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venerdì 1 maggio 2020

UNA SIRENA PER LA VITA A MIRAMAR







Buondi'.

Son giorni lunghi e duri. Possiamo solo tener duro tutti quanti, sperando che torni presto l'alba, in questa lunga notte buia ed apparentemente senza fine.

Voglio postare un mio nuovo pupolo, spero benaugurante, dedicato ad un'altra notte di tanti anni fa, molto piu' bella e ammantata di numerose, luminosissime stelle, illuminata da una Luna romanticissima, anche nella forma, ed accarezzata da una fresca bavisela.

In primo piano, si erge possente e maestoso il Castello di Miramar.

Subito sotto le sue bianche pietre d'Istria, ecco spuntare fuori dall'acqua la figura della sirena Nargissa, intenta a giocare con il mare stesso, godendosi un incantevole panorama notturno ed un dolcissimo silenzio rotto solamente dal canto dei grilli e dall'incresparsi delle bianche spume marine che s'infrangono contro gli scogli.

Di li' a poco, giungera' un pescatore che con la sua rete tentera' di acchiappare Nargissa: non per farle del male, ma solo per trasformarla in un incredibile dono d'amore per la propria amatissima fidanzata che lo sta aspettando a casa, sulle rive.

Forza Trieste !!! 💓

    René

venerdì 21 febbraio 2020

"TRIESTE XE BELA COL MAR" - ROBERTO URBANO, UN GRANDE INTERPRETE TRIESTINO !



Bondì, mularia mata...

Era da tempo che vi volevo parlare di "Trieste xe bela col mar" e di Roberto Urbano, il bravissimo interprete di tale triestin song.

Per far ciò, vi propongo innanzitutto il mio pupolo dedicato: "TRIESTE XE BELA COL MAR", un tributo a Trieste, autentica regina dei mari!




Nel pupolo vi sono raffigurati alcuni luoghi simbolo come il Faro, il Castello di Miramar, un tipico bragozzo con una rete da pesca e, soprattutto, una bella "mula" in primo piano; mula (ragazza, in dialetto triestino) che rappresenta la stessa Trieste, mentre corre libera e felice nel suo ambiente naturale, sopra le azzurre onde e le bianche spume dell'Adriatico in festa.

Pupolo ispirato ad una bella canzone dello scomparso Roberto Urbano, bravissimo cantante ed agente di polizia, che con tale canzone, composta da Claudio Gelussi, vinse il Festival della Canzone Triestina del 1987.




"Trieste xe bela col mar" è un brano che venne composto dall'autore Claudio Gelussi, preparato compositore giustamente considerato tra i principali artefici del Festival della Canzone Triestina. I suoi testi hanno sempre simpaticamente rispecchiato il contatto con la realtà e la vita di tutti i giorni oppure la nostalgia di un passato felice.

Nella foto, il compositore Claudio Gelussi:





Roberto Urbano, come detto, fu un agente di polizia divenuto poi Ispettore. Fece parte della Sezione criminalità organizzata ed in tale contesto fu anche agente sotto copertura, nelle indagini su traffici internazionali di droga, rischiando spesso la vita. Notevolmente bravo nel suo lavoro così come nella sua passione più schietta, la musica. La sua era una vocalità melodiosa, all'italiana, ma capace di spunti swing, pop e rock. Inoltre, Urbano fu sempre molto attaccato alla tradizione musicale triestina, e nelle sue esibizioni riusciva a trascinare il pubblico in maniera unica. Un simpaticissimo e bravo ragazzo, che io ho sempre personalmente considerato essere l'erede naturale di Lorenzo Pilat, per la bellezza vocale e potenza della stessa, per lo stile personalissimo ed armonioso, per la già citata simpatia e per l'estro particolare. Purtroppo Urbano scomparve nel 2005, a seguito di un incidente stradale.
Tra le tante cose da lui fatte come cantante, voglio ricordare il periodo con il suo gruppo, gli "Italian Style", la sua classificazione sul podio di "Sanremo Giovani" (primi anni '90) e la collaborazione con un altro grandissimo cantautore e musicista triestino DOC (un mio carissimo amico, molto presto dedicherò anche a lui un post), scomparso da poco: Giorgio Manzin.


