solo) la vera, grande anima di Trieste. Forse l'ultima, ahimé, poiché i più grandi tra musicisti, ed in generale vari personaggi di questa nostra bellissima città, sono ormai scomparsi... Luciano Bronzi e Lelio Luttazzi, ad esempio (mi riprometto di riservare uno spazio pure a loro, in futuro), ma anche personaggi come Angelo Cecchelin, grandissimo comico ormai lontano nel tempo, ma tuttora presente nei cuori di tanti triestini, giovanissimi compresi!

Dicevo, l'anima di Trieste... lui, Lorenzo Pilat!
Chi non lo conosce, a Trieste? Da ormai quasi quarant'anni, Lorenzo ci delizia con la sua triestinità patoca DOC espressa attraverso la sua bellissima e potente voce e la sua gradevole musica.
L'unico, indiscusso Re della canzone dialettale triestina. E soprattutto un grandissimo compositore di livello nazionale ed internazionale. Difatti, sto parlando di colui che negli anni '60 e primi '70 era conosciutissimo sia col nome d'arte "Pilade", sia col suo cognome, Pilat, con il quale veniva associato assieme ad altri due ottimi autori di canzoni, Daniele Pace e Mario Panzeri.
Come Pilade, vinse il primissimo Festivalbar ad Asiago nel 1964 (fu lo stesso Patron della manifestazione, l'indimenticato Vittorio Salvetti, a dargli questo soprannome artistico), battendo cantanti già affermati come Bobby Solo. Successivamente entrò nel Clan di Adriano Celentano, divenendo uno dei cantanti di punta dello stesso. Nel 1968 incise anche un brano, "Un po' di vino", in duetto con il molleggiato. 
Sempre come cantante, partecipò a ben tre Festival di Sanremo, nel 1966, nel 1968 ed infine nel 1975.
Assieme a Pace e Panzeri, scrisse alcune memorabili pagine della canzone melodica italiana e non. Ricordo alcuni successi come "Nessuno mi può giudicare" ("Sanremo '66", nell'interpretazione di Caterina Caselli e Gene Pitney), "Quanto è bella lei" (vincitrice di "Un disco per l'estate '72", nell'interpretazione di Gianni Nazzaro), "Vino amaro" (sempre per Gianni Nazzaro), "La rosa nera" ("Canzonissima '68, nell'interpretazione di Gigliola Cinquetti), "Alle porte del sole" (vincitrice di "Canzonissima 1973", nell'interpretazione di Gigliola Cinquetti. Portata anche in giro per il mondo, in lingua inglese, nell'interpretazione di Al Martino)... ed all'estero "Stranger to step into my world" (cantata da Engelbert Humperdinck... è la versione inglese di "Romantico blues", dello stesso autore), "Love me tonight" (cavallo di battaglia del grande cantante gallese Tom Jones).

A Trieste, non vi è triestino che almeno una volta non abbia canticchiato, assieme alle canzoni popolari triestine, anche le composizioni dialettali di Pilat. Esse ci accompagnano da quattro decenni in ogni occasione conviviale, come feste, sagre, picnic, passeggiate, scampagnate, uscite in compagnia, ecc...

Canzoni folkloristiche entrate nell'immaginario nostrano, come "Finanziere", "La Cavala Zelante", "El pie taià", "Adriana", "Lassime star cussì", "Le rose de Trieste", "Giovedì", "Trieste piena de mar", "Torno a Trieste"...

Senza dimenticare classici motivi del nostro folklore, riarrangiati e reinterpretati da Pilat in chiave folk-rock (ma senza snaturarne le impostazioni stilistico-melodiche, e le atmosfere originali). Parlo di pezzi storici ed amatissimi da sempre come "L'Omo Vespa", "El Tran de Opcina", "Una fresca bavisela" (di questa ne parlai già qui: struché el boton per far saltar el macaco ), "De Trieste fin a Zara", "Bertolin", "Ancora un litro de quel bon", "Viva l'A e po' bon", "Vinassa Vinassa", ecc... 

