giovedì 12 settembre 2019

PERSONAGGI DI TRIESTE ANNI '80: BRUNO "CARTONI"



Bondì, muleria mata.

Riprendiamo con i post del mio blog, dopo tanto tempo dall'ultimo post (che era un'anteprima di un qualcosa di molto bello che sto preparando, e non vedo l'ora di finirlo e postarvelo), con una nuova serie di post dedicati a Trieste.

Questa serie di post vogliono far luce, cercando di farlo nella maniera più completa e definitiva possibile, su alcuni personaggi triestini degli anni '80 da sempre conosciuti e ricordati, ma sui quali per l'appunto vige un alone leggendario, con storie vere e ricordi personali dei triestini che si "missiano" con improbabili fake. Ed uno sta sempre a chiedersi: "Ma cosa c'è di vero, in quello che dicono su tal personaggio XY?"

Ecco, come tradizione di questo blog, voglio cercare di dividere nettamente le leggende metropolitane, presentando tali personaggi per quelli che essi furono, e -ripeto- cercando di farlo nella maniera più accurata e veritiera possibile.

Dunque, cominciamo con un piccolo, grande uomo ancor oggi molto ben ricordato dai triestini: Bruno "cartoni" (qui sotto un mio pupolo-fumetto che lo ritrae assieme ai suoi inseparabili cartoni, dai quali deriva il suo soprannome):






Bruno "Cartoni", detto anche Bruno "bareta" per la caratteristica rasca calcata perennemente in testa, all'anagrafe era registrato come Bruno Gigante. Il suo lavoro consisteva nel girare con uno sghangherato carretto di legno montato su un triciclo. Su questo carretto, egli poggiava tutti i cartoni vecchi e sporchi che trovava lungo la strada e fuori dai negozi di alimentari, supermercati, bar e profumerie, "ingrumandoli" tutti quanti per poi accatastarli meticolosamente sul suo carretto. Finita la giornata, Bruno trasportava tutta la sua "merce" in un magazzino abbandonato del Silos vicino alla Stazione Centrale di Trieste. Generalmente il suo raggio d'azione si estendeva nell'area prospiciente al Borgo Teresiano, a cavallo della Via delle Torri, Via Mazzini, ecc...




Bruno aveva un caratterino particolare; sempre molto eccessivo quando qualcuno, soprattutto la "muleria", lo prendeva in giro. Alla minima battuta, Bruno si scagliava contro con foga, urlando epiteti e bestemmie a biondodio!
Ma aveva in realtà un carattere mite, seppur discreto e riservato, e le rare volte che dava confidenza a qualcuno, lo faceva esponendo tutta una serie di storie personali di vita vissuta. Un vero e proprio libro aperto, in tal senso, non solo sulla propria storia ma pure su quella di Trieste e dei suoi cambiamenti storici e sociali.




Un suo nemico giurato era un certo Gigi "cartonaio", quest'ultimo reo di rubargli i cartoni

Qualora si fosse provato a chiedergli gentilmente l'età, Bruno (fisicamente sulla sessantina abbondante) rispondeva così: "Mah... mi digo che un otanta, novanta almeno devo averli fati. E go sempre fato 'sto lavor, perché no i ga mai voludo darme altri. Solo 'na volta son 'ndado a portar malta de Cannaruto. Ma ga dura poco. Ma no me lamento. Son 'bituado a portar cartoni. Solo che i me lassassi viver... tra polizia, carabinieri, vigili, no i me lassa mai lavorar. Maledeti puglioti"




A metà degli anni '80, il giornalista Luciano Santin de "Il Meridiano" intervistò Bruno, carpendogli qualche confidenza.





Al giornalista, Bruno rivelò di non poterne più delle continue prese in giro e dei continui fermi della polizia, che lui, magari esagerando abbastanza e con notevoli punte di mania di persecuzione, vedeva come immensi rompiscatole.


Santin chiese a Bruno se fosse vera pure la leggenda metropolitana che racconta di un Bruno "cartoni" segretamente ricco. Allorché Bruno rispose così: "I soldi? So mi chi che se ga fato i soldi. Quei che se porta via un camion de cartoni, e a mi i me li paga a 40 lire al chilo. Qualcossa ciapo anca mi, no digo, però desso no go più tante forze. No rivo nianca a pedalar, e me toca sburtar el triciclo... "

Un'altra leggenda metropolitana racconta di un Bruno sottaniere incallito. Certo, come tutti non disprezzava il gentil sesso, ma in realtà generalmente era uso dire, come tanti uomini vecchia maniera: "Le babe le xe tute uguali. Malignaze!"


