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venerdì 19 febbraio 2021

TRIESTE DORMI (UNA FRESCA BAVISELA) TRAILER 2021 by RENE'

 

Trieste, 27 Giugno 1944: il giovane pescatore Marino parte di notte dalla Sacchetta, per raggiungere con la sua barca il mare aperto e poter così svolgere il suo mestiere.

Sulla terraferma, la sua amatissima fidanzata Serena lo aspetta con trepidazione ed un filino d'inquietudine, poiché son giorni terribili per la città ormai sotto il controllo dei tedeschi e ripetutamente presa a bersaglio dai bombardieri angloamericani.


In questa notte di inizio estate, quando anche gli orrori della guerra sono per il momento silenti come il mare, Marino farà un incontro straordinario che cambierà per sempre la sua vita e quella di Serena.





   René

mercoledì 28 dicembre 2011

TRIESTE MIA (CO' SON LONTAN DE TI... ) - LA NASCITA DELL'INNO DI TRIESTE!

A Trieste, è conosciutissima da sempre un'autentica poesia in musica, risalente all'ormai lontanissimo 1925 ed intitolata TRIESTE MIA! Meglio conosciuta con il sottotitolo (ricavato dal primo verso della stessa canzone): "Co' son lontan de ti... "

 Gli autori sono sempre loro, i leggendari Publio Carniel e Raimondo Cornet (conosciuto anche con lo pseudonimo "Corrai")!!
Di questi incredibili personaggi della storia musicale (e non solo) triestina, ne parlai già in questo post dedicato ad un'altra loro favolosa e famosissima canzone: cliccate qui, se volete scoprire qualcosa di molto bello a livello musical-patoco

Raimondo Cornet, contabile, già apprezzato autore e poliedrico artista, scrisse una lirica nostalgica dedicata alla città. Un'appassionata dedica di un triestino, lontano dalla sua amata città, alla quale pensa sempre e costantemente, senza sosta. 
Una struggente poesia, tipica del triestino DOC, per propria natura nostalgico di carattere... quando anca la cità de Monfalcon la par na Neviork, per el mulo triestin che sogna de ritornar subito, pena possibile, ala sua casa, cussì come la galina la rimani tacada de cor ala sua caponera... !!





Per metterla in musica, chiamò il suo carissimo amico di sempre, Publio Carniel.
Carniel, musicista innato, seppe amalgamare quel testo, unico nel suo splendore, in un'azzeccatissima musica.

Veduta di Trieste, dalla cella campanaria del "Campanon" di San Giusto - anni '40 circa.


Il risultato fu, per l'appunto, la nascita di "Co' son lontan de ti, Trieste mia"! Quasi un quadro sonoro, incorniciato da tanta autentica, "patoca" passione!!!




Uno scorcio di tutte le peculiarità più vere di questa nostra amatissima città.



Un'eccezionale veduta su quello che è stata Trieste, su quello che è e che forse un giorno potrà ancora essere...









La canzone fu presentata al pubblico per la prima volta proprio in quello stesso anno (1925), al 5° Concorso di canzonette popolari triestine, organizzato dal giornale satirico-pupazzettato "Marameo!"




A questo concorso, parteciparono tanti motivi, tutti molto piacevoli ed orecchiabili.
Inoltre, l'ilarità dei presenti veniva scatenata all'istante, durante gli intervalli comici proposti dal simpaticissimo tenore-macchiettista-fantasista Alberto Catalan, nei panni di "Gigi Lipizzer", bonario triestino domacio, dall'anda de "scavezado".








La serata passò relativamente molto bene... fino a quando, ad un certo punto, fu la volta di "Trieste mia".