Questo omone, alto quasi due metri, e 73 primavere sulle spalle, portate magnificamente, da anni ci regala tantissime belle serate, esibendosi perlopiù in sagre, ma anche in varie manifestazioni di vario tipo, prima fra tutte un annuale Recital Live che si tiene nella prestigiosa cornice del Teatro Politeama Rossetti di Trieste, di fronte ad una folta platea di ben tre generazioni.

Io stesso mi onoro di conoscerlo da quasi trent'anni esatti! Ero piccolissimo, allorquando nei primissimi anni '80 mio nonno (bona lama! :D ) invece di portarmi ai giardinetti, mi portava, spesso e volentieri, nelle osterie! E nelle osterie non era raro trovare il buon Lorenzo, mentre chitarra alla mano, arpeggiava tanti motivi dialettali e cover di successi americani ed inglesi, assieme ad amici. Mi prese in simpatia, e mi insegnò alcuni accordi, ricordandosi poi di me quando mi vedeva sempre presente (assieme ai miei) ai suoi numerosi concerti live in giro per Trieste e dintorni. 
Una volta, nel torrido agosto del 1988 durante una storica "Sagra dela Sardela" (quella vera, che si svolgeva sulle rive tra il vecchio Magazzino vini e la Pescheria Centrale, e che, purtroppo, dopo tanti anni, terminò nel 1989), mi alzò in piedi sul palco, di fronte ad almeno 2000 e passa persone, facendomi cantare una canzoncina (mentre lui, assieme alla sua orchestra, i mitici "Billows '85", mi accompagnava con la sua inseparabile Fender Telecaster bianca).
Lorenzo, mi conosce come "Renato, quello dei pupoli"... poiché sa benissimo della mia passione per il disegno. Passione praticata a livello puramente amatoriale. Anche lui, nel suo piccolo, ama disegnare. Insieme condividiamo questa passionaccia sfrenata per il disegno, in generale, e soprattutto per i fumetti.. in particolare quelli di Walt Disney, e Tex Willer (Sergio Bonelli Editore).
Ricordo una piacevolissima chiaccherata in un bel pomeriggio assolato d'inizio primavera del 2009, in Piazza Foraggi (tra l'altro, era presente anche il suo terzogenito, Riccardo). Tutti e due a parlare prevalentemente di fumetti... e di un'altra passionaccia nostra... quella per il grandissimo Elvis Presley.


La passione per "The King" Elvis Aron Presley, la condividiamo assieme ad un altro comune amico: Bruno Pause (che segue questo blog... colgo l'occasione per salutarlo caramente). Bruno, è senz'altro il più grande collezionista di dischi elvisiani in tutt'Europa. Solo di Elvis, tra vinili, cassette, cd, memorabilia, ecc. , possiede qualcosa come 9000 pezzi (così mi pare di ricordare, spero di non sbagliarmi). Alcuni rarissimi e di valore inestimabile, come il picture disc denominato "Laurel & Hardy" (perché l'immagine sul vinile è una simpatica istantanea dei due immortali geni della comicità). Dico "solo di Elvis", perché il numero sale di brutto se si contano anche la discografia completa, ufficiale e non, di Johnny Cash, Jerry Lee Lewis, e vinili e non di tantissimi altri cantanti famosi. Inoltre, Bruno colleziona anche mille altre cose... è un personaggio! Simpatico, gentile, alla mano... nei primi anni '80 conduceva ad una radio locale il programma musicale "Alto livello". Ogni fine mese una puntata speciale di questo programma era dedicata a Trieste, ed era intitolata "Trieste dal vivo". Come da titolo, in queste puntate "patoche" venivano invitati numerosi artisti triestini, come Uccio Augustini, Luciano Bronzi... ed in una di queste puntate (che spero un giorno riveda la luce) fu invitato anche Pilat, sempre con la sua chitarra appresso. Un'ospitata come sempre scoppiettante, ricca di aneddoti ma soprattutto di esibizioni live, compreso uno dei suoi cavalli di battaglia: "Mule Skinner Blues", ovvero "Il Blues del mandriano". Da sempre un ottimo esempio di virtuosismo vocale del nostro.