Quando poi si nominavano a Bruno le concorrenze fatte dalle suore o, peggio, dal già precedentemente citato Gigi, detto "il cartonaio", allora Bruno iniziava ad urlare ed inveire come un matto: "DE QUEL NO STEME NIANCA PARLAR!!! CHE SE NO STAGO ATENTO, I ME FREGA ANCA EL TRICICLO! LASSO IN STRADA UN QUINTAL DE ROBA, INTANTO CHE VADO A CIOR ALTRA, E CO' TORNO, NO ME TROVO QUEL'ALTRO, CHE ME PORTA VIA TUTO. CHI? QUEL RIZO, QUEL SENZA DITI, NO?" (riferendosi a Gigi)
"E A LU NO I GHE DISI NIENTE, QUEI DE LA POLIZIA! SOLO CHE A MI I ME VIEN A ROMPER. PEZO CHE SE GAVESSI MAZA' E RUBA'... E SAVE' PERCHE'? PERCHE' MI LAVORO!"




In chiusura, cito alcune abitudini e modus vivendi di Bruno nel privato.

Bruno, da clochard evitava la mensa Gozzi, che per qualche motivo suo non poteva soffrire, preferendo invece mangiare alla Cattolica di San Giacomo o dalle suore di via Donota. Alla domenica, invece, pranzo dalle suore di Giarizzole, luogo che Bruno raggiungeva in autobus, essendo munito di regolarissima tessera ACT.

Negli anni non più verdi, oramai in "pensione", Bruno lo si poteva vedere spazzare le strade di fronte alla Cattedrale di San Giusto, per prendere qualche soldino dal parroco. Negli anni '90, Bruno scomparve in ospedale dov'era ricoverato da qualche tempo.
Così, senza tanti clamori, scomparve una delle ultime caratteristiche "macete" triestine, dal popolo ricordato affettuosamente ancor oggi.

Un caro saluto, alla prossima.

   René


mercoledì 3 luglio 2019

IL MARE DI TRIESTE CONTIENE TANTI MERAVIGLIOSI SEGRETI (anteprima) ...



In fondo al mare, poco distante dal Castello di Miramar, c'è la città delle sirene dell'Adriatico; delle dolcissime creature marine che millenni fa decisero di isolarsi dagli ambienti della terraferma. 


Per l'uomo comune esse sono solo delle creature leggendarie, ma in una notte speciale, una di esse viene presa dall'irrefrenabile voglia di uscire fuori dall'acqua, incuriosita dal mondo degli umani. 




Ed è proprio a pel d'acqua che questa sirena -il suo nome è Margissa- incontra Marino, un giovane pescatore triestino intento a fare il suo notturno mestiere, favorito dalla luna piena, da mille e più stelle brillanti e da una fresca bavisela... e il resto della storia lo scoprirete presto poiché questa è solamente un'anteprima di una fiaba reale. Una fiaba marinara che in realtà voi tutti conoscete ed amate da sempre! 
A presto...



     René

mercoledì 29 maggio 2019

UN RISVEGLIO DOPO L'APOCALISSE...





Bondì, mularia mata...


Post quasi fuori tema (dico quasi, perché in fondo quest'argomento tratta pur sempre di Trieste), per presentare un progettino che ho in testa, e che forse, dato il tempo che scarseggia sempre, resterà solo un progettino sulla carta, ma... chissà. Mai dire Mike !!!

Praticamente mi è venuto in testa di realizzare un breve fumetto, a sua volta sequel di un altro fumetto che disegnai ben vent'anni fa esatti.

Sto parlando del sequel de "L'Amore dopo la Tempesta"; quest'ultimo un fumetto realizzato assieme all'amica Elisa S. e che già descrissi in un mio precedente post dedicato, qui: STRUCA BOTON SALTA MACACO


Il fumetto attuale, invece, si dovrebbe intitolare "Il Risveglio del Drago del Sonno". 

Qui di seguito vi presento la trama ed alcune vignette/idee già realizzate. Per visualizzare in grande i pupoli/disegni... come sempre fate clic sugli stessi.

