Bondì, mularia mata... Torno dopo un bel po' di tempo, stavolta a causa di una gran brutta cosa che, per fortuna, si sta risolvendo (magari ve ne parlerò tra un paio di settimane). Dico ciò, perché originariamente il blog doveva già essere aggiornato un paio di volte tra l'ultimo post di gennaio e adesso. Ma purtroppo, a volte, la vita ti incasina tutto da un giorno all'altro, e po bon !!! Questo post è solo un piccolo quasi fuori tema. E' un mio omaggio -in versione pupolo-fumetto- ai 70 anni del settimanale Topolino (il giornale a fumetti, intendo). Difatti, il 7 aprile del 1949 (altre fonti dicono il 16), il "Topolino Giornale" -che usciva ininterrottamente dal dicembre del 1932 (con una pausa durante gli anni più duri della seconda guerra mondiale)- venne rinumerato a partire da 1, ed anche la forma e la sostanza cambiarono, divenendo un libretto di 100 pagine allora ancora mensile. Quel piccolo numero formato tascabile ebbe subito un successone di pubblico, e da lì iniziò dunque l'epopea del giornale a fumetti più amato di sempre, e che tuttora esce in edicola. Grazie a Topolino, tanti di noi hanno imparato a leggere e pure a disegnare... e per me è stato lo stesso, come già raccontai in altri due post precedenti. Fu proprio grazie a Topolino (ed alla mia passione collezionistica per i suoi numeri più "vintage"), se nel 1987 ebbi l'idea pazzoide di creare un universo alternativo Fan Art tutto triestino, ovvero il "Disneyan-Patoco". Quindi è doveroso (dopo tante ciacole) ringraziarTi, caro Amico di carta, per tutte le belle emozioni, porgendoTi Tanti Auguri !!! Ecco qui il mio pupolo augurale che riprende simpaticamente la copertina di quel primo, eccezionale numero dell'ormai lontano 1949:
P.s.: qui sotto, la copertina originale del vero numero 1, tratta dall'archivio della Fondazione Fossati:
A prestissimo stavolta, con nuovi inserimenti dedicati proprio a Trieste (uno lo inserirò già domani) !! René
Un breve post solo per fare a tutti Voi i miei migliori Auguri di Buone Feste!
Auguri posti in attesa dei prossimi due post che -salvo i soliti problemi del'ultimo momento- dovrebbero (condizionale d'obbligo) giungere a breve, all'incirca nel periodo compreso tra Natale e Capodanno.
In particolare, questi miei auguri li porgo ai bambini, veri protagonisti del Natale.
TANTI AUGURI, TOPOLINO !!! 90 anni fa, il 18 Novembre 1928, un piccolo topo nasceva dalla matita e dall'inventiva di Walt Disney. Qualche tempo dopo (mooooolto più dopo), nel 1987, il sottoscritto s'inventò una versione alternativa del topo, ovvero il triestinissimo "Topolin Morbin". Qualche tempo fa, in un altro post, spiegai il perché di questa nascita del Topolino alternativo versione domacia. Precisamente qui: FRACA QUA, SE TE GA TEMPO, PIAZER E VOIA
In questo post, invece, voglio solo ringraziare ed omaggiare -tramite il Topolin triestin- il Topolino originale. In fondo è proprio grazie a lui ed al suo fantastico mondo, se tanti anni addietro iniziai ad addentrarmi, con tenacia e passione, all'interno del magnifico mondo delle nuvole parlanti. Ed ovviamente tale omaggio non può che essere una vignetta vintaggiosa, ambientata nei primi anni '30. Altrettanto ovviamente, tale vignetta è ambientata nella Trieste dell'epoca, ed è una vignetta richiamante la celeberrima canzone "Viva l'A e po bon" (o anche, nella versione originale, "Viva là e po bon"). Prossimamente, tale vignetta la inserirò, completa del testo originale della canzone, all'interno del post aperto dedicato al canzoniere triestino a fumetti. Ecco qua il mio nuovo pupolo-omaggio (cliccare sopra per ingrandirlo):
*************************** Ecco qui il terzo cartone di Topolino (quello ammerregano). Sì, terzo: il primo ed il secondo non furono distribuiti, e così Walt Disney ci riprovò proprio il 18 Novembre del 1928. Il titolo è "Steamboat Willie", e fu il primo cartone ad avere il sonoro (Topolino venne doppiato dallo stesso Walt). Da questo simpatico short in bianco e nero... nacque la leggenda!!!