In codesto blog, cercherò di ripercorrere, un po' per volta, tutta la sua storia artistica tramite fotografie rare, documenti storici particolari, video, ma soprattutto tenterò, per quanto possibile, di catalogare per bene tutta la sua carriera, riportando aneddoti, curiosità, canzoni conosciute e sconosciute, ecc. ...

Il tutto suddividendolo cronologicamente per blocchi d'annate, senza una continuità precisa (nel senso che in un blocco potrei trattare degli anni '70, ad esempio, mentre in quello successivo potrei saltare o all'indietro, negli anni '60, o in avanti negli anni '80, '90 e 2000).

Insomma... una specie di mini biografia-guida virtuale (e possibilmente definitiva, il più completa possibile), per il fan sfegatato, ma pure indirizzata all'eventuale appassionato ricercatore storico-musicale, e/o al semplice curioso di passaggio. 
Tra le fonti che consulterò per fare ciò, sicuramente vi è il sito della Siae. Quest'ultimo, utilissimo soprattutto per recuperare titoli di canzoni composte da Lorenzo, ma mai eseguite e/o incise.

Per adesso mi fermo qui, lasciandovi con una dedica fotografica al sottoscritto, ed il videoslide di uno dei suoi pezzi dialettali più conosciuti, la classicissima e sempreverde "Finanziere" (pezzo del 1978, composto assieme al cantautore Toni Damiani. Narra di una famiglia che va nell'ex Jugoslavia a far la spesa spicciola, portando qualcosa di contrabbando oltre il confine italiano... ma viene beccata da un infallibile finanziere, il protagonista della canzone, per l'appunto)

A presto!

     René








lunedì 5 settembre 2011

RICORDANDO FREDDIE...

Permettetemi il primo "fuori tema" di codesto blog patoco, per ricordare un Artista con la A maiuscola... Freddie Mercury!

sabato 6 agosto 2011

UNA FRESCA BAVISELA (MARINARESCA) - Genesi di un capolavoro musicale triestino!




Trieste, 1944. La nostra bella città sul mare visse durante quell'anno un tragicissimo periodo. Numerosi aerei da bombardamento americani di vario tipo (come i Consolidated B-24 Liberator, o i North American Mustang P-51, ma in gran parte soprattutto B-17 Boeing Flying Fortress, meglio conosciuti come "fortezze volanti"), facenti parte del 449° Bombardment Group, 450° Bombardment Group, 15th Air Force, sganciavano ripetutamente il loro carico di morte sulla città inerme.
Gli obbiettivi da colpire erano dei punti cardine della città, come ad esempio la raffineria, ma spesso la mira veniva mancata. Il numero di civili morti e feriti, a causa di questi bombardamenti, fu veramente altissimo.
In questo terribile scenario, due noti autori di canzoni triestine, il musicista Publio Carniel ed il commerciante-poeta Raimondo Cornet, soprannominato "Corrai", crearono una poesia in musica che sembrava quasi provenire da un altro mondo, tale era il contrasto della sua magica essenza con la tremenda attualità circostante. Carniel e Cornet, furono già negli anni passati un apprezzatissimo duo di autori di canzoni dialettali, come ad esempio la popolarissima "Trieste mia (Co' son lontan de ti)", nel 1925. Ma con questa musica ed il testo ad esso correlato, superarono se stessi, senza sapere che questa loro felicissima creazione sarebbe divenuta un evergreen triestina, capace di sfidare l'inesorabile scorrere della clessidra del tempo con i suoi decenni e le sue mode, appassionando milioni di triestini, giovani e meno giovani, che ancor oggi si ritrovano a cantarla volentieri come un inno, col cuore in mano, dovunque ci sia una manifestazione allegra, una grigliata, una festa, un ritrovo in osmiza (tipico ritrovo all'aperto, sull'altipiano carsico), insomma un incontro conviviale e/o in qualunque momento in cui si sta bene assieme.
La dolcissima melodia, è un'aggraziata e cullante barcarola, ispirata alle barcarole veneziane più antiche, risalenti al '700. Trieste, in questo senso ha una ben nota tradizione di canzoni popolari in tema prettamente marinaro, essendo una città di mare (e che mare!... ).
Il testo, molto poetico e musicale, viaggia in perfetta sintonia con il motivo, e narra di un pescatore triestino in mezzo al golfo di Trieste, in piena notte, con la sua piccola barchetta a vela, uscito in mare per svolgere il suo mestiere. C'è una delicatissima, fantastica brezza che soffia dolcemente, e con questo delizioso venticello e con le stelle che brillano a più non posso, la luna piena che illumina tutta l'enorme distesa d'acqua da Punta Salvore fino al castello di Duino, il pescatore promette ai suoi "tre grandi afeti", (ovvero Trieste, la sua donna e la sua barchetta) di rientrare al più presto, ed inoltre promette alla sua donna che se per caso dovesse scorgere una sirena, sicuramente la prenderà per poi potergliela donare assieme a tutti i pesci del mare.
Una piccola, grande storia di mare e amore, resa eterna in questo vero e proprio inno assolutamente "patoco".
La canzone è adatta per canto singolo, ma anche per cori. E difatti numerosi cori, anche alpini, negli anni hanno intonato spesso e volentieri questa perla.