Nella foto, Roby Urbano durante un momento di relax, prima di salire sul palco con gli "Italian Style", nel 1989:




Veniamo al brano: "Trieste xe bela col mar" venne presentata al Teatro Politeama Rossetti di Trieste, il 22 Dicembre 1987, nell'ambito del 9° Festival della Canzone Triestina -nella categoria Linea Tradizionale- presentato come sempre dall'immarcescibile Fulvio Marion, storico Patron di questa amatissima manifestazione canora di casa nostra. Sul palco, assieme ad Urbano, erano pure presenti le mitiche "Trieste Folk", un effervescente trio femminile composto da Adriana Millo, Claudia Furlani e Adriana Zarutti.

Nella foto, le simpaticissime Trieste Folk:





Nei versi di questo brillantissimo brano -che io ho voluto interpretare nel mio pupolo presentato poco più sopra- si parla per l'appunto della bellezza di Trieste, autentica ed unica regina dei mari. 




Il brano è molto folkloristico (nel senso più positivo del termine) poiché presenta molte tipicità di Trieste, come le bellissime mule barcolane o luoghi pittoreschi e legatissimi ai nostri cuori, come il Faro ed il colle di San Giusto.





Piccola chicca/aneddoto: l'esecuzione al Politeama venne abbastanza criticata, dal momento che le Trieste Folk si misero a ballare il can-can alzando le gonne (sotto indossavano comunque una calzamaglia, quindi niente di impudico). Molte di queste critiche in realtà provenivano da autori ed esecutori esclusi dalla vincita... un po' sullo stile delle baruffe tra aspiranti Miss Italia. 





Eccovi qui dunque il brano (contenuto in un videoslide realizzato dal sottoscritto) che quella sera del lontano 1987,  fu vincitore assoluto! 

Buon ascolto:




Successivamente, nei mesi di Dicembre 1987 e Gennaio 1988, il brano venne riproposto più volte attraverso le varie emittenti cittadine, tra le quali spiccava proprio "Radio Promotion Trieste" (radio creata e gestita dallo stesso promoter del festival Fulvio Marion), in modo da partecipare al consecutivo referendum radiofonico proposto in collaborazione con il quotidiano "Il Piccolo" di Trieste.




Jingle di "Radio Promotion Trieste":




Questo post vuol essere il mio sincero omaggio a questo grandioso interprete, Roberto "Roby" Urbano, che purtroppo non ho mai potuto conoscere di persona. 
Inoltre devo la mia passione per il Festival della Canzone Triestina proprio a questo brano, che mi fece conoscere ed apprezzare questa significativa manifestazione canora di casa nostra. 

     René

mercoledì 23 novembre 2016

LA LEGGENDA DELLA BORA, VENTO DI TRIESTE







Tratta da un testo dell’autrice Edda Vidiz.



C’era una volta Eolo, Signore incontrastato dei venti, che amava viaggiare per il mondo assieme ai suoi adorati figli:
tra questi, la sua preferita era la giovane e capricciosa principessa Bora.

