giovedì 22 dicembre 2011

René - BABBO NATALE E' ARRIVATO A TRIESTE... ED IO L'HO INTERVISTATO PER VOI!




Son da poco passate le ventitrè e venti, quando sto per addormentarmi sulla poltrona, nonostante il quarantaquattresimo caffè (forse ho esagerato un tantinello col caffè, ma po' bon).
L'orologio a cucù mi fa cucù, così, tanto per pigliarmi per il cucù, mentre la cogoma contenente il quarantacinquesimo caffè inizia a sbuffare come un'antica locomotiva della Trieste-Vienna.

Io sono René, ho 33 anni e sono un giovin mulo de Trieste! (mulo, in dialetto triestino significa ragazzo)
Sono dentro ad un accogliente salotto, tutto addobbato a festa. L'unica luce è quella fioca ma calda del fuoco acceso nel caminetto. Il tutto per dare un'atmosfera da cartolina natalizia.
Dalla finestra si scorgono i tetti delle case affacciate sul mare (sono vicino alle rive), ed in primo piano il campanile di "Santa Maria del Guato" (tradotto in italiano: "Chiesa della Santa Madre Vergine del Beato Ghiozzo Angelico"), ovvero la (ex) Pescheria Centrale.
In sottofondo, la stanza è permeata dalla delicata voce di Dean Martin, che canta "Silent Night". Nello stesso momento l'odore intenso dell'ennesimo caffè m'assale d'improvviso per prendermi a schiaffi con il suo aroma arabico.

Mi chiedo: "Ma quando arriverà? Strano, perché di solito è sempre puntuale nonostante non abiti proprio qui vicino... ", mentre le mie palpebre continuano ad abbassarsi come tapparelle disgraziate, implorandomi "pietà"!

Sto aspettando un amico di vecchia data. Un signore corpulento, un po' in là con gli anni (ho detto "un po' in là con gli anni"?... credo che Barsanti e Matteucci avessero appena ideato il motore a scoppio, quando lui era già anziano da un bel po'... e NON E' UNA BATTUTA!)

Tutto ad un tratto, dall'imponente sedia verde scuro posizionata con la parte del retro di fronte a me, vedo spuntare una mano che sorregge un'invitante tazza di thé.



Un istante dopo, l'anziano suono di una rassicurante voce d'antan mi fa: "OH OH OH, non te l'aspettavi, vero triestin?"

"FINALMENTE TE SON RIVADO!", gli dico ad alta voce!

Lui, con quella sua buffa espressione e quell'imponente vestito rosso fuoco con tanto di pesante mantello, anch'esso dello stesso colore, appoggiato ad un bracciolo della sedia, mi rassicura: "Ero qui già da un bel po', ma ho voluto lasciarti sonnecchiare in pace ancora un attimino. Per chi mi hai preso? Per un vecchio rompiballe che non ha niente di meglio da fare che andare in giro di notte, per le case altrui, per disturbare i muli de Trieste?"

Mi risparmio un'imprecazione scontata, cercando invece di ritrovare il mio registratorino... un vecchio e malconcio registratore da tavolo Philips, a batterie.
Lo trovo!
Inserisco una cassettina vergine, e dico al mio caro, vecchio amico che sono pronto e che possiamo iniziare l'intervista.
Per comodità, di fronte ai miei dialoghi vi sarà la lettera "R", per indicare René, cioè il sottoscritto, mentre le lettere "B." ed "N." indicheranno i dialoghi del mio amico un po' speciale.
Inoltre, aggiungerò, oltre a qualche foto, anche le mie vignette "pupoli", invitando i gentili lettori, per la millesima volta, a cliccare sopra di essi (i pupoli, intendo) per visualizzarli ad una buona risoluzione!

R.: Ciao, Babbo!... sei proprio tu "quel" Babbo, vero? 

B.N.: Ciao, René!! Sì, son proprio io in persona!!! E chi credevi che fossi? Un tecnico della Telecom?
Il mio nome è Samuel, ma tutti mi conoscono da un mucchio di decenni come Babbo Natale! O, se preferisci, Saint Nicholas, Father Christmas, Kris Kringle, Santa Claus, Joulupukki, Died Maroz, Djed Božicnjak, oppure Nonno Gelo o Babo Nadal... o pensavi anche tu che in realtà non esisto?

R.: Io ti credo,! Parola mia che, a livello psicologico, non ho dei seri problemi di regredimento infantile... semplicemente... ti credo. Punto. C'è bisogno di aggiungere altro? Se non credessi alla tua esistenza, non perderei  tempo qui (peraltro, consumando le reali batterie del mio Philips), bensì, me ne starei a sonnecchiare (non qui, ma nel mio letto. n.d.r.), e amen!

Però non devi convincere me. Sono io che dovrò convincere della tua esistenza chi mi leggerà. E la tua stessa testimonianza è fondamentale!
Vai... ho premuto il tasto REC!"

B.N.: Bene, deh orsù!!!
Dunque, partiamo dall'inizio...

 
Il mio vero nome è Samuel Lothar Klaus, e sono nato in una gelida notte di oltre 180 anni fa, precisamente il 5 dicembre del 1827, a Colonia (Germania).

Colonia (Germania), 1827 - Casa della famiglia Klaus


La mia era una famiglia nobile, benestante, ed io ero l'ultimo di ben otto fratelli, tra i quali Nikolaus Piet, l'unico ad esser nato all'estero, a Trieste (all'epoca fervente porto e centro commerciale dell'Austria-Ungheria... "Trieste, la Rosa degli Asburgo", come veniva definita), durante un viaggio d'affari di nostro padre assieme a nostra madre, ormai al nono mese di gravidanza.
Nikolaus è anche l'unico della nostra famiglia (oltre al sottoscritto) ad aver sconfitto i limiti biologici del tempo imposti all'uomo dalla natura.