Qui di seguito vi voglio proporre il testo in dialetto triestino, con relativa traduzione in italiano. Subito dopo in aggiunta due immagini. Nella prima un frammento dello spartito originale, ritrovato in anni recenti dalla figlia del compositore. La seconda immagine invece è un mio disegno realizzato nell'anno 2000. Disegno che illustra la canzone stessa.
Infine, allego un videoslide audio, sempre realizzato dal sottoscritto, e postato tempo fa su Youtube. Si tratta della versione più nota e splendida, per l'arrangiamento e per l'interpretazione pressoché perfetta, ovvero la versione del nostro cantautore triestino più amato da sempre, Lorenzo Pilat (negli anni '60 noto con il nome d'arte di Pilade, membro del clan Celentano, ed autore di caratura nazionale ed internazionale), anima indiscussa di Trieste stessa e del suo folklore musicale e non solo. La voce femminile nel coro è quella della bravissima Lucia Marconi.
Buon ascolto e buone emozioni di vero cuore!!!!

  René


UNA FRESCA BAVISELA (MARINARESCA)

Musica: Publio Carniel - Parole: Raimondo Cornet ("Corrai")

Una fresca bavisela
incomincia za a sufiar;
xe ponente su la vela,
ghe xe un gusto a bordizar!
Te saludo, dona mia,
vado in barca a paiolar!
Se 'sta note stago via,
no te devi a disperar!
Trieste dormi
e 'l mar se movi apena,
le stele brila
e le me fa sognar…
E se 'sta note
ciapo na sirena,
mi te la vojo
domani a regalar.
Go con mi tre grandi afeti,
quando vado là sul mar:
go Trieste, i tui oceti
e la barca per pescar.
Ma domani, co' fa giorno,
te me sentirà cantar
mi te porterò, co' torno,
tuti i pessi che xe in mar.

*******
Traduzione:   

MARINARESCA

Una fresca brezza
inizia già a soffiare
c'è ponente sulla vela
ed è bello navigare!
Ti saluto, donna mia,
vado in barca a vogare!
Se stanotte starò via
non ti devi disperare!
Trieste dorme,
ed il mare si muove appena,
le stelle brillano
e mi fanno sognare …
E se questa notte
prendo una sirena,
io te la voglio
regalar domani.
Ho con me tre grandi affetti,
quando vado là sul mar:
ho Trieste, i tuoi occhietti
e la barca per pescar.
Ma domani, quando fa giorno,
tu mi sentirai cantare
io ti porterò, quando torno,
tutti i pesci che ci sono in mare.

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Il musicista Publio Carniel:





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Alcuni miei disegni raffiguranti vari passaggi di questo splendido brano:














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"Una fresca bavisela", nell'interpretazione di Lorenzo Pilat:


          René