Abbozzo di trama:

In questo seguito ritroviamo i due protagonisti del fumetto precedente, ovvero lo sciamano incappucciato e la fata Piccolo Fiore. Stavolta i due sono alle prese con un drago onirico che vuol far ripiombare Trieste e tutta la Terra in un sonno degradante ed oscuro, cancellando per sempre l'Amore delle coppie gemellari. 








La minaccia del drago onirico si annuncia veramente devastante, quindi lo sciamano dovrà attingere più potere recandosi nell'ormai abbandonato parco del Castello di Miramar, dove si trova una gemma speciale (nascosta nell'antico laghetto dei cigni) che potrà conferire allo sciamano ulteriori poteri per affrontare il potentissimo drago, il quale agisce soprattutto a livello mentale.

Anche la fata Petite Fleur dovrà radunare le proprie forze magiche, e per far ciò dovrà necessariamente passare dalla sua forma eterea di limbo (nel primo fumetto si vedevano solo i suoi occhi cerulei) alla sua forma umana.
















Riusciranno i nostri a sventare questa nuova, terribile sciagura? Forse lo sapremo più avanti... dico forse perché tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, però ci provo lo stesso e vedremo se 'sta cosa si concretizzerà.

Per adesso, come vedete alcune idee sono già state buttate giù con foglio, matite e pennini.

Faccio presente che nonostante siano passati ben vent'anni tra il primo fumetto e quest'idea, come già specificato più sopra, nella linea temporale del fumetto stesso sono passati in realtà solamente 3 anni.

Un saluto, alla prossima.


     René

lunedì 27 maggio 2019

PIAZZA UNITA' QUANDO SI CHIAMAVA ANCORA PIAZZA GRANDE ED AVEVA IL GIARDINO


Bondì, mularia mata...

Dopo due anni, riprende il ciclo "Trieste perduta ed illustrata a  fumetti", ovvero una descrizione di una Trieste ormai scomparsa, realizzata tramite  illustrazioni a fumetti. Oggi parlo della Piazza Grande e del suo antico giardino.

P.s.: per visualizzare in grande il pupolo... click sopra l'immagine stessa.






Siamo in Piazza Grande (l'odierna Piazza Unità) a Trieste, in un calmo pomeriggio di un fine giornata di primavera dell'Anno Domini 1910.

La città di Trieste è nel suo massimo fulgore: importante snodo di commerci marittimi, notevole emporio mitteleuropeo e culla di grande cultura, grazie ad illustri scrittori come James Joyce, Italo Svevo e Silvio Benco, sembra non avvertire minimamente l'infausto presagio di dolore e morte che solamente quattro anni più tardi farà piombare l'intera Europa nel caos della prima guerra mondiale, seguìto da fame, miseria e dall'epidemia di influenza spagnola, ponendo così definitivamente fine al progressivo disfacimento -peraltro già da tempo iniziato- degli Imperi Centrali.

Il luogo raffigurato in primo piano è il grazioso giardino posto al centro della piazza, dove le coppie di triestini fanno listòn, i gentlemen più anziani si godono un po' di fresco all'ombra dei maestosi pini e i bambini si divertono con semplici giochi da strada, ma anche innocenti burle a danno di qualche sfortunato passante.

Appena usciti dal cancelletto che delimita l'area del giardino, troviamo il tram che attraversa la piazza da parte a parte, dirigendosi verso la zona dei Campi Elisi.

Poco distante, ecco l'elegante Caffè Municipio (precedentemente Caffè Litke), ubicato proprio al piano terra dello stesso Palazzo Municipale, dai triestini rinominato affettuosamente "Palazzo Cheba"; in tale Caffè, illustri personalità triestine, giornalisti ed intellettuali d'ogni sorta si danno appuntamento per discutere di politica e quant'altro, sorseggiando un buon Wiener Melange accompagnato da una dolcissima fetta di torta al cioccolato Lejet.
Il Caffè Municipio dell'epoca è il ritrovo per eccellenza della cultura locale, mentre i vicini Caffè degli Specchi e Caffè Orientale sono più portati ad ospitare la clientela raffinata dell'alta borghesia.