Nostro padre era un ricco commerciante, amante dell'arte e della cultura, in particolare della letteratura (fu uno degli amici più stretti del grande Johann Wolfgang von Goethe). La nostra famiglia conduceva senz'altro un più che buon tenore di vita.

Durante l'infanzia, non avevo problemi ad avvicinarmi ai bambini poveri che chiedevano l'elemosina in mezzo alla strada. Se avevo qualche giocattolo tra le mani, spesso e volentieri lo donavo ad uno di questi bambini, nonostante mia madre mi rimproverasse ciò con veemenza, intimandomi duramente di non dare confidenza a "quei piccoli straccioncelli" (come gli chiamava lei), poiché "un fanciullo di buona famiglia deve crescere bene tra la gente per bene"!
Io donavo i miei giocattoli a loro, perché tanto sapevo che i miei me li avrebbero ricomprati. Mentre i bambini poveri possedevano al massimo due biglie di ferro per giocherellare ogni giorno sulle strade, tra la sporcizia e l'indifferenza della gente.

Il giorno del mio 19° compleanno, la prima tremenda svolta nella mia ancor giovane vita: scoppiò un incendio nella nostra casa, mentre io stavo ritornando dal Sacro Collegio dei frati Francescani dove studiavo. Fu una tragedia! Perirono tutti, compresa la servitù. Si salvarono solo poche carte e, la cosa più importante, mio fratello Nikolaus, il quale si era rifugiato in cantina. Ma non ci rimase veramente più nulla, anche perché la nostra famiglia in quello stesso anno aveva subito un enorme crack finanziario che portò in rovina tutti!
Ancor oggi, a distanza di quasi due secoli, non riesco a trattenere lacrime di commozione...

R.: Mi dispiace... non volevo richiamare alla tua mente dei ricordi così dolorosi...

B.N.: Noooo, nessun problema... non potevi sapere... adesso posso continuare, dunque...

In poche parole, io e Nikolaus, superato il grave shock iniziale, iniziammo ad arrangiarci alla bene e meglio. Terminati gli studi forzatamente, poiché senza denaro, tirammo avanti come potevamo, intraprendendo svariati mestieri: lustrascarpe, falegnami, bandai, ecc...
Per un breve periodo, nel 1890, fummo anche assistenti del dott. Abraham R. J. Van Helsing, un nostro anziano concittadino con la fissa della parapsicologia, poco prima della sua partenza per Londra, dov'era stato chiamato da un suo giovane assistente, il dott. John J. Seward, per risolvere una faccenda piuttosto complicata.

Nel frattempo, presi moglie e, sempre assieme a mio fratello, riuscimmo anche ad avere finalmente una piccola casetta tutta nostra alla periferia di Colonia.

Un mio ritratto, raffigurante Samuel Lothar Klaus nella sua nuova casa a Colonia, nel 1874 circa



Nel corso di tutti questi anni, tra tanti mestieri uno in particolare ci colpì molto, ovvero l'apprendistato in una piccola bottega di giocattoli. Divenimmo ben presto esperti giocattolai, grazie anche ad un precedentemente lungo apprendistato come falegnami, a Francoforte.
Esperti giocattolai, inventori e costruttori di balocchi e bamboline di ogni tipo!

R.: Insomma, finalmente avevate trovato la stabilità economica e la felicità personale... praticamente eravate rinati dalle ceneri come la Fenice delle leggende...

B.N.: Non proprio... anzi, ciò non bastò affatto!
I tempi si fecero sempre più neri, in giro la situazione non era rosea a causa della Guerra Franco-Prussiana, così io, mia moglie e Nikolaus decidemmo di lasciare la Germania, per sempre, ed emigrare lontano. Anche per non esser di nuovo preda dei dolorosi ricordi del nostro tragico passato.

Arrivammo lontano, in Finlandia, nella zona della Lapponia, allora pressoché sconosciuta al mondo. Fummo spinti sino in quelle terre lontanissime da una specie di... forza misteriosa... sovrannaturale... non sapevamo spiegarcelo, ma fu come se una mano invisibile ci volesse guidare proprio lì, in un punto preciso.
Ci stabilimmo in un minuscolo appartamento in affitto nel piccolo villaggio di Norvajärvi, accanto all'omonimo lago in provincia di Rovaniemi. Successivamente, nello stesso villaggio aprimmo una grande bottega di giocattoli. La bottega funzionò così bene che dopo solo un anno riuscimmo a pagarci una casa-laboratorio, tutta per noi, vicino al paesino di Klinzfess, in via jääpuikkoja n. 0091. Anche nei paesi vicini, come la Norvegia, il nostro operato era richiestissimo.

La piccola casetta di Samuel Lothar Klaus e Nikolaus Piet Klaus, poco lontano dal paesino di Klinzfess (Lapponia finlandese) - 1892 circa



Per farla in breve, fummo nuovamente in ottime condizioni economiche, ed in più, direttamente da Weidenberg arrivò una nostra vecchia zia, brutta come la fame più nera, ma simpatica come la primavera, per darci una mano, stabilendosi da noi definitivamente.

Io e Nikolaus, in memoria di quanto accaduto a noi, decidemmo di regalare giocattoli ai bambini poveri durante le festività del Santo Natale. Personalmente, così facendo, mi sentivo realizzato poiché mia moglie non poteva avere figli... fu come se tutti i bambini poveri fossero diventati figli miei.

