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venerdì 19 febbraio 2021

TRIESTE DORMI (UNA FRESCA BAVISELA) TRAILER 2021 by RENE'

 

Trieste, 27 Giugno 1944: il giovane pescatore Marino parte di notte dalla Sacchetta, per raggiungere con la sua barca il mare aperto e poter così svolgere il suo mestiere.

Sulla terraferma, la sua amatissima fidanzata Serena lo aspetta con trepidazione ed un filino d'inquietudine, poiché son giorni terribili per la città ormai sotto il controllo dei tedeschi e ripetutamente presa a bersaglio dai bombardieri angloamericani.


In questa notte di inizio estate, quando anche gli orrori della guerra sono per il momento silenti come il mare, Marino farà un incontro straordinario che cambierà per sempre la sua vita e quella di Serena.





   René

venerdì 18 dicembre 2020

TRIESTE 1944 - UN GIORNO DI PIOGGIA


 Buondì, mularia mata...


Un mio nuovo pupolo fumetto. 


Siamo a Trieste, nella seconda metà del Giugno 1944. Una brutta estate, segnata dall'occupazione nazista e dai bombardamenti angloamericani (notare sullo sfondo il piccolo rifugio antiaereo).

In primo piano, troviamo la dolce ma triste Serena, mentre torna a casa dalla madre, con in borsa qualcosina da mangiare. 

La vita è difficile, con Serena che ha perso il lavoro dopo l'incursione aerea del 10 Giugno scorso: bombardamento tragico, che ha in gran parte distrutto lo jutificio dove lei prestava servizio come segretaria.

Persino l'ufficiale tedesco poco distante sembra essere stanco di questa #guerra, ormai sempre più disastrosa per tutti.


Intanto le giornate scorrono, come la pioggia, lenta ed incessante, sperando che i raggi di sole futuri possano illuminare una Trieste migliore.


      René

lunedì 26 giugno 2017

TRIESTE PERDUTA ILLUSTRATA A FUMETTI (parte prima)




Buondì, mularia mata...

Oggi inizio una nuova serie di post che spero potranno interessarvi. Tali post sono dedicati a tutte quelle particolarità paesaggistiche di Trieste, ma viste quand'esse erano diverse o comunque esistenti un tempo (per poi venir successivamente demolite, tipo il forte Sanza posto sul colle di S.Vito, demolito agli inizi del '900), quindi si parla di una “Trieste perduta”.

Per i pupoli presentati in questo post avevo consultato a lungo -nell'estate del 2015- una nutrita consultazione di mappe, stampe e archivi vari dell'epoca, siccome Trieste, negli anni ha subito numerose trasformazioni; da cittadella romana a medievale, per poi passare all'abbattimento delle sue mura medievali nel '700, creando così la città nuova, ecc...
Ad esempio, a inizio '800 il Castello di S.Giusto era molto diverso rispetto ad oggi, così come pure la Kleine Berlin presentata più sotto.

Ma andiamo a incominciare...




TRIESTE, 1812: un soldato saluta la sua bella, prima di partire per la Campagna di Russia.
Sullo sfondo si può notare il Castello di San Giusto, allora molto diverso da oggi e dotato di una torretta corazzata sopra l'ingresso, con orologio meridiana e campaniletto a vela. Torretta abbattuta nel 1820.
Sotto il castello, i numerosi orti che allora coprivano l'attuale area con i resti della basilica romana.
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Qui, invece, l'ingresso del Castello di San Giusto, così com'esso si presentava realmente durante l'ultima delle tre occupazioni francesi, anno 1813.

Subito sopra l'ingresso allo stesso, ad esempio, si può notare un prolungamento... tale prolungamento non era altro che la torre corazzata (citata e mostrata anche nel pupolo precedente) con campaniletto a vela ed orologio meridiana.
Torre risalente al '500, che venne abbattuta intorno al 1820 poiché oramai ridotta in pessime condizioni a causa dei danneggiamenti provocati dalle palle di cannoni inglesi lanciate dalla fregata Mildford (nell'autunno del 1813, durante l'assedio angloaustriaco al castello stesso).
A fianco dell'entrata possiamo notare pure il possente muro di difesa, successivamente demolito verso la fine degli anni trenta del '900, nell'ambito dei lavori di risanamento e rifacimento del colle e della cittavecchia (il famoso "piccone risanatore", come lo definirono all'epoca).

Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo di Trieste Francese: l'alabarda e l'aquila napoleonica!
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Il castello nel 1813, visto dalla parte della Cattedrale di S.Giusto.
Subito di fronte al castello, si possono notare gli allora numerosi orticelli e campagnette che sovrastavano l'attuale area del Foro Romano con annesso Monumento ai Caduti.
Al centro di questi orti vi era anche un grande pozzo cisterna collegato con la stessa vera d'acqua che ancor oggi giunge fino al vicino pozzo romano sito sulla rampa d'accesso al castello.
Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo delle Province Illiriche di Trieste e dell'Istria.
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Interno della Casa del Capitano (Castello di San Giusto - Trieste), autunno 1813: Charlotte Noëlle Rabié domanda al padre, Comandante della Grande Armée locale, il motivo del trambusto che si sente fuori dalle mura del castello ormai da giorni assediato dalle truppe angloaustriache. Il colonnello Rabié è allarmato, perché la resa francese sta per essere firmata e le truppe austriache ed inglesi sono oramai alle porte del castello assediato.
In particolare, il colonnello è preoccupato proprio per la giovanissima figlia, quest'ultima da tempo concupita dal tenente austriaco Samuel Chiolich von Loewensberg.

Secondo un'antica leggenda triestina, la figlia del Col. Rabié venne successivamente aiutata a fuggire dal castello assediato, passando lungo alcuni antichi passaggi sotterranei cinquecenteschi che, dai sotterranei dello stesso castello, si dipartono a raggiera in direzione della cittavecchia.
Siamo alla fine della terza ed ultima occupazione napoleonica di Trieste.
Sullo sfondo si può notare un elmetto morione con alabarda (risalente al '600) ancor oggi conservato nei magazzini del castello.
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Piazza Cavana (all'incrocio con via dei Capitelli), anno 1932.

Poco prima dell'inizio dello sventramento di cittavecchia (il "piccone risanatore" citato più sopra), quest'angolo si presentava così. A dir la verità, non è che da allora abbia subito delle particolari modifiche... a parte i masegni che non ci sono più, il carretto dei mussoli che non c'è più, la bottiglieria (successivamente bar De Lucia) che non c'è più, l'Arrigoni che non c'è più, ecc........
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Un altro pupolo fumetto di una Trieste (per fortuna) perduta; difatti si parla di un oscuro periodo, quello dell'occupazione nazista della città (dall'8 settembre 1943 al 1 maggio del 1945).
L'ingresso della Kleine Berlin (Piccola Berlino), bunker nazista di via Fabio Severo (Trieste), come si presentava nel 1944: l'ingresso era corazzato e costantemente sorvegliato notte e giorno, poiché il bunker -collegato alla soprastante Villa Ara di via Romagna, al Tribunale e a Palazzo Ralli in Piazza Scorcola- era di uso esclusivo dei reparti delle SS e, in particolare, del famigerato capo della polizia tedesca di Trieste, Odilo Globocnik (uno dei più grandi criminali nazisti della storia, vice ed amico intimo di Himmler).
Il bunker venne realizzato in tempi brevi e in super segretezza, tanto è vero che non esiste a tutt'oggi traccia di documentazione a riguardo. Alla progettazione del bunker lavorarono due ingegneri, un ufficiale della Wehrmacht ed un civile boemo, di nome Salechar, ed un italiano, Donato Di Stasio. I lavori di progettazione e realizzazione del bunker vennero loro commissionati giorno per giorno, senza mai mostrare un disegno costruttivo completo del bunker. Purtroppo al civile boemo furono commissionati i lavori del passaggio tra il bunker e Villa Ara, quest'ultima sede-covo di Globocnik. Così, non appena completato il lavoro, il boemo venne prelevato da una squadra della morte su ordine dello stesso Globocnik, per poi venire immediatamente eliminato siccome "sapeva troppo".
Nella stessa via, poco più a nord, si trovano i tre ingressi delle gallerie antiaeree italiane (comunque collegate al bunker tedesco) realizzate dalla ditta Colombo e riservate prevalentemente al personale delle poste e delle ferrovie.
Subito dopo la fine della 2° guerra mondiale, la copertura corazzata del bunker tedesco (quella che si vede nel mio pupolo) venne definitivamente smantellata, ed il bunker chiuso da una porticina di ferro fatta costruire dal settore lavori pubblici del Betfor (British Element Trieste Force). Dopo decenni di abbandono, il bunker ed i vicini rifugi italiani vennero esplorati per la prima volta (nel 1983) dagli speleologi urbani della Società Adriatica di Speleologia. Successivamente, verso la fine degli anni '90, il CAT (Club Alpinistico Triestino) prese in consegna il bunker ed i rifugi, per poi restaurarli e renderli agibili al pubblico.
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Un malinconico e poetico Topolin Morbin (!) passa sotto l'Arco di Riccardo, in una serena notte di primavera del 1932, sulle dolcissime e amorevoli note di "Co' son lontan de ti (Trieste mia)", celeberrimo pezzo nostalgico del 1925 scritto da Publio Carniel e Raimondo Cornet (autori anche di "Una fresca bavisela (Marinaresca)", 1944).