************************** Qui di seguito, invece, posto una piccola galleria con alcuni miei omaggi del passato (già precedentemente postati su questo stesso blog), sempre con Topolin Morbin, protagonista assieme a Paolin Paperin, papero triestin, e tanti altri:
ANCORA AUGURISSIMI, TOPOLIN. VIVA TRIESTE !!!! René
Buondì. Inizia una nuova galleria-rassegna di pupoli, la quale sarà sempre "in costruzione", onde permettere di inserire via via i vari aggiornamenti del caso. Questo mio post vuol essere una raccolta -il più possibile completa- dei testi più noti dei brani folkloristici, popolari e d'autore in dialetto triestino, accompagnati dalle mie vignette a fumetti riguardanti le stesse tematiche descritte nelle varie canzoni. Un modo, spero, simpatico per ricordare e tramandare tanti nostri amatissimi brani, assieme a qualche chicca d'autore magari poco conosciuta, ma non per questo non meritevole di pubblicazione. Quindi, ogni tanto date pure un'occhiatina a questo post, per vedere i vari inserimenti (non mancherò di fare post-news per aggiornare i gentili lettori di codesto blog). Un cordialissimo saluto, e bone cantade !!!! René
In un recente post vi avevo dato un’anteprima
sul…
“tesoro sotterraneo di Trieste”, qui: FRACA QUA
Vi sono tanti misteri nel sottosuolo di
Trieste. Ad esempio, cosa facevano due loschi tipi nei sotterranei del noto
palazzo Rotonda Pancera di via Felice Venezian?
E perche’ stavano inseguendo nel sottosuolo
il famigerato maniaco notturno, armato di punteruolo “pungiculidelledonnine”,
noto allora come “Omo Vespa”?
Cosa si celava sotto le cantine dell’antica
Osteria alla Marinella (oggi non piu’ esistente), dalle quali –si
dice- siano usciti, nel 1917, dei prigionieri russi in fuga dalle carceri del
Castello di San Giusto?
Questi quesiti, ed altro ancora, verranno chiariti
al piu’ presto, in un lungo post dedicato specificatamente ai sotterranei di
Trieste, con i suoi segreti ed i suoi misteri non ancora del tutto svelati.
Continua la saga del Pontelosco, ovvero il Pontec*rto (autocensura, a scanso di querele), ovvero quella cosa in mezzo al canal Ponterosso, dalla stessa aulica grazia di un palazzo Inail di fronte al Teatro Romano... insomma (delle somme dei somari della Somalia), la passerella ormai assurta a witz nazionalpopolare (per le puntate precedenti della saga CLICCARE QUI ).
Viste le continue polemiche, accuse, accise, acciughe, acciacchi, ecc.., il nostro eroe Disneyan-patoco, ovvero il noto TOPOgrafo Topolin Morbin, ha deciso di presentare, assieme a zio Walt (?) ed al sottoscritto sottoscrivente (e sempre controproducente nonché impertinente), il nuovo progetto di passerella, a nostro modesto avviso molto più pratico, esaltante e dalla misura allungabile a piacimento, ovvero il PONTEBUFFO !
Il PONTEBUFFO è un ponte gonfiabile, abbastanza armonioso e, perlomeno, rimovibile all'istante e riutilizzabile come toboga acquatico per sollazzare le lunghe (queste sì, per fortuna) estati triestine.