Inutile dire che la canzone suscitò istantaneamente nel pubblico presente un'ondata di sentimento incredibilmente grandioso, che ne decretò un successo senza precedenti. 
Questa splendida poesia musicale non si fermò solo ad un primo premio, ma iniziò a girare e girare, attraverso i canti collettivi dei triestini, arrivando a raggiungere la gran fama da vero e proprio inno di Trieste.
La popolarità della canzone fu veramente enorme, se si considera che girò in lungo e in largo anche in tutta l'Italia intera, grazie alle apprezzatissime versioni di cantanti e musicman, come, ad esempio, il mitico Lelio Luttazzi, che di questo pezzo ne diede una versione molto calorosa e swingante. 

Qui di seguito, la descrizione di quella serata del 1925, scritta da un testimone, Carlo De Dolcetti, e inserita da lui stesso nel suo libro intitolato "Trieste nelle sue canzoni", Edizioni Svevo (Cap. XXXII - pagg. 226-228) : 






Qui sotto, invece, vi è il testo tratto dallo spartito dell'epoca:







Fu superata in fama ed apprezzamento (ma veramente di poco) solo da "Una fresca bavisela" (Marinaresca), scritta dagli stessi autori e citata in questo stesso post, poco più sopra (vedere/cliccare sul primo link).



Spartito di "Co' son lontan de ti (Trieste mia)", in un'edizione dei primi anni '50




La versione che vi propongo è quella sensibilissima e delicata del cantautore Lorenzo Pilat. 
Pilat, eroe della musica nostrana, è sicuramente il più indicato nell'interpretazione di codesto diamante (non esagero a definire così "Trieste mia"), poiché lui stesso ha provato in prima persona quell'autentica, intensa ed assolutamente pura nostalgia di casa, avendo compiuto per anni viaggi su viaggi, sia come cantante, sia come autore di livello nazionale ed internazionale.

P.s.: Nella dicitura iniziale del video, all'interno dello stesso, l'anno viene erroneamente indicato come 1924... come detto, invece, la canzone è del 1925.


Buon ascolto, alla prossima... steme ben!






   René

sabato 6 agosto 2011

UNA FRESCA BAVISELA (MARINARESCA) - Genesi di un capolavoro musicale triestino!




Trieste, 1944. La nostra bella città sul mare visse durante quell'anno un tragicissimo periodo. Numerosi aerei da bombardamento americani di vario tipo (come i Consolidated B-24 Liberator, o i North American Mustang P-51, ma in gran parte soprattutto B-17 Boeing Flying Fortress, meglio conosciuti come "fortezze volanti"), facenti parte del 449° Bombardment Group, 450° Bombardment Group, 15th Air Force, sganciavano ripetutamente il loro carico di morte sulla città inerme.
Gli obbiettivi da colpire erano dei punti cardine della città, come ad esempio la raffineria, ma spesso la mira veniva mancata. Il numero di civili morti e feriti, a causa di questi bombardamenti, fu veramente altissimo.
In questo terribile scenario, due noti autori di canzoni triestine, il musicista Publio Carniel ed il commerciante-poeta Raimondo Cornet, soprannominato "Corrai", crearono una poesia in musica che sembrava quasi provenire da un altro mondo, tale era il contrasto della sua magica essenza con la tremenda attualità circostante. Carniel e Cornet, furono già negli anni passati un apprezzatissimo duo di autori di canzoni dialettali, come ad esempio la popolarissima "Trieste mia (Co' son lontan de ti)", nel 1925. Ma con questa musica ed il testo ad esso correlato, superarono se stessi, senza sapere che questa loro felicissima creazione sarebbe divenuta un evergreen triestina, capace di sfidare l'inesorabile scorrere della clessidra del tempo con i suoi decenni e le sue mode, appassionando milioni di triestini, giovani e meno giovani, che ancor oggi si ritrovano a cantarla volentieri come un inno, col cuore in mano, dovunque ci sia una manifestazione allegra, una grigliata, una festa, un ritrovo in osmiza (tipico ritrovo all'aperto, sull'altipiano carsico), insomma un incontro conviviale e/o in qualunque momento in cui si sta bene assieme.
La dolcissima melodia, è un'aggraziata e cullante barcarola, ispirata alle barcarole veneziane più antiche, risalenti al '700. Trieste, in questo senso ha una ben nota tradizione di canzoni popolari in tema prettamente marinaro, essendo una città di mare (e che mare!... ).
Il testo, molto poetico e musicale, viaggia in perfetta sintonia con il motivo, e narra di un pescatore triestino in mezzo al golfo di Trieste, in piena notte, con la sua piccola barchetta a vela, uscito in mare per svolgere il suo mestiere. C'è una delicatissima, fantastica brezza che soffia dolcemente, e con questo delizioso venticello e con le stelle che brillano a più non posso, la luna piena che illumina tutta l'enorme distesa d'acqua da Punta Salvore fino al castello di Duino, il pescatore promette ai suoi "tre grandi afeti", (ovvero Trieste, la sua donna e la sua barchetta) di rientrare al più presto, ed inoltre promette alla sua donna che se per caso dovesse scorgere una sirena, sicuramente la prenderà per poi potergliela donare assieme a tutti i pesci del mare.
Una piccola, grande storia di mare e amore, resa eterna in questo vero e proprio inno assolutamente "patoco".
La canzone è adatta per canto singolo, ma anche per cori. E difatti numerosi cori, anche alpini, negli anni hanno intonato spesso e volentieri questa perla.