L'Arco di Riccardo ha pure incontrato vari stravolgimenti del paesaggio attorno a sé, nel corso dei secoli. La modifica raffigurata nel pupolo giunse negli anni '20, allorquando si demolì il muretto seicentesco che cingeva l'arco stesso e riportando così alla luce i resti romani presenti sotto la piazzetta Barbacan; dopo essere stati catalogati, i resti vennero ricoperti dai masegni. Si lasciò solo uno spazio attorno alla base esterna dell'arco proteggendola con un passamano. Negli anni successivi, la base dell'arco venne aperta tutta fino al lastricato di origine romana, quest'ultimo tuttora visibile.
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Alla prossima

       René

mercoledì 5 agosto 2015

3° E ULTIMA ANTEPRIMA: IL TESORO SOTTERRANEO DI TRIESTE...




TRIESTE, SOTTERRANEI DI SANTA MARIA MAGGIORE. TANTI, TANTI ANNI FA...

UN SINISTRO VANO SOTTERRANEO POSTO SOTTO LA CHIESA DEI GESUITI, CELA UN TERRIBILE SEGRETO; UN TRIBUNALE SEGRETO DELLA SANTA INQUISIZIONE, CONOSCIUTO COME “CAMERA ROSSA”, DAL COLORE SCARLATTO DEL MANTO DELL’INQUISITORE.
STRUMENTI DI TORTURA, OSSA UMANE, SCHELETRI DI DONNE, UOMINI E BIMBI INCATENATI AL MURO. TERRIBILI TESTIMONIANZE DI ANTICHE BARBARIE CHE, SECONDO LE LEGGENDE LOCALI, SI SAREBBERO CONSUMATE IN EPOCHE BUIE, SOTTO IL PAVIMENTO DELLA CHIESA.



TRIESTE, 1932
IL MANIACO NOTO COME “OMO VESPA”, ASSIEME A UN COMPLICE CONTRABBANDIERE, TENTA DI NASCONDERSI NEGLI ANTICHI SOTTERRANEI DELLA CITTAVECCHIA...



TRIESTE, 1944
UNO DEI PERIODI PIU’ DRAMMATICI NELLA STORIA DI TRIESTE. LA CITTA’ E’ STATA, DI FATTO, ANNESSA AL TERZO REICH TEDESCO.
IL GAULETIER RAINER CONTROLLA TUTTO IL TERRITORIO, DENOMINATO “ADRIATISCHE KUSTENLAND”, MENTRE A CAPO DELLA CITTA’ E’ STATO POSTO L’UFFICIALE ODILO GLOBOCNIK.
NEMMENO LE FASI PIU’ DURE DELLA GUERRA ATTENUANO IL SENSO DI SUPERIORITA’ DEI TEDESCHI, CONVINTI DI AVERE ANCORA LA SITUAZIONE IN PUGNO. A TRIESTE, NELLO STESSO ANNO, SI FESTEGGIA, IN POMPA MAGNA, IL COMPLEANNO DEL FUHRER ADOLF HITLER, CON UNA GRANDE PARATA DEI SOLDATI, LUNGO LE RIVE.