Dunque, ecco a vobis gaudium magna magnus il mirabilissimo et supersuperissimo progetto del PONTEBUFFO, qui presentato nel mio pupolo sottostante:
Alla prossima puntata puntatissima della telenovela più appassionante e telenovelissima del secolo or ora in corso !!!!
Non un sorcio comune, ma un sorcetto nero e bianco, destinato ad entrare nei cuori di tante persone nel mondo.
Un sorcio che, proprio ottant'anni fa esatti, vedeva la luce anche in Italia, perlomeno ufficialmente (poiché vi era già apparso, l'anno precedente, in forma apocrifa, sulle pagine del quotidiano "Il Popolo di Roma")...
... sto parlando di Topolino.
O Topolin Morbin, se preferite, stando alla mia versione triestinizzata (ricordate? Lo stile "Disneyan-patoco").
Ottant'anni fa, nelle edicole italiane usciva il primissimo numero di un giornaletto di 8 pagine, di formato piuttosto grande, dedicato al sorcio creato dall'immensa arte creativa di Walt Disney. Oggi, ottant'anni dopo, tutti lo festeggiano. Come molti lettori già sanno, al sottoscritto, artisticamente parlando, Topolino ha dato molto. Iniziai a "pupolare" proprio con i personaggi Disney. Quindi, per salutare il 2012, augurandovi ogni bene, ho pensato di chiudere con una vignetta-omaggio a Topolino stesso. Una vignetta ambientata nella mitica e misteriossissima, oltre che strampalatissima, soffitta di Pippo. Tuuto intorno, alcuni storici numeri del topo (quelli a me più cari, poiché sono pezzi da collezioneche possiedo sin dall'infanzia) Una vignetta celebrativa alla mia maniera, ovviamente; ecco a voi, siore e siori, Topolin Morbin, Pippo Nagana e Paolin Paperin (papero triestin) :
Ancora augurissimi a tutti voi, e buon Capodanno ! VIVA L'A E PO BON !!!!
Come da titolo, San Nicolò esiste davvero oppure no ?
C'è chi non ha dubbi in merito, e chi, invece, forse qualche dubbio se lo pone... come potete vedere nel mio pupolo sottostante ( click sopra il pupolo/disegno per ingrandire ) :
Eccoci alla quarta puntata della "Pontelosco Story" rivisitata a fumetti in triestin... fumetti da me medesimo pupolati seguendo lo stile "Disneyan-patoco", ovvero una triestinizzazione satirica dei personaggi Disney.
Per chi ancora non sapesse cosa voglia dire il nome "Pontelosco", esso è il nome ideale (nomen omen) dell'orrenda (parere personale, anche se condiviso da tantissimi triestini) passerella sul canale tanto amato dai triestini e dai turisti (ancora per poco... perché sfido chiunque a fotografare il canale con quel coso in mezzo). Per la precisione, questo: CLICCARE QUI SE SI E' DI FIBRA FORTE
Qui, invece, tutte le precedenti puntate delle vignette satiriche in stile Disneyan-patoco dedicate al Pontelosco: CLICCARE QUI PER I PUPOLI DELL'ALTRA VOLTA Oggi, dunque, nuova puntata... dove ritroviamo Topolin Morbin assieme al suo fedelissimo amico Pippo Nagana. Assieme i due commentano il vecchio referendum proposto ai triestini all'epoca del posizionamento provvisorio del "Ponte Bailey"... per visualizzare bene il pupolo (disegno), come al solito basta cliccare sopra lo stesso:
Rieccoci alla seconda puntata della nostra "Pontelosco story", ovvero satira a fumetti, in stile "Disneyan-patoco" (con i miei pupoli), dedicata all'orrendo ed inutilissimo ponte-passerella di vetro plastificato che verrà posizionato sul Canal Ponterosso, nel prossimo futuro. Qui trovate la prima puntata: STRUCHE' QUA, PLIS MI
Un po' per volta, stavolta è la volta di Topolin Morbin, il quale partendo da un suggerimento d'uso del ponte-passerella (datogli dalla sua mula, Minnie Strucoleta), prova a darsi/darci una spiegazione (pseudo)logica del perché "i ne vol cazar a tuti i costi sta brutura, inutile e costosa":
Passo di qui giusto per augurarvi un Buon Natale... visti sti tempi de cavolo (e no me riferisso ala situazion meteo), ghe vol, sì, un Bon Nadal per tuti! Vi faccio gli auguri con due pupoli: uno è mio... l'altro è d'autore.
