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sabato 17 novembre 2018

90 ANNI DI TOPOLINO... E 118 DI "TOPOLIN MORBIN", SORZO DE TRIESTE !!!!







TANTI AUGURI, TOPOLINO !!!

90 anni fa, il 18 Novembre 1928, un piccolo topo nasceva dalla matita e dall'inventiva di Walt Disney. Qualche tempo dopo (mooooolto più dopo), nel 1987, il sottoscritto s'inventò una versione alternativa del topo, ovvero il triestinissimo "Topolin Morbin". Qualche tempo fa, in un altro post, spiegai il perché di questa nascita del Topolino alternativo versione domacia. Precisamente qui: FRACA QUA, SE TE GA TEMPO, PIAZER E VOIA





















In questo post, invece, voglio solo ringraziare ed omaggiare -tramite il Topolin triestin- il Topolino originale. In fondo è proprio grazie a lui ed al suo fantastico mondo, se tanti anni addietro iniziai ad addentrarmi, con tenacia e passione, all'interno del magnifico mondo delle nuvole parlanti.

Ed ovviamente tale omaggio non può che essere una vignetta vintaggiosa, ambientata nei primi anni '30. Altrettanto ovviamente, tale vignetta è ambientata nella Trieste dell'epoca, ed è una vignetta richiamante la celeberrima canzone "Viva l'A e po bon" (o anche, nella versione originale, "Viva là e po bon"). Prossimamente, tale vignetta la inserirò, completa del testo originale della canzone, all'interno del post aperto dedicato al canzoniere triestino a fumetti.

Ecco qua il mio nuovo pupolo-omaggio (cliccare sopra per ingrandirlo):





















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Ecco qui il terzo cartone di Topolino (quello ammerregano). Sì, terzo: il primo ed il secondo non furono distribuiti, e così Walt Disney ci riprovò proprio il 18 Novembre del 1928. Il titolo è "Steamboat Willie", e fu il primo cartone ad avere il sonoro (Topolino venne doppiato dallo stesso Walt). Da questo simpatico short in bianco e nero... nacque la leggenda!!!



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Qui di seguito, invece, posto una piccola galleria con alcuni miei omaggi del passato (già precedentemente postati su questo stesso blog), sempre con Topolin Morbin, protagonista assieme a Paolin Paperin, papero triestin, e tanti altri:













ANCORA AUGURISSIMI, TOPOLIN. VIVA TRIESTE !!!!

   René

lunedì 26 giugno 2017

TRIESTE PERDUTA ILLUSTRATA A FUMETTI (parte prima)




Buondì, mularia mata...

Oggi inizio una nuova serie di post che spero potranno interessarvi. Tali post sono dedicati a tutte quelle particolarità paesaggistiche di Trieste, ma viste quand'esse erano diverse o comunque esistenti un tempo (per poi venir successivamente demolite, tipo il forte Sanza posto sul colle di S.Vito, demolito agli inizi del '900), quindi si parla di una “Trieste perduta”.

Per i pupoli presentati in questo post avevo consultato a lungo -nell'estate del 2015- una nutrita consultazione di mappe, stampe e archivi vari dell'epoca, siccome Trieste, negli anni ha subito numerose trasformazioni; da cittadella romana a medievale, per poi passare all'abbattimento delle sue mura medievali nel '700, creando così la città nuova, ecc...
Ad esempio, a inizio '800 il Castello di S.Giusto era molto diverso rispetto ad oggi, così come pure la Kleine Berlin presentata più sotto.

Ma andiamo a incominciare...




TRIESTE, 1812: un soldato saluta la sua bella, prima di partire per la Campagna di Russia.
Sullo sfondo si può notare il Castello di San Giusto, allora molto diverso da oggi e dotato di una torretta corazzata sopra l'ingresso, con orologio meridiana e campaniletto a vela. Torretta abbattuta nel 1820.
Sotto il castello, i numerosi orti che allora coprivano l'attuale area con i resti della basilica romana.
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Qui, invece, l'ingresso del Castello di San Giusto, così com'esso si presentava realmente durante l'ultima delle tre occupazioni francesi, anno 1813.

Subito sopra l'ingresso allo stesso, ad esempio, si può notare un prolungamento... tale prolungamento non era altro che la torre corazzata (citata e mostrata anche nel pupolo precedente) con campaniletto a vela ed orologio meridiana.
Torre risalente al '500, che venne abbattuta intorno al 1820 poiché oramai ridotta in pessime condizioni a causa dei danneggiamenti provocati dalle palle di cannoni inglesi lanciate dalla fregata Mildford (nell'autunno del 1813, durante l'assedio angloaustriaco al castello stesso).
A fianco dell'entrata possiamo notare pure il possente muro di difesa, successivamente demolito verso la fine degli anni trenta del '900, nell'ambito dei lavori di risanamento e rifacimento del colle e della cittavecchia (il famoso "piccone risanatore", come lo definirono all'epoca).

Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo di Trieste Francese: l'alabarda e l'aquila napoleonica!
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Il castello nel 1813, visto dalla parte della Cattedrale di S.Giusto.
Subito di fronte al castello, si possono notare gli allora numerosi orticelli e campagnette che sovrastavano l'attuale area del Foro Romano con annesso Monumento ai Caduti.
Al centro di questi orti vi era anche un grande pozzo cisterna collegato con la stessa vera d'acqua che ancor oggi giunge fino al vicino pozzo romano sito sulla rampa d'accesso al castello.
Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo delle Province Illiriche di Trieste e dell'Istria.
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Interno della Casa del Capitano (Castello di San Giusto - Trieste), autunno 1813: Charlotte Noëlle Rabié domanda al padre, Comandante della Grande Armée locale, il motivo del trambusto che si sente fuori dalle mura del castello ormai da giorni assediato dalle truppe angloaustriache. Il colonnello Rabié è allarmato, perché la resa francese sta per essere firmata e le truppe austriache ed inglesi sono oramai alle porte del castello assediato.
In particolare, il colonnello è preoccupato proprio per la giovanissima figlia, quest'ultima da tempo concupita dal tenente austriaco Samuel Chiolich von Loewensberg.

Secondo un'antica leggenda triestina, la figlia del Col. Rabié venne successivamente aiutata a fuggire dal castello assediato, passando lungo alcuni antichi passaggi sotterranei cinquecenteschi che, dai sotterranei dello stesso castello, si dipartono a raggiera in direzione della cittavecchia.
Siamo alla fine della terza ed ultima occupazione napoleonica di Trieste.
Sullo sfondo si può notare un elmetto morione con alabarda (risalente al '600) ancor oggi conservato nei magazzini del castello.
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Piazza Cavana (all'incrocio con via dei Capitelli), anno 1932.

Poco prima dell'inizio dello sventramento di cittavecchia (il "piccone risanatore" citato più sopra), quest'angolo si presentava così. A dir la verità, non è che da allora abbia subito delle particolari modifiche... a parte i masegni che non ci sono più, il carretto dei mussoli che non c'è più, la bottiglieria (successivamente bar De Lucia) che non c'è più, l'Arrigoni che non c'è più, ecc........
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Un altro pupolo fumetto di una Trieste (per fortuna) perduta; difatti si parla di un oscuro periodo, quello dell'occupazione nazista della città (dall'8 settembre 1943 al 1 maggio del 1945).
L'ingresso della Kleine Berlin (Piccola Berlino), bunker nazista di via Fabio Severo (Trieste), come si presentava nel 1944: l'ingresso era corazzato e costantemente sorvegliato notte e giorno, poiché il bunker -collegato alla soprastante Villa Ara di via Romagna, al Tribunale e a Palazzo Ralli in Piazza Scorcola- era di uso esclusivo dei reparti delle SS e, in particolare, del famigerato capo della polizia tedesca di Trieste, Odilo Globocnik (uno dei più grandi criminali nazisti della storia, vice ed amico intimo di Himmler).
Il bunker venne realizzato in tempi brevi e in super segretezza, tanto è vero che non esiste a tutt'oggi traccia di documentazione a riguardo. Alla progettazione del bunker lavorarono due ingegneri, un ufficiale della Wehrmacht ed un civile boemo, di nome Salechar, ed un italiano, Donato Di Stasio. I lavori di progettazione e realizzazione del bunker vennero loro commissionati giorno per giorno, senza mai mostrare un disegno costruttivo completo del bunker. Purtroppo al civile boemo furono commissionati i lavori del passaggio tra il bunker e Villa Ara, quest'ultima sede-covo di Globocnik. Così, non appena completato il lavoro, il boemo venne prelevato da una squadra della morte su ordine dello stesso Globocnik, per poi venire immediatamente eliminato siccome "sapeva troppo".
Nella stessa via, poco più a nord, si trovano i tre ingressi delle gallerie antiaeree italiane (comunque collegate al bunker tedesco) realizzate dalla ditta Colombo e riservate prevalentemente al personale delle poste e delle ferrovie.
Subito dopo la fine della 2° guerra mondiale, la copertura corazzata del bunker tedesco (quella che si vede nel mio pupolo) venne definitivamente smantellata, ed il bunker chiuso da una porticina di ferro fatta costruire dal settore lavori pubblici del Betfor (British Element Trieste Force). Dopo decenni di abbandono, il bunker ed i vicini rifugi italiani vennero esplorati per la prima volta (nel 1983) dagli speleologi urbani della Società Adriatica di Speleologia. Successivamente, verso la fine degli anni '90, il CAT (Club Alpinistico Triestino) prese in consegna il bunker ed i rifugi, per poi restaurarli e renderli agibili al pubblico.
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Un malinconico e poetico Topolin Morbin (!) passa sotto l'Arco di Riccardo, in una serena notte di primavera del 1932, sulle dolcissime e amorevoli note di "Co' son lontan de ti (Trieste mia)", celeberrimo pezzo nostalgico del 1925 scritto da Publio Carniel e Raimondo Cornet (autori anche di "Una fresca bavisela (Marinaresca)", 1944).