EPPURE, COME DETTO, LA GUERRA STA SUBENDO UNA DURA SVOLTA. COSI’, GLOBOCNIK FA COSTRUIRE UN PASSAGGIO SEGRETO SOTTO IL SUO COMANDO POSTO ALL'INTERNO DELLA VILLA ARA, IN VIA ROMAGNA. PASSAGGIO SEGRETO CHE, TRAMITE UNA SCALA A CHIOCCIOLA, RAGGIUNGE LA SOTTOSTANTE RETE DI CUNICOLI E BUNKER DENOMINATA “KLEINE BERLIN”.



TRIESTE, 1945 LE ULTIME GUARNIGIONI DI SOLDATI DELLE SS NAZISTE, RESISTONO ASSERRAGLIATE ALL’INTERNO DEL CASTELLO DI SAN GIUSTO, IN ATTESA DELL’ARRIVO DI TRUPPE REGOLARI ALLE QUALI CONSEGNARSI PER UNA RESA DEFINITIVA.




MA PER ALCUNI DI LORO C’E’ ANCORA UNA SPERANZA DI SALVEZZA; UN ANTICO CUNICOLO QUATTROCENTESCO CHE, DAL SOTTERRANEO VENETO DEL CASTELLO, RAGGIUNGE VARI PUNTI DELLA CITTAVECCHIA, COME LE CANTINE DELL’OSTERIA “Alla Marinella”, I SOTTERRANEI DELLA CHIESA DI SANTA MARIA MAGGIORE, E I SOTTERRANEI DEL PALAZZO “ROTONDA PANCERA”.
CUNICOLO CHE ERA STATO GIA’ PERCORSO, IN UN’ANALOGA SITUAZIONE, 131 ANNI PRIMA; DURANTE L’ASSEDIO AL CASTELLO, DA PARTE DELLE TRUPPE ANGLOAUSTRIACHE IN PROCINTO DI RICONQUISTARE LA CITTA’, UNA GUARNIGIONE DI SOLDATI NAPOLEONICI TROVO’ IN TALE CUNICOLO UN’OTTIMA VIA DI FUGA. LO STESSO FECERO, POCO DOPO, IL SAGRESTANO DI SAN GIUSTO, Don GIUSEPPE MAINATI, E LA FIGLIA DEL COMMANDANT D’ARMEE RABIE’, CHARLOTTE.

PER IL RESTO DEI MISTERI E DEI SEGRETI SUI SOTTERRANEI DI TRIESTE ... STAY TUNED

           RENE’

giovedì 5 luglio 2012

IL SEGRETO DELLE TRE MUMMIE DI VIA CROSADA






Bondì, mularia mata

Oggi, finalmente, affrontiamo l'argomento proposto, qualche tempo fa, in una misteriosa anteprima: CLICCARE QUI PER L'ANTEPRIMA



In pochi lo sanno, ma a Trieste, nel suo sottosuolo, si cela un tesoro preziosissimo a livello culturale e storico. Ben tre sarcofaghi egizi contenenti altrettante mummie riposano da ormai più di cent'anni in un dimenticato magazzino comunale sepolto sotto alcuni metri di terra, nella zona di via Crosada, in Cittavecchia.
Una storia a metà tra leggenda e verità. Una storia che, spero, potrà magari riaccendere un po' di curiosità e, perché no (sarebbe doveroso), una futura ricerca.

Ma andiamo con ordine...

1908 - Dal Cairo giunge a Trieste la nave "Cleopatra". 

Disegno tecnico del 1865 (grazie a Ladi Minin), raffigurante la nave "Cleopatra" (click sull'immagine per ingrandire)


La nave, un bellissimo veliero costruito nel 1865 nel cantiere Stabilimento Tecnico Triestino di Trieste, trasporta varie casse di materiale archelogico di provenienza egizia, tra cui ben tre sarcofaghi con al loro interno delle mummie ben conservate, risalenti all'epoca di Ramsete II.




Tale materiale è destinato al Museo di Storia Naturale di Trieste.
La nave "Cleopatra" viene fatta ancorare nel Canal Grande di Ponterosso. Da qui viene fatto sbarcare tutto il materiale, con le mummie.