Inizio, ovviamente, con quello d'autore... e che autore!!! CARL BARKS!!!! Per chi non lo sapesse, questo straordinario artista dell'Oregon (U.S.A.) è stato il più brillante autore di storie paperiniche, nonché creatore dell'unico ed inossidabile Zio Paperone!
Eccovi un magnifico quadro ad olio del Maestro, raffigurante, per l'appunto, l'avido Paperon de Paperoni, mentre, come al solito, è intento a lucrare senza pietà anche sul Natale e sulla pelle del suo stesso "nipotame":
Per chi volesse approfondire un po' la storia e l'opera di quest'immenso artista (queste mie lodi sperticate sono più che giuste), frachè qua E passiamo ai mooooolto più modesti ed imprecisi pupoli del sottoscritto... spero che il Maestro ed i suoi estimatori mi perdoneranno... ! Eccovi, dunque, i miei auguri con una vignetta (per la serie: Disneyan-patoco) del solito Paolin Paperin, papero triestin!!
Buondì a tutti, mularia mata... dopo aver pubblicato due anni fa sul sito Bora.la (che ringrazio), una versione ridotta della storia del mitico Omo Vespa, oggi la ripropongo sul mio blog, più completa e più "pupolata", ovvero, ai disegni originali in bianco e nero, da me realizzati nel 2001, ne aggiungo altri in tema, colorati e realizzatipiù di recente. I disegni, tratti da un mio fumetto dedicato proprio all'Omo Vespa, ripropongono la mia parodia triestinizzata dei personaggi Disney anni '30, già nota ai lettori di codesto blog, con il nome di "Disneyan-patoco". Come sempre, cliccandoci sopra con il mouse, potete visualizzarli meglio ad una più alta risoluzione.
Dunque, l'OMO VESPA! Qualcuno forse l'aveva già intuito dalle scorse tre anteprime degli ultimi tre post (escludendo quello su Damiano Vitale)... lui! Il noto maniaco con punteruolo dell'altrettanto celebre canzone triestina. Quello che sponzeva le culate drioman...
TRIESTE, Anno Domini 1932
UN MISTERIOSO ESSERE MUNITO DI UN PUNTERUOLO ACUMINATO (PROBABILMENTE, UN RUDIMENTALE ROMPIGHIACCIO), TERRORIZZA LA CITTA', COMPIENDO MALEFICHE IMPRESE NOTTURNE... IL PODESTA' PITACCO DA' IMMEDIATAMENTE L'ORDINE ALLE FORZE DI PUBBLICA SICUREZZA DI RINTRACCIARE ED ARRESTARE QUELLO CHE VIENE SUBITO DEFINITO UN VERO E PROPRIO MANIACO SERIALE. UNA STORIA RACCAPRICCIANTE, AMMANTATA DA DUBBI E MISTERI. UN'OSCURA VICENDA CHE ANCOR OGGI EMERGE, SINISTRA, DALLE PIEGHE DEL TEMPO, E CHE DOPO QUASI OTTANT'ANNI VUOLE UNA SPIEGAZIONE CHIARA, RAZIONALE E DEFINITIVA!