Un bel giorno giunsero su un verdeggiante altopiano che scendeva ripido verso il mare, e Bora si allontanò per andare a giocare con le nuvole. Dopo un po’, incuriosita, entrò in una caverna dove avvenne l’incontro con l’umano eroe Tergesteo, un Argonauta che era appena tornato dall’impresa del Vello d’Oro: fu amore a prima vista, e i due giovani vissero in quella grotta sette giorni di travolgente e tempestosa passione.
Quando Eolo si accorse che la sua figlia prediletta era sparita, preoccupato decise di andare a cercarla.
Dopo giorni di disperate ricerche finalmente la trovò e, vedendola abbracciata a Tergesteo, si infuriò a tal punto che si avventò contro l’umano scagliandolo con violenza contro le pareti della grotta finché  l’eroe rimase a terra, privo di vita. Il padre ordinò quindi a Bora di ripartire ma lei, distrutta dal dolore, non ne volle sapere e scoppiò in un pianto così disperato che ogni lacrima che sgorgava dal suo viso si trasformava in pietra. Le lacrime furono talmente tante che il verdeggiante suolo dell’altopiano venne completamente ricoperto da un manto pietroso, mentre dal sangue di Tergesteo nacque il sommaco, che da allora inonda di rosso l’autunno carsico. Alla fine Eolo decise di ripartire e di lasciare Bora sul luogo che aveva visto nascere e morire il suo amore. Allora il mare, impietosito, ricoprì il corpo del povero innamorato di conchiglie, stelle marine e verdi alghe.   
Col tempo su di esso si formò una ridente collina sulla quale sarebbe poi stata fondata una città che, in onore di Tergesteo, sarebbe stata chiamata Tergeste, mutata poi in Trieste. Qui ancor oggi Bora regna sovrana poiché il cielo le ha concesso di rivivere ogni anno tre, cinque o sette giorni di splendido amore: sono i giorni in cui Bora soffia impetuosa, chiara
fra le braccia del suo amore o
scura nell’attesa di incontrarlo.

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Questo testo (già presente da anni in Internet ed in vari libri, con qualche piccola modifica) forse è un’ispirazione di altre leggende in tema antecedenti a questa (p.s.: è solo una mia supposizione, che non è verità). Due leggende, in particolare, risultano molto simili per certi versi; una ci descrive la Bora come una strega che soffia un vento “cattivo”, ed un'altra che parla proprio di una storia d'amore tra Borea e il re degli alberi Tanaris. Insomma, un po' come per la "Mula de Parenzo" (da me già in precedenza trattata su questo stesso blog), che nasce già nel lontanissimo '700, come canto-barcarola popolare dei pescatori di Chioggia, per poi diffondersi oralmente attraverso il popolo istriano che, nel corso dei decenni successivi, aggiunse una strofetta qua e un pezzettino di musica là (come, ad esempio, il Kärntner Liedermarsch). Alla fine, "La mula de Parenzo" è diventata una canzone a sé, ancor oggi molto popolare e cantata ma della quale si sono purtroppo perse le tracce originarie.
Un altro esempio simile lo troviamo pure nel "Capriccio italiano" di Cajkovskij, il quale dopo aver ascoltato (durante un suo soggiorno nel nostro Paese) diversi temi folkloristici italiani, decide di fare un "missiot" del tutto, creando così a sua volta una stupenda composizione musicale che omaggia l'Italia stessa e la sua tradizione melodica, ed è ancor oggi conosciuta e giustamente apprezzata in tutto il mondo.



Comunque, per quante leggende -popolari e d'autore- possano esistere sulla Bora (da me affettuosamente scritta con l’iniziale maiuscola), certo è che questo magico vento ci accompagna da sempre, e noi triestini non possiamo assolutamente farne a meno! Ed è per questo che io ho voluto dedicare un mio piccolo omaggio riportando questo testo (che mi pareva il più romantico), aggiungendovi poi un mio pupolo fumetto (questo sì originale mio), raffigurante la Bora come, per l’appunto, una splendida principessa dai lunghi e scuri capelli, che danza sui moli delle Rive di Trieste accompagnata dal suo stesso soffio che, per Lei, e per Noi Triestini, è autentica Musica!!!!


Alla prossima

    René

martedì 10 febbraio 2015

LA BORA DE TRIESTE



Bondì, mularia mata…

Un mio pupolo ispirato alle note cartoline triestine sulla “Bora”, questo nostro vento impetuoso di nord-est, che noi amiamo tanto…

… ecco, per l’appunto, il motivo per il quale ai triestini (soprattutto a noi maschietti) piace la bora… ehm…. Voio dir…



Alla prossima, e bona bora a tute e a tuti !!!! =)

    René