Il Canal Ponterosso, agli inizi del '900 (click sulla foto per ingrandire)


 In attesa di redigere un inventario preciso di tutto il materiale, le tre mummie, assieme ad alcune casse contenenti piccoli oggetti vengono depositate in un magazzino sotterraneo che funge da deposito comunale.
Tale magazzino è situato in una casa presente all'inizio di via Crosada, all'angolo con l'Androna della Marinella. Entrati nella casa, si scende per una breve scalinata lunga 3 metri circa, entrando così nel piccolo magazzino sotterraneo.


ANDRONA DELLA MARINELLA ieri e oggi (click sull'immagine per ingrandire)... dalla porta in primo piano nella foto antica in bianco e nero, si poteva accedere al magazzino sotterraneo dove vennero poste le tre mummie. Foto coll. Pierpaolo Saccari.


Passa il tempo, passa il tempo... ed arriva, improvvisa, la Grande Guerra.
E le tre mummie vengono letteralmente dimenticate lì sotto, senza che nessuno si curi di portarle via.

Finita la guerra, inizia il mistero delle tre mummie...

A quell'epoca, primi anni '20, nelle conversazioni degli abitanti di Cittavecchia si sente spesso e volentieri parlare di sotterranei della città, ed anche delle mummie.

Rena Vecia negli anni '20 (click sull'immagine per ingrandire)

I ragazzini di Rena Vecia scendono spesso dalla strada che da casa Kupferschein raggiunge dritta dritta via Crosada e Androna della Marinella.
Il più delle volte, i ragazzini incuriositi dai vari racconti sulle tre mummie provano ad entrare nel magazzino, trovando però, all'inizio della breve scalinata, due pesanti ante di legno chiuse da un grosso catenaccio. Quasi sempre, subito dopo, viene detto loro di allontanarsi immediatamente da lì, che non è un posto per giocare, e che non si deve toccar nulla!
Negli anni seguenti il mistero s'infittisce sempre di più, ed alla fine degli anni '20 si crede ormai che quella delle tre mummie sia solo una leggenda del sottosuolo triestino, come la famigerata "Camera Rossa", un segreto tribunale dell'inquisizione che dovrebbe essere nascosto sotto la vicina chiesa di Santa Maria Maggiore.


Un mio pupolo, raffigurante Santa Maria Maggiore, di notte, agli inizi degli anni '30 (click sul disegno per ingrandire)
Già nel 1927, il famoso collezionista (allora giovanissimo) Diego de Henriquez, assieme al fraterno amico Herbert Greenham, decide di calarsi in quegli ambienti, riuscendo peraltro a recuperare alcuni importanti reperti di epoca romana (frammenti di piccoli cocci d'anfora).


Durante gli anni '30, alcuni avventurieri riescono a raggiungere il magazzino sotterraneo, riuscendo a vedere di persona le tre mummie, ferme immobili ancora lì.






Passa altro tempo, ed ecco giungere una nuova, tremenda guerra... la seconda Guerra Mondiale!


Anche Trieste, nel 1944, viene colpita duramente dai bombardamenti. Numerosi aerei da bombardamento americani di vario tipo (Consolidated B-24 Liberator, North American Mustang P-51 e Boeing Flying Fortress B-17, questi ultimi meglio noti come "fortezze volanti") sganciano ripetutamente il loro carico di morte sulla città inerme.


1944 - Bombardamenti aerei alleati sulla città di Trieste


In questo periodo la città è già occupata da numerosi comandi nazisti, i quali tentano di impedire possibili sbarchi alleati trincerandosi dentro bunker antiaerei, come la Kleine Berlin, un vero e proprio fortino sotterraneo posto in via Fabio Severo, tra la soprastante villa di Angelo Ara ed il Tribunale.


Secondo una delle tante antiche leggende cittadine, in questo periodo il Supremo Commissario Dr. Friedrich Rainer, capo dell'OZAK (Operationszone Adriatisches Kustenland, ovvero Zona d'operazioni del Litorale Adriatico), dà ordine ad una truppa di SS di recarsi nel magazzino sotterraneo prima che questo possa venir accidentalmente bombardato, per prelevare mummie e casse, ed infine trasferirle a Berlino. 