Tutto iniziò una mattina di quasi ottant'anni fa, allorquando un piccolo trafiletto sul giornale parlò di uno strano episodio verificatosi la notte prima:
BARISTA FERITA DA UNO SCONOSCIUTO MENTRE IMBOCCA VIA CARDUCCI
Nelle prime ore di stamane, mentre usciva dal bar Procuratie di piazza Goldoni, ove aveva lavorato nel corso della nottata, la barista Maria Forza di 56 anni si accorse che un individuo la pedinava. Impressionata, affrettò il passo ma l’individuo la raggiunse proprio all’angolo di via Carducci, la colpì al fianco sinistro con un oggetto appuntito, per fortuna non producendole che una leggerissima ferita superficiale ledente appena la prima cute. Quindi l’individuo si diede alla fuga senza che la donna potesse scorgerlo in viso. All’ospedale Regina Elena, ove si recò ad ogni buon conto per farsi visitare da un sanitario, la Forza escluse che l’individuo avesse agito a scopo di rapina, escludendo d’altro canto che si trattasse di vendetta. La piccolissima lesione da lei riportata è stata esaminata dai medici che però non hanno potuto stabilire se sia stata prodotta con un coltello o un altro oggetto appuntito. (da “Le ultime notizie”, 7 marzo 1932)
Successivamente, il quotidiano "Il Piccolo" riportò un sinistro titolo:"SQUILIBRATO O MALVAGIO?"
Dopo due settimane circa, l'empio essere si ripresentò sulle scene cittadine. Il Piccolo scrisse di ben sei ragazze, ferite ai posteriori da un tizio alto, avvolto in un mantello scuro, che, con un punteruolo aguzzo (forse un rompighiaccio), si diverte ad infliggere delle dolorose punture totalmente indirizzate ai fondoschiena di queste disgraziate fanciulle. Sempre durante le ore notturne, confidando nel buio impenetrabile.
In brevissimo tempo, in città si scatenò una vera e propria psicosi causata dagli attacchi notturni di questo maniaco, subito ribattezzato dal popolo "OMO VESPA"! Contemporaneamente, iniziò anche una caccia all'uomo improvvisata da parte di alcuni impavidi cittadini, dopo che pure le autorità di Pubblica Sicurezza si erano messe sulle tracce del maniaco, spronati da un ordine di cattura emesso dal Podestà di Trieste, Giorgio Pitacco.
(Nel mio pupolo qui sotto, un voluto omaggio al grande cartoonist statunitense Carl Barks)
Le ricerche della Polizia si svolsero soprattutto nei sotterranei della zona di Cittavecchia, poiché negli anni '30 era d'uso comune, per molti criminali e contrabbandieri, trovare rifugio nei vasti cunicoli del sottosuolo urbano. Antiche gallerie di fuga medievali, ma pure antichissimi scoli dell'acqua, dove chiunque poteva nascondersi da tutto e da tutti!
Intanto le malefatte del terribile maniaco notturno, continuavano senza sosta, notte dopo notte...
Tutto ciò, non senza destare preoccupazione in una buona fetta della popolazione, e suscitando anche un'incredibile ilarità.
Il popolare giornalino satirico-pupazzettato "Marameo", iniziò a pubblicare giornalmente delle divertenti vignette.
Le cronache dettagliate dei continui attacchi del maniaco, venivano redatte, giorno dopo giorno, su Il Piccolo, dal brillante giornalista, nonché compositore di canzonette per passione, Flaminio Cavedali! I suoi titoli, ed i suoi articoli sull'Omo Vespa, erano sempre un misto tra l'allarmistico ed il goliardico:
“L’uomo-vespa, altre quattro ragazze punzecchiate!” (da “Il Piccolo”, 24 marzo 1932). “L’uomo-vespa acciuffato?” (da “Il Piccolo delle ore 18″, 24 marzo 1932).
Ad un certo punto, nella sede del quotidiano si presentò anche un bandaio, ovvero un lattoniere! Tale Giacomo Ziuch -questo era il suo nome- presentò un suo particolare lavoro ad un divertito Cavedali. Quest'ultimo realizzò un'intervista al lattoniere (noto agli amici come "Giacomin, capobanda del casin"), dov'egli si mise a spiegare a cosa mai servisse l'aggeggio chiamato "Paraspunte"!
- ??
- La vedi sto ogeto?
- Lo vedo.
- la sa per cossa che ‘l servi?
