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martedì 23 agosto 2011

LA "MUTA" - BREVE SGUARDO SULLE CASE CHIUSE DI TRIESTE...

A Trieste, esiste un argomento poco o nulla affrontato da storici ed appassionati di cronaca triestina d'altri tempi... il cosiddetto fenomeno delle "case chiuse".
Un tessuto storico ricco di oscuri ricami, perduti nelle pieghe delle antiche memorie oramai sparse qui e là in consunte frattaglie di tempo.




Io mi limiterò solo ad un breve excursus dedicato esclusivamente al XX° secolo, essendo già presenti su internet da qualche tempo alcune informazioni storiche più dettagliate riguardo i postriboli più antichi esistenti a Trieste già in epoca medievale.

La gran parte di questi bordelli triestini si trovavano nella zona di Cittavecchia, e conobbero il loro massimo splendore nel periodo a cavallo tra il primo '900 ed il secondo dopoguerra, fino all'avvento della Legge Merlin. 




Ogni vicolo, ogni via da Cavana fino a sotto il colle capitolino di San Giusto, pullulava di questi angoli di mondo, dove chiunque poteva trovare un proprio sfogo, non solo fisico ma anche psichico.





I bordelli più frequentati si trovavano in Via dell'Altana, Via del Fico, Via del Fortino, Via delle Beccherie Vecchie ed infine Via dei Capitelli. Ma tanti altri sorgevano un po' dappertutto tra le zone di Cavana e Riborgo.




 Notissima era la "Villa Orientale", situata in via Bonomo. Uno dei bordelli più "sciccosi", del quale possiamo vedere, qui sotto, un'immagine d'epoca pubblicata su una cartolina non viaggiata (la cartolina è di proprietà del signor Dario Fontana, che ringrazio):





Grande fama tra gli anni venti e gli anni '40 riscosse la casa di tolleranza chiamata "La Francese", situata fino al 1958 in Via dei Capitelli n. 6.

Uno dei biglietti da visita della casa La Francese:




Considerata come una delle più chic, distribuiva ai propri clienti un biglietto da visita in 4 lingue.

Qui sotto un mio disegno, raffigurante l'interno de La Francese, durante una serata "allegra" di alcuni militari fascisti del 1932 (come sempre cliccare sulle immagini per visualizzarle in grande):




Recentemente, una decina d'anni fa circa, durante i lavori di restauro del Piano Urban, sono riaffiorati alcuni antichi affreschi ottocenteschi, raffiguranti donne desnude. Tali dipinti invogliavano il cliente durante l'attesa del proprio turno.






Un altro famoso bordello era il "Metro Cubo", situato in Via del Fortino. Esso era il bordello più lurido ed infimo, e pure piccolo (da qui il nome), ma molto apprezzato dal grandissimo scrittore irlandese James Joyce, durante la sua permanenza a Trieste.

Quando Trieste era occupata dai tedeschi, nell'atrio della stazione ferroviaria esisteva un elenco di case di tolleranza autorizzate. Tale elenco serviva soprattutto ai militari, i quali vi potevano poi accedere con regolare permesso rilasciato dal proprio comando. Ovviamente anche sotto l'amministrazione anglo-americana, le prostitute erano sempre munite di un obbligatorio salvacondotto sanitario rilasciato dalla Questura.

Qui sotto libretto sanitario tedesco, rilasciato a Trieste per le case di tolleranza:




Sempre nel periodo anglo-americano, alcuni bordelli venivano segnalati "Off Limits", tramite apposite X cerchiate dipinte sui muri vicino alle entrate di tali bordelli proibiti alle truppe.


Qui sotto due foto dell'epoca, con i simboli "Off Limits".. la prima in Via del Fortino, vicino Cavana, e la seconda in Via del Fico:








Negli anni della seconda guerra mondiale, nella zona di Cittavecchia, dove vi era un fitto numero di postriboli, vi era una ragazza, muta dalla nascita, conosciuta per l'appunto solo come "la muta".
Essa conobbe la fama soprattutto negli anni del dopoguerra, allorquando i soldati anglo-americani usavano spesso "passare un po' di buon tempo libero" in quei luoghi dimenticati da Dio, qual erano i bordelli.

Dopo l'avvento della sopracitata Legge Merlin, la "Muta" ed altre sue colleghe continuarono il "mestiere più antico del mondo" in semiclandestinità, in proprio.

Oltre alla "Muta", vi erano anche altre due famose prostitute, nominate la "Garibaldina" e la "Bersagliera".

Qui sotto, un mio pupolo raffigurante la "Muta" e un militare del TRUST in... "libera uscita"!!! :D




Tutte e tre usavano spesso e volentieri "procacciarsi clientela", attacando bottone all'antica "Trattoria La Grotta", e successivamente al vicino "Bar de Lucia". 
Il bar, situato all'angolo tra l'inizio di Via dei Capitelli, Cavana e Via delle Beccherie Vecchie, chiuse i battenti nei primi anni '80. In quest'ultimo lasso di tempo, non era raro incontrare durante il giorno alcune prostitute dell'epoca d'oro, oramai invecchiate, tra cui la "Muta", ma anche la Bersagliera. Quest'ultima riconoscibile dai capelli tinti in un nero scurissimo, ed un pesantissimo trucco, nonostante l'età avanzata. Inoltre si portava sempre dietro un piccolo mangiadischi degli anni '60, dove inseriva continuamente dei 45 giri con canzoni patriottiche, e soprattutto la "Canzone dei Bersaglieri", suonata in continuazione (da qui il curioso soprannome in tema). Fumava, beveva e rideva sempre, ogni giorno con ogni tempo.

Qui sotto il "Bar de Lucia"  negli anni '70 e successivamente alla fine degli '80, oramai abbandonato e totalmente ricoperto da numerosi graffiti variopinti, sui quali dominava la simpatica intestazione goliardica "Fulminelli Street". Nel 2001 l'intero palazzo è stato ristrutturato, diventando l'attuale sede della "Casa della Musica"!








La "muta" forse è ancora viva... qualcuno asserì di averla vista, oramai anzianissima, ancora in giro in Via S.Michele, fino al 2005 circa.


      René