R.: In pratica, stava nascendo il futuro Ba...

B.N.: T'interrompo, scusami... no, non ancora. Ma una sera -me la ricordo ancora, era il 1 settembre del 1892... poco più di tre mesi prima del mio sessantacinquesimo compleanno- io e Nikolaus eravamo andati a farci una bevutina in un'osteria della vicina Rovaniemi... l'osteria "Alla bella disgraziata", così chiamata perché in quello stesso casolare, al primo piano abitava una bella ragazza del luogo che, correndo verso il fidanzato che era ritornato da una guerra in Europa, scivolò accidentalmente su una saponetta caduta per terra, finendo così verso la finestra aperta, per poi volar fuori da quest'ultima e rimanere, infine, spiaccicata sul selciato sottostante, come se fosse una sogliola Findus!!

R.: AHAHAHAHAH!!...

B.N.: Smettila di ridere, poffarbaccolina e poffarbaccoletta! Mi fai perdere il disco del filorso... dunque, stavo dicendo... in quest'accogliente osteria, Nikolaus ed io facemmo la conoscenza di un giovane esploratore norvegese, intenzionato a raggiungere il Polo Nord. Si chiamava Fridtjof Nansen. 

L'esploratore Fridtjof Nansen (Store Frøen, 10 ottobre 1861 – Bærum, 13 maggio 1930)

Costui, era convinto che esistesse una "corrente artica"...  cioè una specie di strada già tracciata per raggiungere il Polo. Nonostante la giovane età, Nansen era un personaggio molto colto e pieno di iniziativa. Io, Nansen e Nikolaus, passammo quasi due ore a chiaccherare amabilmente di tutto e di più, davanti a dei buoni bicchierini di buonissima Koskenkorva.


Una spedizione norvegese, al comando dello stesso Nansen, era già pronta per iniziare il viaggio quello stesso ottobre, a bordo della "Fram", una magnifica ed efficente nave artica progettata dall'abile architetto navale Colin Archer!
Ad un certo punto della serata, Nansen tirò fuori un magazine statunitense di satira politica, l'Harper's Weekly, e, rivolgendosi al sottoscritto, esclamò: "Hey... ecco chi mi ricordavi!!!...
Subito dopo, m'indicò un disegno sulla copertina di questo giornaletto satirico; un disegno dell'illustratore americano Thomas Nast, dove in primo piano vi era raffigurato un buffo personaggio con la barba bianca e le guance rosse... una specie di elfo nordico. 

Prima raffigurazione dello spiritello dei boschi nordici, chiamato "Santa Claus" - Illustrazione di Thomas Nast, risalente al 1880

"E io assomiglierei a questo coso?" -dissi, sorridendo sotto i baffi- Secondo me, sì... e parecchio, pure" -rispose Nansen, sghignazzando a sua volta.
Nansen, ci spiegò che quel buffo personaggio si chiamava Santa Claus, ed era una versione americana di Sint Niklaas, ovvero una specie di vecchietto con la barba bianca, dispensatore di doni. Personaggio, quest'ultimo, ispirato direttamente alla figura storica di San Nicola, vescovo di Myra, vissuto nel III secolo dopo Cristo.

Effettivamente, le leggende nordiche da tempo parlavano di una specie di "Spirito del Natale", raffigurato da un signore anziano portatore di doni e dolci per tutti i bambini.

"Santa Claus", mentre porta doni durante il solstizio d'inverno - Illustrazione di Thomas Nast, della fine dell'800

R.: E poi?...

B.N.: Niente di particolare... dopo averci riso sopra a questa cosa, parlammo ancora una ventina di minuti del più e del meno. Successivamente ci congedammo. In seguito, seppi che il simpaticissimo ed affabile Nansen non riuscì per un pelo nel suo intento di raggiungere il Polo Nord. Però, con numerose iniziative benefiche, nel 1922 ricevette meritatamente il Premio Nobel per la Pace. Da quella piacevole serata del 1 settembre 1892 all'osteria di Rovaniemi, non lo rivedemmo mai più.

R.: Perdonami... ma io sono curioso di sapere come...

B.N.: E PER DIANA!... UN PO' DI PAZIENZA... CI STAVO GIUSTO ARRIVANDO!! PER CHI MI HAI PRESO? PER "MITRAGLIETTA" MENTANA??
Dunque... dopo aver salutato Nansen all'osteria, Nikolaus ed io ritornammo a casa nostra, a Klinzfess.
Verso la mezzanotte, tranquilli e beati, senza alcun pensiero per la testa, ci coricammo... ma quella notte non era assolutamente una notte qualsiasi.

R.: Ah no? Forse non riuscivate a dormire, perché vi era rimasta sullo stomaco quella... come si chiama... Koske... Koskevoldir... Kosstevol... Kosstesbisighi... Koss okori ke i kori se no okori ke i kori... come si chiama?

B.N.: OUUU, RAGAZZO... LA SMETTI D'INTERROMPERE? PER CHI MI HAI PRESO? PER L'OMINO MICHELIN PRONTO A SGOMMARE?

R.: Beh, non serve che ti incavoli... scusa, dai. Però stringi, vieni al dunque...

B.N.: Stringi, lo dici a tua sorella! O poffarre e poffarbacco e poffarbeccolina e perdirindrdina e perdincicicinperbaccolindindindindinina!!!!!