- Mah !…
- La indovini…
- Non saprei…
- Ben, ghe dirò: sto qua rapresenta la difesa unica contro le sponte de l’omo vespa!
- Bella, per Diana!
- Ah, no ghe par anca a lei? La vedi: sto qua le mule se lo liga con ste slinghe sora o soto el combiné, e le pol andar per i fati sui senza aver paura de la sponta
- Bravo!
- Mi go fato intanto le pratiche par brevetar sto ogeto e go zà messo in lavor na dozina de pezi de diverse forme. Ma però go intenzion, se la taca, de farli sora misura. Roba fazile, perché ciogo la impronta col gesso de presa.
- Col “gesso de presa” ?
- Zà, fazo el gesso in t’un cadin o in t’una mastela, o in t’una meza bota, a seconda de la grandeza del… sogeto, la me capissi?
- Comprendo…
- Fazo sentar in tel gesso la cliente e co go el controstampo fazo el …
- Il ?…
-Zà, bisognaria darghe un nome. Ciamemolo el “salva… corpo”.
- Una bella idea.
- Mi digo…
- Come le è venuta?
- La sa come? Mia moie, impresionada perché la ga un per de fianchi -no fazo per dir perché che la xè mia moie- un per de fianchi che fa voia de pizigarli e de sponzerli, la se gaveva ligado drio de la schena el semicupo. Sicome tuti ghe rideva, go pensà de fabricar sto ogeto… Ah, cossa ghe par? Speremo che tachi…
- Eh, tutto dipende dalla piega che prenderanno gli avvenimenti. Se riescono ad arrestare l’uomo-vespa, la sua invenzione sarebbe inutile.
- Orpo, saria pecà, mi saria un omo rovinado; con tanta fadiga e soldi che go speso per el lamierin e per el gesso. E desso par el breveto de l’invenzion ne dovaria spender ancora. ma mi spero che no i lo aresti, saria pecà, perché quala saria quela mula che no spendaria quaranta lire per un “salva… corpi” ?
- Infatti…
E l’inventore della difesa contro le punzecchiature dell’uomo-vespa se ne andò, fiero della sua invenzione.” (da “Il Piccolo“, 26 marzo 1932)
In seguito, sulle tracce dell'Omo Vespa, si misero alcuni ex poliziotti, per cercare di stanarlo. Il maniaco sembrava prediligere i rioni popolari, con una particolare preferenza per la zona compresa tra il colle di San Giusto e le anguste vie di Cittavecchia. Da qui, successivamente, partì anche la convinzione che il suo rifugio potesse trovarsi proprio nella stretta rete di cunicoli presenti nel sottosuolo, entro il perimetro delle antiche mura medievali della città. Tali gallerie, si snodavano, in un fitto intreccio, sotto l'Arco di Riccardo, la Chiesa di S.Maria Maggiore ed il vicino collegio gesuitico (allora adibito ad ospitare anche alcune carceri), e le vie di Crosada e del Fontanone, sbucando nelle cantine della casa ottocentesca Rotonda Pancera. Queste cantine, all'inizio dell'800, furono già sede di riunioni massoniche.
Nel frattempo, tra le varie notizie che documentavano le micidiali punture notturne dell'Omo Vespa, apparirono anche alcuni articoli scritti di proprio pugno dallo stesso maniaco!! Il presunto Omo Vespa, fece sapere alla stampa di essere "un fustigatore della pubblica immoralità", e che il suo punzecchiare non era altro che "la giusta punizione divina, diretta alle scostumate che, con gonne provocanti e vestiario alquanto scollacciato, continuano impudentemente a turbare la più pura e profonda moralità dell'essere umano"!
Persino i giornali nazionali si occuparono del caso dell'Omo Vespa, come, ad esempio, "La Stampa" di Torino (della quale pubblico l'articolo in tema -risalente al 31 marzo del 1932- qui sotto):
L'allora noto giornalista del "Corriere della sera", Renato Simoni -molto conosciuto, soprattutto nel milanese, anche come un autore di opere- scrisse sull'Omo Vespa un lungo articolo, dal titolo più che proverbiale: "L'aculeo della morale"!