Passano altri anni, e delle mummie non si sente più parlare (se non nei racconti degli anziani di Cittavecchia), fino a quando, alla fine degli anni '60, un altro avventuriero cerca di penetrare nel magazzino. Si tratta del restauratore Orlando Bellon, appassionato esploratore di cunicoli e gallerie cittadine e non.
Il Bellon, entrando di notte nella casa ormai abbandonata attraverso una finestra, riesce a giungere fino all'inizio della scalinata che porta al magazzino, trovandosi di fronte alle pesanti ante di legno chiuse col catenaccio. Ma poco dopo, tentando di forzare la porta, il restauratore è costretto a fuggire per non essere colto in flagrante da una pattuglia di Polizia, allertata da un abitante lì vicino che aveva udito i vari rumori.

In questo mio pupolo, il restauratore-esploratore Orlando Bellon, alla fine degli anni '60, di fronte all'ingresso sbarrato del magazzino sotterraneo contenente le tre mummie



1993 - Una gran parte di Cittavecchia, ormai cadente ed in stato di costante abbandono, viene recintata in attesa di futuri lavori di restauro e recupero.
L'androna della Marinella, compresa l'antica casa da cui si accedeva al magazzino sotterraneo, non esiste più. Al loro posto un immenso piazzale asfaltato, usato negli anni '70 come parcheggio.
Si pensa però che il magazzino sotterraneo sia ancora lì sotto, e pure le tre mummie conservate in esso.
Così, nell'estate dello stesso anno, si decide di iniziare nell'allora cantiere CIET uno scavo per riportare alla luce le fantomatiche mummie, dando così il via all'operazione "Tutankhamon".
A dare agli ingegneri le giuste indicazioni di scavo, c'è proprio il restauratore Orlando Bellon.
Dapprima si inizia a scavare a mano, grazie a numerosi volontari che si aggiungono agli operai già presenti, poiché, nel frattempo, la voce della ricerca delle tre mummie è divenuta una notizia divulgata di continuo dai giornali e telegiornali locali, i quali seguono passo dopo passo tutte le fasi dell'operazione. Coordinatore tecnico del tutto è l'ingegner Sergio Bisiani.
Dopo un paio di giorni, si arriva fino a due metri di profondità, ma a questo punto si decide di continuare lo scavo con dei potenti Caterpillar messi a disposizione dall'impresa Riccesi.

Estate 1993 - Nell'area del cantiere CIET, si scava per cercare di raggiungere il magazzino sotterraneo, riportando così definitivamente alla luce le tre mummie di via Crosada (click sull'immagine per ingrandire)


L'escavatrice riesce a giungere fino ad un pavimento in pietra, ad una profondità di circa tre metri. Inoltre, spunta fuori anche un muro che dovrebbe delimitare il magazzino. In tale muro s'intravedono le arcate di sostegno ed un fornelletto in pietra.

Servizio di Telequattro:

CLICCA QUI PER IL SERVIZIO DI TELEQUATTRO DEL 1993

Ad un certo punto spunta fuori,  finalmente, una fessura che potrebbe essere un ingresso al magazzino. Vengono così chiamati i volontari della Protezione Civile, Gruppo nord-est, coordinati da Alessandro Novello, i quali, colmi di viva speranza, iniziano ad allargare il pertugio, liberando il terriccio direttamente con le proprie mani.
Ma procedendo, s'incontra un'altra ostruzione che va a togliere definitivamente l'entusiasmo, assieme all'annuncio di stop dei lavori dato dalla Soprintendenza alle Belle Arti, poiché il piazzale si è trasformato in un gigantesco cratere.


Si tenta allora un'ultimissima possibilità: tramite i radioestesisti, ci si concentra su un'altra zona distante pochi metri dal cratere e posta subito sotto il muraglione della scalinata che dalla strada porta alla chiesetta di S.Silvestro.
Si procede dunque ad un sondaggio mirato del terreno tramite un carotaggio dello stesso, ma poi... il nulla pure qui!

Estate 1993 - L'ultimo scavo, sotto il muraglione della scalinata di S. Silvestro

Quindi i lavori si fermano definitivamente!


In seguito, il cratere è stato riempito di nuovo e rimesso a posto. E delle mummie non se ne è più parlato... almeno fino ad oggi, qui sul blog!


Il segreto delle mummie di via Crosada, per ora, resta tale!!




Alla prossima...




   René