L'Arco di Riccardo ha pure incontrato vari stravolgimenti del paesaggio attorno a sé, nel corso dei secoli. La modifica raffigurata nel pupolo giunse negli anni '20, allorquando si demolì il muretto seicentesco che cingeva l'arco stesso e riportando così alla luce i resti romani presenti sotto la piazzetta Barbacan; dopo essere stati catalogati, i resti vennero ricoperti dai masegni. Si lasciò solo uno spazio attorno alla base esterna dell'arco proteggendola con un passamano. Negli anni successivi, la base dell'arco venne aperta tutta fino al lastricato di origine romana, quest'ultimo tuttora visibile.
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Alla prossima

       René

lunedì 26 settembre 2016

“CANZONIERE PATOCO” di René - N. 1: L’OMO VESPA







Bondì, mularia mata…

Oggi inizia un nuovo ciclo di post, spero graditi.

Il “canzoniere patoco”, come dice il titolo stesso, vuol essere una serie di canzoni triestine -note e meno note- presentate con testi ed accordi per chitarra. Aggiungendo inoltre un paio di miei pupoli-fumetti, per vivacizzare il tutto e spiegare visivamente la canzone.
In maniera, così, di avere un archivio virtuale sempre a portata di mano. Come, ad esempio, quando ci si ritrova in osmiza, oppure in una gita tra amici. Un veloce giro sui propri smartphone (che ogigiorno, Siora Nina, nualtri semo tuti moderni!) e/o tablet… et voilà; accordi pronti per suonare e cantare tutti assieme!!




Bene. Partiamo con il primo testo + accordi di questa serie. Ho scelto “L’OMO VESPA”, la canzone dedicata al misterioso maniaco (realmente esistito) della Trieste dei primi mesi del 1932. La vera storia dell’Omo Vespa, la trovate qui: FRACA QUA!



Qui di seguito, invece, il testo e gli accordi (grazie all’amico-musicista Giorgio Manzin del gruppo “I Tergestini”):

 L’OMO VESPA
(Popolare, 1932)


FA
De San Giacomo a Roian
                                           DO
iera un vecio fiol de un can
SOL-                        DO
che sponzeva le culate
FA           SIb  DO
drioman
FA
Guarda
la mula la camina... dura!
           DO
La ga paura
           FA
dela puntura!
FA
Guarda
la mula la camina... lesta!
            DO
La ga paura
           FA
del’Omo Vespa

SOL
E le mule ga trovà
                             RE
un rimedio soprafin:
LA-                              RE
drio el cul le se ga messo
SOL                  DO  RE
un lamierin!
SOL
Guarda
la mula la camina... dura!
            RE
La ga paura
          SOL
dela puntura!
SOL
Guarda
la mula la camina... lesta!
             RE
La ga paura
           SOL
del’Omo Vespa

P.s.: Qui sotto, la traduzione del testo in italiano, per gli occitani, i bardi, ecc…

Traduzione:
Da San Giacomo a Roiano
c’era un briccone impertinente
che pungeva i posteriori
rapido ed impunito
Guarda la ragazza che cammina… dura!
Perché ha paura
della puntura!
Guarda la ragazza che cammina… lesta!
perché ha paura
dell’Uomo Vespa!
Ma le ragazze hanno escogitato
un rimedio raffinato:
negli slip hanno infilato
un lamierino!
Guarda la ragazza che cammina… dura!
Perché ha paura
della puntura!
Guarda la ragazza che cammina… lesta!
perché ha paura
dell’Uomo Vespa
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Ala prossima, un strucon

    René