Pubblico un pezzettino dell'articolo di Simoni, sul Corriere dell'epoca:
L’uomo-vespa, dunque, andava per le vie di Trieste, pungendo pulzelle e maritate, per castigarle “delle leggiadre movenze che inducono gli uomini in tentazione”. Perciò s’è conferito il titolo di “uomo della giustizia” e ha fatto sapere che per la stagione corrente sospende le punture, deciso però a rimettersi all’opera ai primi caldi, se vedrà in giro scollature immodeste.
I primi caldi sembrano ancora lontani e perciò quel vindice della morale offesa per due o tre settimane potrà riposare. Ne deve aver bisogno; non tanto per la mole del lavoro compiuto, quanto per il tormento di quello che non ha potuto compiere. Pensate! Da un momento all’altro egli è diventato responsabile delle leggiadre movenze femminili. Gli è piombato addosso il dovere di colpirle, ad una ad una, con uno spillone o con altra simile arma bianca. Ma un uomo-vespa solo poteva essere sufficiente per tanta bisogna? Le donne s’atteggiano e camminano graziosamente tutte.
E’ un funesto dono che hanno avuto dalla natura e dalla società accordatesi all’uopo. Perciò nello stesso momento in cui una tentatrice, fulmineamente o misteriosamente castigata, mandava uno strillo, altre dieci, altre venti, altre cento tiravano via incolumi, con altrettante leggiadre movenze, lì vicino o lontano, in tutte le città del mondo, conturbando i poveri uomini che si sa bene come vivrebbero morigerati se non fossero proprio trascinati per i capelli verso l’impurità! Come si sarà disperato l’uomo-vespa a trovarsi, così solingo, di dietro a tutti quei bersagli semoventi! Sarebbe stato necessario scagliare, contro di essi, interi vespai; e le leggiadre movenze, avrebbero certo superato di molto il numero dei dardi punitivi.
Né questo sentimento dell’inanità e inadeguatezza dello sforzo di fronte all’immensità del dovere era, per l’uomo-vespa, il male peggiore. Il male peggiore stava nell’essere costretto ad esporsi a tante tentazioni. Perché una movenza leggiadra gli sembrasse meritevole dell’acuta punizione, era necessario che egli sperimentasse su di sé, ossia in “corpore vili”, il suo fascino perverso e peccaminoso. Purtroppo ci sono uomini che apprezzano la bellezza muliebre senza sentire sempre risvegliarsi nella caverna della coscienza, il gorilla atavico.
Questa è gente che non punge le passeggiatrici e perciò lascia che le cose del mondo vadano a catafascio!
L’austero giustiziere, invece, poteva ardere di sdegno solo dopo aver bruciato di cupidigia. Prima di diventare uomo-vespa, doveva essere passato attraverso altre forme di meno pudibonda bestialità.
(dal “Corriere della Sera” di fine marzo 1932)
Con l'inizio del mese di aprile 1932, cessarono gli attacchi dell'Omo Vespa, improvvisamente, così com'erano iniziati quasi in sordina. Contemporaneamente, anche i vari giornali cittadini interruppero il loro continuo dar fiato alle trombe. Sulla vicenda nacque pure una canzonetta. Le parole furono modellate dal popolo su alcune note di una marcetta austro-ungarica, e, soprattutto, su "Tommy", una canzone del 1929, a firma Cherubini-Di Lazzaro, resa celebre dall'allora noto cantante Mario Latilla, padre di Gino.
L'autentico Omo Vespa, probabilmente fu catturato dalla Polizia (almeno questa era una delle voci che si erano sparse subito dopo la fine dei suoi attacchi notturni). Ma forse, se ne andò via per la sua strada e/o comunque smise di essere "l'Omo Vespa"!