Allora... come stavo dicendo, a mezzanotte circa ci coricammo tutti. Durante la notte ebbi il sonno piuttosto agitato... stavo sognando delle voci che mi chiamavano... incessantemente... delle voci amiche.
D'improvviso, aprì gli occhi e mi ritrovai in mezzo al Polo Nord, in piena notte... una notte calma ma tremendamente gelida. Intorno, vi era un immenso silenzio... un devastante silenzio. C'ero solo io, questa grandissima distesa ghiacciata azzurro-scura e, sopra di me, un nero intenso, strapieno di tantissime stelle brillantissime.


Di fronte a me... l'entrata di una piccola grotta con tante stalattiti di ghiaccio, che si apriva in una piccola collinetta, anch'essa di ghiaccio e neve. Ciò mi parse alquanto strano, dal momento che la banchisa polare non è una terra emersa, bensì una grande distesa di ghiacci in perenne movimento.
Mentre mi ponevo mille domande, d'un tratto sentiì di nuovo quelle voci amiche, in lontananza...  mi invitavano ad entrare nella grotta di ghiaccio... ma io ebbi un attimo di paura ed esitazione. Subito dopo, però, la paura svanì per lasciar posto, come per incanto, ad un infinito senso di benessere e tranquillità che iniziò a pervadermi di gioia e fiducia tutto l'animo.

Un mio pupolo, raffigurante l'entrata della grotta segreta al Polo Nord, dove abitano gli elfi e gli gnomi fabbricanti di giocattoli

Entrai dentro con fiducia, mantenendo pur sempre una certa cautela... c'era una fioca illuminazione, proveniente da non so dove. Davanti a me delle scale di ghiaccio, leggermente incurvate, che conducevano verso il basso.
Scesi...
Dopo circa due minuti di discesa, la scalinata finì e mi ritrovai in un'immensa caverna, calda ed avvolgente come un panno materno. Dentro questa caverna di ghiaccio vi era un'immensa fabbrica di giocattoli. Nello stesso momento, tutt'intorno mi si fecero incontro un manipolo di elfi, alti come bambini, ed alcuni gnomi, alti come due mele o poco più... come i Puffi, insomma!

Fabbrica di giocattoli degli elfi e degli gnomi del Polo Nord - Illustrazione statunitense di autore anonimo

Mi salutarono tutti con un inchino reverenziale, dandomi un calorosissimo benvenuto così come si fa con un ospite importantissimo atteso da tempo.

Un piccolo elfo biondo mi si avvicinò, dicendomi: "Ti diamo il benvenuto, Samuel! Benvenuto nella caverna di ghiaccio senza tempo... l'unico tempo qui è sempre quello dell'armonia con la natura. Solo a pochi umani è stato concesso il privilegio di poterci entrare!!"

Questi buffi elfi, assieme agli gnomi, mi vollero far dono di questo grandissimo magazzino che conteneva un'altrettanto grande macchina calcolatrice fabbrica giocattoli, costruita da loro stessi.
Uno di loro, un elfo che sembrava essere il capo, mi si avvicinò, stringendomi fortemente la mano.
"Finalmente sei giunto tra noi, Samuel. Ti aspettavamo da tanto tempo", disse.
"Mi aspettavate???... " risposi, alquanto frastornato ed incredulo.
"Sì!" continuò il capo degli elfi…
"Aspettavamo proprio te... i nostri elfi profeti ci annunciarono molto tempo fa che un giorno sarebbe giunto un uomo buono, che vuol bene a tutti i bimbi, soprattutto ai meno fortunati. Un uomo buono che è la reincarnazione di uno spiritello della mitologia nordica, di origine pagana. Uno spiritello dei boschi, dalla lunga barba bianca, che durante il solstizio d'inverno diviene dispensatore di doni e di felicità."

Subito dopo avermi detto ciò, mi ricordai della chiaccherata con Nansen, giù all'osteria "Alla bella disgraziata" di Rovaniemi... e pensai, fra di me, che forse avevo effettivamente esagerato un po' con i bicchierini di Koskenkorva...

Non riuscii a terminare il mio pensiero, perché un istante dopo un altro elfo mi prese sottobraccio e mi portò verso una nicchia. In tale nicchia vi erano, accovacciate su del morbido fieno, ben 12 renne, tutte provenienti dalla Lapponia.

Pensai proprio alle renne della tradizione di Babbo Natale, e glielo dissi all'elfo. Quest'ultimo mi rispose, quasi scocciato: "Vixen, Blixen, Donner, Dancer, ecc... bah... solo nomi anglosassoni di pura fantasia, inventati dai soliti americani copioni e consumisti... solo Rudolph è l'unico nome veritiero da loro azzeccato... Rudolph è quello lì, quello con lo sguardo scaltro ed il naso rosso... lo vedi?
In realtà, carissimo Samuel, gli autentici nomi delle altre 11 renne, assieme a Rudolph, per l'appunto, sono i seguenti:

SNUFF: La renna che soffre molto il raffreddore nei mesi più freddi... di solito lo curiamo con i vecchi metodi che son sempre i migliori (ed anche gli unici che conosciamo), cioè scodelle con latte caldo e miele, ed una buona copertura durante la notte. E' un maschio.

PALLA DI NEVE: Femmina. La più dolce ed ingenua del gruppo... guardale gli occhi... fa tenerezza, vero? Ohhhh, è diventata tutta rossa, come il naso di Rudolph, eh eh.

RUDOLPH: L'ho nominato per ben due volte, eccolo... è per l'appunto conosciuto anche come "la renna dal naso rosso". E' il più pestifero ed indisciplinato. Ci fa sempre uscire dai gangheri, spesso e volentieri. Avrai non poco da fare con lui, Samuel... io t'ho avvisato!