Qui di seguito vi voglio proporre il testo in dialetto triestino, con relativa traduzione in italiano. Subito dopo in aggiunta due immagini. Nella prima un frammento dello spartito originale, ritrovato in anni recenti dalla figlia del compositore. La seconda immagine invece è un mio disegno realizzato nell'anno 2000. Disegno che illustra la canzone stessa.
Infine, allego un videoslide audio, sempre realizzato dal sottoscritto, e postato tempo fa su Youtube. Si tratta della versione più nota e splendida, per l'arrangiamento e per l'interpretazione pressoché perfetta, ovvero la versione del nostro cantautore triestino più amato da sempre, Lorenzo Pilat (negli anni '60 noto con il nome d'arte di Pilade, membro del clan Celentano, ed autore di caratura nazionale ed internazionale), anima indiscussa di Trieste stessa e del suo folklore musicale e non solo. La voce femminile nel coro è quella della bravissima Lucia Marconi.
Buon ascolto e buone emozioni di vero cuore!!!!

  René


UNA FRESCA BAVISELA (MARINARESCA)

Musica: Publio Carniel - Parole: Raimondo Cornet ("Corrai")

Una fresca bavisela
incomincia za a sufiar;
xe ponente su la vela,
ghe xe un gusto a bordizar!
Te saludo, dona mia,
vado in barca a paiolar!
Se 'sta note stago via,
no te devi a disperar!
Trieste dormi
e 'l mar se movi apena,
le stele brila
e le me fa sognar…
E se 'sta note
ciapo na sirena,
mi te la vojo
domani a regalar.
Go con mi tre grandi afeti,
quando vado là sul mar:
go Trieste, i tui oceti
e la barca per pescar.
Ma domani, co' fa giorno,
te me sentirà cantar
mi te porterò, co' torno,
tuti i pessi che xe in mar.

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Traduzione:   

MARINARESCA

Una fresca brezza
inizia già a soffiare
c'è ponente sulla vela
ed è bello navigare!
Ti saluto, donna mia,
vado in barca a vogare!
Se stanotte starò via
non ti devi disperare!
Trieste dorme,
ed il mare si muove appena,
le stelle brillano
e mi fanno sognare …
E se questa notte
prendo una sirena,
io te la voglio
regalar domani.
Ho con me tre grandi affetti,
quando vado là sul mar:
ho Trieste, i tuoi occhietti
e la barca per pescar.
Ma domani, quando fa giorno,
tu mi sentirai cantare
io ti porterò, quando torno,
tutti i pesci che ci sono in mare.

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Il musicista Publio Carniel:





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Alcuni miei disegni raffiguranti vari passaggi di questo splendido brano:














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"Una fresca bavisela", nell'interpretazione di Lorenzo Pilat:


          René