Personalmente posso qui riportare la testimonianza personale di un’anziana signora, nonna di un mio amico, che una sera del marzo 1932, alle 2.00 di notte circa incappò nell’Omo Vespa, mentre, stanca dal lavoro rientrava nella sua abitazione, sita in piazza Barbacan. Essa mi raccontò (nel 2001) che per un soffio non riuscì a pungerla con quel punteruolo aguzzo che sbucava dal nero mantello in cui l’omo vespa era avvolto, confondendosi con l’oscurità. L’omo vespa le sbucò davanti, all’improvviso, dall’Androna degli Orti, ed iniziò a rincorrerla brevemente fino a che quest’ultima, per l’appunto, riuscì miracolosamente a sfuggire al suo punteruolo solo per un pelo, entrando subito in casa sua e sbarrando istantaneamente il portone del suo palazzo! Altre testimonianze le avevo già raccolte da altre signore sull’ottantina, sempre attorno ai primi anni 2000.
Per concludere, riporto qui il testo, in dialetto triestino (e poco più sotto, la traduzione in italiano, per i francesi, gli spagnoli, gli occitani, ecc... ), della nota canzonetta "L'Omo Vespa":
L’OMO VESPA
De San Giacomo a Roian
iera un vecio fiol de un can
che sponzeva le culate
drioman
Guarda la mula la camina… dura!
la ga paura
dela puntura!
Guarda la mula la camina… lesta!
la ga paura
del’omo vespa!
E le mule ga trovà
un rimedio soprafin:
drio el cul le se ga messo
un lamierin!
Guarda la mula la camina… dura!
la ga paura
dela puntura!
Guarda la mula la camina… lesta!
la ga paura
del’omo vespa!
****************************************
Traduzione:
Da San Giacomo a Roiano
c’era un briccone impertinente
che pungeva i posteriori
rapido ed impunito
Guarda la ragazza che cammina… dura!
Perché ha paura
della puntura!
Guarda la ragazza che cammina… lesta!
perché ha paura
dell’uomo vespa!
Ma le ragazze hanno escogitato
un rimedio raffinato:
negli slip hanno infilato
un lamierino!
Guarda la ragazza che cammina… dura!
Perché ha paura
della puntura!
Guarda la ragazza che cammina… lesta!
perché ha paura
dell’uomo vespa!
Aggiungo un videoslide della celebre versione di Lorenzo Pilat (che la inserì nel suo terzo Lp folkoristico, intitolato "Io, Trieste"), che in versione rock-folk, ripropose con immediato successo, alla fine degli anni '70, il pezzo sul maniaco col punteruolo. Un videoslide composto dai miei pupoli, tra cui lo stesso Omo Vespa, che, come visto anche nelle vignette qui sopra, s'ispira graficamente proprio a Pilat!
UPDATE: Le fonti dalle quali ho tratto la storia dell'Omo Vespa, sono le uniche fonti alle quali attualmente si può attingere per ricostruire il tutto, ovvero gli articoli di giornali dell'epoca ("Il Piccolo", "Il Piccolo - edizione della sera", e il giornalino satirico "Marameo" di Carlo De Dolcetti), trovati nel 2001 presso l'archivio della Biblioteca Civica di Trieste, allorquando mi accingevo a disegnare il mio fumetto in tema, assolutamente amatoriale e in bianco e nero (poche copie per gli amici, dalle quali ho poi tratto qualche vignetta riportata in questo post), e per forza di cose mi servivano delle fonti documentative nonostante la allora natura goliardica ed amatoriale del fumetto stesso. Anche in qualche articolo più recente (anni 2000), sempre tratto da "Il Piccolo", ho trovato altri articoli dedicati a questa vicenda (articoli comunque in gran parte riconducibili agli articoli originali del lontano 1932). Inoltre, negli archivi online di vari quotidiani italiani -in particolare in quelli de "La Stampa" e "Il Corriere della Sera" risalenti ai mesi di marzo e aprile del 1932- si possono trovare ulteriori cronachesull'Omo Vespa, siccome tale fatto, proprio per la sua particolarità, ebbe a quei tempi un notevole eco anche a livello nazionale.