STELLA ALPINA: Femmina. Una delle più diligenti... è la più esperta in orientamento. Un'autentica bussola vivente! Sa trovare la strada giusta anche in mezzo a tempeste, bufere, banchi di nebbia e quant'altro di tutto e di più e di più ancora, eh eh.

LAPPONIA REDENTA: Femmina. Come dice il nome, proviene dalla Lapponia norvegese. Molto seria e riflessiva, sa tenere bene assieme tutto il gruppo... la renna della compattezza!

STALATTITE: Femmina. L'esatto contrario di Snuff; la più resistente all'intensa e pungente temperatura artica.

METEORA: Femmina. La più veloce e scattante... quando si è in ritardo, lei è la prima a partire a tutta birra!

SELENE: Femmina. La renna più seria del gruppo. Un ottimo collante per tutte le altre renne. Sempre riflessiva ed attenta, tiene su il morale della "truppa" quando qualcosa sembra andar storto. Ha un'ottima capacità decisionale nei momenti più critici... sì, perché anche e soprattutto durante il volo può capitar di tutto... in primis l'instabilità dei vari fenomeni atmosferici terrestri, come ne abbiamo già parlato poc'anzi. Insieme a Stella Alpina, è la guida principale... loro due son sempre in testa alla guida della slitta. Bellissima quest'ultima, la slitta, intendo... tra poco te la farò vedere.

PASTAFROLLA: Femmina. Altra tenerona, ma anche estremamente pasticciona. Quando le capita di combinar danni diventa l'esatta controparte femminile di Rudolph... ed ho detto tutto!! Ohhh, ma comunque questi due non si possono vedere, talvolta. Sempre a combinarsi dispetti l'un con l'altra.

GATORADE: Maschio. Il più sportivo del gruppo. Perennemente innamorato di Selene, è anche la renna più forzuta. Riesce a trainare, da solo, gran parte della slitta.

ARGENTA: Femmina. La più elegante, e pure la più vezzosa. E' molto semplice ed alla mano come tutte le altre, nonostante gli apparenti atteggiamenti da gran dama.

BELLA TRIESTINA: Ed infine lei, femmina, la più estrosa del gruppo, ma anche la più carina... come tutte le "mule" triestine. Sì, perché lei è una renna nata in cattività in una stalla di Trieste, proprio la città dove è nato anche tuo fratello Nikolaus. La volevano vendere al mercato comunale, ma io, che fortunatamente mi trovavo di passaggio in quelle terre lontane, volli salvarla, portandola qui tra noi (però, sborsai un bel po' di corone per aggiudicarmela... ma furono monete ben spese, naturalmente).

(Qui sotto due miei pupoli raffiguranti Rudolph, la renna dal naso rosso, e Bella Triestina)






D'istinto, risposi: "Ma io non sono sicuro d'esser pronto per questa... questa... "

"Missione. La tua è una missione!", rispose tranquillo l'elfo. E subito dopo, allungando la sua mano con un ampio sorriso, m'indicò una bellissima slitta. Una slitta costruita con il miglior legno. Tutta colorata, con tanto di fanali per l'illuminazione ed un campanaccio posto di fronte al sedile del cocchiere.

"E questa slitta e queste renne possono davvero volare?" chiesi, alquanto incredulo ed anche un po' divertito.

"Samuel... ", rispose l'elfo, "Samuel, Samuel, Samuel mio... devi cercare di vedere le cose aldilà della tua mentalità quadrata da uomo semplice, seppur essa sia in buona fede... anche gli asini sanno che è fisicamente impossibile che delle renne ed una slitta, o qualsiasi altro oggetto od essere vivente possano volare eludendo la forza gravitazionale terrestre come se niente fosse!Lo diceva anche Isacco Newton, sgranocchiando la mela che gli era caduta in testa un attimo prima.

Per noi elfi, basta ricorrere alla magia, ma per far volare oggetti e/o animali? Un bel problema!

L'abbiamo risolto facilmente.
Dunque, come abbiamo detto, una massa viene attirata al suolo dal campo gravitazionale terrestre. Perché i pianeti del Sistema Solare, ed i satelliti, come la Luna, ad esempio, non ci cadono in testa?"

"Scusa, ma non riesco a seguirti", risposi sempre più perplesso.

L'elfo rispose di rimando "Perché i pianeti ed i satelliti volteggiano come trottole nella loro orbita... quindi... si tratta solo di creare un "effetto orbitale" attorno alle masse. Mi spiego meglio: abbiamo studiato un ingrediente alchemico capace di far alzare in volo le cose che vogliamo far alzare in volo. Abbiamo immesso nell'ingrediente alchemico  alcune microparticelle di comunissimo elio. Spargiamo su animali, persone ed oggetti questo particolare ingrediente, che in fondo non ha nulla di magico (non ha nulla di magico, sì, ma prima che ci arrivino gli scienziati umani bisognerà aspettare le calende greche), et voilà! Ohhh, e poi esso è un ingrediente spettacolare, perché fa spuntare sul corpo delle renne in volo (e questo grazie ad un ingrediente realmente magico, che gli umani se lo sognano di notte!!!) delle magiche ali, di consistenza simile al cristallo più bello!!
Lo stesso ingrediente, sviluppato con altre formule, permette di far passare un uomo attraverso camini, condutture e quant'altro. E, difatti, questa opzione servirà a te per entrare nelle case di tutti i bambini del mondo, la notte della Vigilia di Natale."

"Tutti i bambini del mondo???... ma non posso visitare le case di tutti i bambini del mondo, in una sola notte!"

"Oh, sì che potrai... perché le barriere temporali per te non avranno senso in quella notte... persino tu stesso non te ne accorgerai, e la mattina seguente, pur sentendoti stanco per il gran viaggio, ti sembrerà che saranno, per l'appunto, passate solo poche ore. Non ci saranno più nemmeno dei limiti biologici per te... non dico che sarai immortale, però invecchierai molto ma molto ma molto più lentamente rispetto ai normali esseri umani. Finché ci saranno bambini da accontentare, tu starai sempre abbastanza in forma quel tanto che basta, nonostante lo scorrere continuo della clessidra. Ovviamente, anche tua moglie potrà godere di questo privilegio temporale, per starti sempre accanto e consigliarti.
Inoltre, tutte queste proprietà le riceverà in dono pure tuo fratello Nikolaus, il quale, solo in ristrette aree terrestri rispetto a te, diventerà San Nicolò, il quale porterà doni e dolciumi nella notte tra il 5 ed il 6 dicembre. Lui viaggerà su un piccolo e dolce asinello, accompagnato da un ex schiavo delle Antille Olandesi, fuggito una notte ed arrivato sin qui a noi, guidato dalla stessa forza sovrannaturale che ha spinto voi fino in Lapponia. L'aiutante di San Nicolò, si chiama Pietro il nero!

Babbo Natale e San Nicolò di cioccolata

Infine, anche la vostra stessa zia di Weidenberg, nella notte tra il 5 ed il 6 gennaio, diverrà la Befana! No, non arrabbiarti Samuel... non voglio offenderla, eh eh eh... Intendo dire che anche lei diverrà la reincarnazione di un bonario spirito delle leggende, cioè una strega buona che porta dolci e leccornie ai bambini, chiudendo il 6 gennaio le feste, o meglio, il solstizio!
E adesso, Samuel, svegliati... dormiglione, svegliati, che un nuovo giorno è arrivato... "

Mi svegliai, sì, di scatto nel mio letto. Raccontai a Nikolaus ed alla zia il mio sogno. Loro mi guardarono sorridenti, e mi confermarono, con mio gran stupore, di aver fatto lo stesso identico sogno. Subito dopo, nella cameretta entrò l'elfo, il quale mi salutò di nuovo con l'inchino, dandomi il buon giorno così: "Benritrovato Samuel, anzi... Babbo Natale!

R.: E così iniziò la tua nuova vita...

( Un mio pupolo, raffigurante Samuel Lothar Klaus, mentre nel dicembre del 1892, sotto la brillante luce della Stella Polare, diviene finalmente "BABBO NATALE"!)







B.N.: Da allora divenni quel caro anziano (esser definito "vecchio" non mi piace!) che porta doni la notte di Natale. Non solo ai bimbi buoni, ma anche ai meno buoni... non esistono bambini cattivi, assolutamente! Anche il bambino più problematico ed irrequieto ha diritto ad un regalo la notte di Natale.

 (In questo mio pupolo qui sotto, il fratello di Samuel Lothar, Nikolaus Piet Klaus, divenuto "SAN NICOLO' ", qui raffigurato assieme al suo aiutante Pietro il nero mentre dal carso scendono verso la città di Trieste, la notte tra il 5 ed il 6 dicembre.)




 


Ricordo ancora benissimo il mio primo volo nella notte di Natale del 1892... fu emozionante veder partire a tutta carica queste renne meravigliose, le quali sfoderando all'improvviso delle lucentissime ali che sembravano veramente di cristallo, iniziarono ad alzarsi in volo superando ben presto i 2000 metri.
Da quella magica notte, altre ne seguirono ed altre ancora... gli anni, i decenni passavano... ed io sempre in sella alla mia slitta, di qua e di là, di su e di giù, continuando imperterrito ad attraversare il mondo da tutte le latitudini, per portare ai bambini tanta felicità racchiusa in un grande sacco!

In questo mio pupolo: Babbo Natale, mentre deposita un regalo in una casa inglese, la notte di Natale del 1902
(Qui sottto una bambina, mentre la mattina del 25 dicembre stringe a sé il suo regalo: un dolce Babbo Natale di pezza!)







Oggigiorno devo stare sempre più attento con tutto il traffico aereo. Lo scorso Natale, evitai veramente per un soffio un Boeing 747... grazie ad un'improvvisa manovra e soprattutto grazie ai riflessi di Meteora e Stella Alpina, due delle mie renne, riuscii così ad evitare di spiaccicarmi sulla fusoliera di quel volo di linea...

In un’altra occasione, nel 1989, rischiai di schiantarmi sulla prua di una nave mercantile, sbucata improvvisamente da un corso artificiale collegato al canale di Panama! … eh eh eh, ma se ti raccontassi quali e quante avventure mi son capitate durante tutto l'arco del '900, potremmo scriverci almeno 100 libri!!



R.: Come riescono a stare tantissimi balocchi in un sacco non più grande di quelli per il trasporto del bucato delle lavanderie?
B.N.: Ohh, sì, sì... il mio sacco... vedi, è come il gonnellino di Eta Beta!... Può starci dentro anche un automobile, volendo, solo che bisogna spingere un po' perché, altrimenti, fa fatica ad entrarci. Con l'esperienza di Babbo Natale si fa tutto!!! Ohohohohohohohoh...

R.: Senti, Babbo... ma davvero basta scriverti una letterina per ricevere qualcosa? E poi, dove la si deve spedire? Mi pare alquanto improbabile il Circolo Polare Artico come recapito. Al limite, possiedi pure un account di posta elettronica?

B.N.: Tu scrivila, e poi lasciala dove vuoi... viaggerà da sola, per poi giungere automaticamente fra le mani del sottoscritto, od in quelle dei miei elfi aiutanti. Basta crederci veramente! E niente mail compiuterizzate, per favore... possiedo addirittura tre Mac portatili, ma, quando possibile, di solito non uso quasi mai questi trabiccoli umani... non mi servono, per fortuna, e spero che non dovrò esser mai costretto ad utilizzare sempre ste robacce, possibilmente!! Lo so che oggigiorno sono strumenti indispensabili, ma io preferisco far le mie cose all'antica.







In quest'altro mio pupolo, Babbo Natale passa sopra il Castello di Miramare (Trieste)

In questo mio terzo pupolo, Babbo Natale sui tetti di Trieste, pronto a consegnare altri regali


R.: Ma io, nel 1987 (me lo ricordo ancora) scoprì che i regali erano già pronti prima di Natale, ben nascosti nell'armadio di mio padre. Quest'ultimo, come tutti i papà del mondo, la notte di Natale me li metteva di nascosto sotto l'albero. Quindi, in teoria mi hai raccontato una bella storiella, buona solo per il mio blog...

B.N.: Dovrei ritenermi offeso, umpf! E' vero che i papà ci mettono del proprio, ma i lecca-lecca o i robottini, i dischi di Elvis Presley o le ristampe dei fumettoni Disney anni '30 che trovavi accanto ai giocattoli messi nottetempo sotto l'albero da tuo padre, chi credi che li metteva? Per chi mi hai preso? Per un teleimbonitore tipo Wanda Marchi?

R.: Ok, ok! E della “questione Coca-Cola”, che mi dici? Dicono che il tuo costume rosso derivi dalle immagini pubblicitarie della Coca Cola americana tra gli anni '30 e '60.

B.N.: Palle (di Natale, ovviamente)!!!! Chi ha messo in giro questa notiziola, recentemente ha fatto una gran figura di neve, poiché è stato approvato storicamente che il mio costume è sempre stato rosso, e non verde. Il tipo in verde che m'assomiglia (ben poco) è in realtà lo Spirito del Natale Presente, descritto nello "Scrooge" di Dickens. Molto carini i disegni del buon Sunny (Haddon Sundblom), ma poco o nulla c'entrano con il sottoscritto, se non, per l'appunto, nell'ottica stupidamente consumistica di un grande marchio pubblicitario americano, detto senz'offesa per la Coca Cola (che piace anche a me).

Babbo Natale, in un'illustrazione pubblicitaria americana degli anni '50, disegnata da Haddon Sundblom


R.: Un'ultima domanda, Babbo, poi ti lascio perché so che devi ritornare in Lapponia, a preparare il tutto per Natale. Tu, poco fa, hai affermato di non essere totalmente "immortale"... la mia domanda, cruda ma sincera, è: Babbo Natale, un giorno, cesserà di esistere pure lui?

B.N.: In questi anni ho visitato tantissime case. Ho visto tantissimi bambini di ogni razza ed estrazione sociale, crescere e diventare adulti, per poi invecchiare e morire.
Alcuni di essi sono cresciuti bene, tanti hanno preso strade differenti, diventando anche molto cattivi... criminali. Ho visto due guerre mondiali, tragedie, altre guerre...
E' la vita.
Adesso, nell'era della tecnologia dovunque e a tutti i costi, io, con la mia slitta trainata dalle mie renne volanti, continuo, come faccio da più di un secolo, ad attraversare migliaia e migliaia di città che nel frattempo son divenute metropoli gigantesche, illuminate a giorno anche di notte, dove gli svaghi dei bambini non sono quasi più dei bei palloni da calcio o delle bamboline di pezza, bensì giochetti elettronici dal dubbio valore ludico, oltreché dannosi per la salute a lungo andare (ma, in questo caso, la colpa è dei genitori)... inoltre, vedo sempre più diffusa in giro una voglia di accantonare l'atmosfera di Natale, a causa dei problemi sempre più importanti e sempre più duri che affliggono la nostra società abbastanza ammalata, spesso e volentieri opulenta e... vuota. Svuotata di tutto, quindi, anche del significato più intimo, più personale del Natale.

Ma io continuerò comunque imperterrito a solcare i cieli, attraversando i secoli e gli eventi stessi, come un Angelo vestito di rosso. Fino a quando ci sarà anche un solo bambino sulla Terra che crederà nella mia esistenza, io esisterò.
Quando, invece, anche l'ultimo bambino sulla Terra avrà smesso di credere in me, o anche più semplicemente, avrà smesso di sperare nel periodo di Natale, ritenendolo solo un mero periodo consumistico da superare in fretta e furia, allora e solo allora, tristemente, chiuderò gli occhi... per sempre!



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Rimango impietrito... di sasso... rendendomi improvvisamente conto di come veramente ai tempi attuali non ci sia più quella "voglia" di aspettare il Natale con fiducia, speranza ed una punta d'impazienza. Effettivamente, come nel resto dell'anno, seppur un po' meno durante il mese di dicembre, ci si continua a "pigliarsi a pedate"... non faccio in tempo a proferir parola, che il buon Babbo non è più sulla sua sedia. Sparito! Dove è finito?

Un momento... accanto alla sedia, seminascosto nell'ombra trovo un bellissimo cestino natalizio, contenente un pandoro, uno spumantino e tanti buoni dolcetti e cioccolatini.

Guardo fuori dalla finestra, ed in lontananza vedo una scia luminosa nel cielo che punta verso Nord, dove brilla alta la Stella Polare.

Nel cestino, un bigliettino augurale con scritto: "A René… da parte del suo amico Samuel: Hyvää Joulua ja Menestyksellistä Uutta Vuotta!"


      René - Trieste, mercoledì 21 dicembre 2011

P.s.: Un grosso ringraziamento all'amica Angela "Angy" Casile, per la supervisione del testo

5 commenti:

Armando d'Ippolito ha detto...

"Samuel, Samuel, Samuel mio... devi cercare di vedere le cose aldilà della tua mentalità quadrata da uomo semplice, seppur essa sia in buona fede..."

"[...] io continuerò comunque imperterrito a solcare i cieli, attraversando i secoli e gli eventi stessi, come un Angelo vestito di rosso. Fino a quando ci sarà anche un solo bambino sulla Terra che crederà nella mia esistenza, io esisterò.
Quando, invece, anche l'ultimo bambino sulla Terra avrà smesso di credere in me, o anche più semplicemente, avrà smesso di sperare nel periodo di Natale, ritenendolo solo un mero periodo consumistico da superare in fretta e furia, allora e solo allora, tristemente, chiuderò gli occhi... per sempre!"

Strafantastica René!!! Storia, leggenda, fiaba, comicità, satira, scienza (i riferimenti ad Isacco Newton ed alla cosmologia =D, oltre a quelli alchemici), arte (le illustrazioni).
Il talento sta, come si diceva su, nello sguardo al di là del comune, verso la 'magia' del semplice.
Nel tuo racconto hai riportato la perfetta descrizione di ciò che connota il natale: l'atmosfera. E' uno schizzo pittorico di visiva arte ludica, fresca, semplice, schietta, speranzosa, un pò nostalgica, sempre leggera e calzante. E' la visione onirica del bravo bambino che immagina di incontrare colui che vive nelle leggende del Natale, la figura nella quale è racchiusa la speranza di un periodo magico di sana festa.

Complimenti vivissimi, ma conoscendo il tuo talento, c'è sempre da aspettarsi gustosissime idee. =)

Buon Natale!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

ps: la prossima volta lascia che Sir Samuel mi faccia un autografo con dedica! =D

René ha detto...

Ti ringrazio, gentilissimo!!!

Faccio un po' d'autocritica... forse sono stato eccessivamente campanilista (Trieste, è molto presente nel tutto)... ma siamo a Natale, dove tutto, come a Carnevale, vale... o no? :D

Grazie ancora, anche ai visitatori ed a tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere tutto sto papiro!

René ha detto...

Armando, dice: "ps: la prossima volta lascia che Sir Samuel mi faccia un autografo con dedica! =D "

Glielo puoi chiedere tu stesso... oggi, Vigilia di Natale, sei ancora in tempo... su, prepara la letterina! :D

Bye

ROBERTO ha detto...

Caro René, Natale è passato da un pezzo, ma stamattina sono ritornato su questo post (non so perché!), e l'ho trovato meraviglioso. Un grande lavoro a livello di testo e immagini, senza considerare la magica atmosfera che sei riuscito ad evocare. Grande.

René ha detto...

Ti ringrazio, Robbè... un commento-regalo di compleanno! (eh, sì... oggi, 15 gennaio, fo' gli anni)

Ho visto in giro che viene condiviso su fb, ed anche sulla colonnina di destra di Blogger, quella con i post più letti, questa mia "follia natalizia" sta guadagnando terreno (come dicono in tv).
Son contento, perché è una cosa scritta col cuore... ho tirato letteralmente fuori "il fanciullo che è in noi", forse (anzi, senza forse) perché i tempi grami che viviamo tutti ci inducono per forza (e direi per fortuna, viste le troppe inutilità di questi ultimi anni), finalmente, a cercare le cose più umili, le più semplici. Insomma, le cose veramente belle ed importanti... anche Babbo Natale, a modo suo è importante, perché è sempre una figura portatrice non solo di doni per bambini, ma anche di speranza e gioia per tutti!
I problemi, per carità, c'erano anche venti e più anni fa (magari moooooolto di meno :D ), però, ad esempio, per me bambino importava solo l'arrivo del buon vecch... pardon, anziano (se dico "vecchio", Babbo Natale mi bacchetta).
La stessa "atmosfera di Natale", infondeva un po' di buonumore laddove il buonumore veniva puntualmente sconfitto, durante l'anno dai soliti, triti e ritriti problemi quotidiani, più o meno grandi, a cui tutti, chi più chi meno, siamo regolarmente esposti.
Tanto è vero che quando si è bambini si ha fretta di crescere... poi, quando si è veramente adulti, si vuol tornare bambini per non dover più aver a che fare con le bollette, con la sveglia al mattino (beh, magari quest'ultima se la sorbiscono pure i fanciullini, visto che devono andare all'asilo o a scuola), il caotico traffico (perlomeno per chi vive nelle grandi e medie città)... per non parlare dei pendolari che devono alzarsi prestissimo per girare di qua e di là, con il treno, oppure con l'auto sorbendosi autostrade infinite, dove, oggigiorno, devi avere mille occhi con tantissimi automobilisti indisciplinati, che prendono le autostrade per circuiti di Formula 1, viaggiando tranquillamente, ad esempio, sulla corsia di sorpasso come se fosse la strada normale. Oppure quei camionisti che all'improvviso ti sbucano con i loro mostri, da uno svincolo laterale, senza dare la precedenza e costringendo l'automobilista a cercare di far manovre improvvise, ad alta velocità, per evitare sti fenomeni.

Mi fermo qui, perché inizio, come mio solito, ad esser logorroico!!! :D

Un saluto, e grazie ancora a te e a chi avrà la pazienza di leggersi tutto sto papiro (il mio post di Babbo Natale, intendo... quello che stiamo commentando, non il mio commento qui, altrettanto chilometrico :D ), sperando sia gradito ai più. =)

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