Qua e là nella piazza, il passaggio frettoloso di operai e manovali, lo sfilare rumoroso di carrozze a cavalli e, tutt'intorno, un vociare continuo di sessolote che -tornando a casa dopo il massacrante lavoro nei magazzini di caffè e nonostante la stanchezza- si mettono ad intonare i più bei canti della tradizione popolare triestina.

Nel giardino vi è pure una voliera con due simpatici pavoni, oltre alla casetta del custode (sul lato verso il mare) che funge pure da deposito per attrezzi di manutenzione ordinaria.

La piazza è attorniata dai più bei palazzi cittadini, come il Palazzo del Lloyd Triestino e l'Hotel Vanoli, i quali, assieme al tramonto che si specchia nel mare,  fanno da cornice ad un panorama assolutamente unico e romantico.


       René

sabato 11 maggio 2019

LES BABETTES - TURBINE VOCALE TRIESTINO !!!


Bondì, mularia mata...

Oggi vi voglio parlare, nello specifico, del trio vocale turbo swing "LES BABETTES".

Di queste tre belle e brave cantanti e musiciste ne parlai già in questo blog, in vari post. Però, per quei pochi che ancora non le conoscessero, provvedo con questo post. Che non vuol essere biografico, poiché le varie info in tal senso le trovate nel loro stesso sito (che linkerò alla fine del post), ma solo un omaggio ad una formazione musicale dal sapore "americano", ma comunque tutto triestino, anche nell'anima e nel cuore.

Intanto, qui sotto inserisco il mio omaggio pupolato. Ho voluto ispirarmi, nello stile adottato per il disegno, ai poster musicali delle varie vedette d'oltreoceano anni '40 e '50.






Les Babettes, come si intuisce dal nome giocato sulla lingua francese e sul dialetto triestino, si possono tradurre come "le babette".

Un nome simpatico ed autoironico, prima che vintage. Ou, ma non pensate che facciano solo il repertorio di qualche tempo fa, poiché nei loro spettacoli inseriscono anche brani modernissimi e alcune loro composizioni personali, come il "Valzerino marittimo" (brano molto dolce e particolare).

Tramite amicizie musicali in comune, ho avuto il gran piacere di conoscerle personalmente agli inizi del 2015, avendo la conferma che oltre ad essere brave musicalmente, sono tre ragazze assolutamente umili e disponibili a concedersi a selfie ed autografi con chiunque ne faccia loro richiesta. L'umiltà -non fa mai male ribadirlo- è la dote dei Grandi !

Nel loro carnet vi sono anche partecipazioni in grande stile: quella al programma-talent X-FACTOR e le varie ospitate negli show di Joe Bastianich.

I loro brani, come detto, sono per la maggior parte tratti dal repertorio swing dell'America musicale degli anni d'oro, allorquando impazzavano le grandi big band e le varie vocalist.

Foto by Gio Mizar (tratta dal sito ufficiale de Les Babettes)





Una citazione dovuta va a tutti gli altrettanto bravissimi musicisti di accompagnamento delle Babettes, come Tiziano Bole e Andrea Zullian, per poi passare alla "The 1000 Streets' Orchestra". Con quest'ultima formazione, le Babettes sono reduci da una recente tournée in Cina.
Ma hanno fatto anche altre tournée di successo, in Spagna a Madrid, a Umbria Jazz, ecc...
Sono state ospiti di “Cuffie d’oro” all'EXPO di Milano del 2015 e hanno aperto il Galà del Convegno Internazionale “Voce Artistica 2015” al Teatro Alighieri di Ravenna.
Inoltre, tante ospitate nelle maggiori emittenti radiofoniche italiane ed in vari programmi televisivi, sia locali che nazionali e non solo.

P.s.: lo so, sono di parte, però mi preme segnalare che fra i tanti brani inseriti nelle loro scalette di concerti, vi sono pure brani a me particolarmente cari, come la magnifica gemma nascosta "Blue Christmas" di Elvis Presley. Dico gemma nascosta, poiché non è uno dei brani più conosciuti del King, ma proprio per questo se ne può apprezzare ancor di più il valore della scelta.

Ancora una breve descrizione delle tre "mule", e poi termino con le ciacole e vi lascio con i loro video, seguiti dai link delle loro pagine Twitter, Facebook ed il loro sito ufficiale.




LULU', alias Eleonora Lana:

Brava pianista, con tradizione musicale di famiglia nelle vene, si può dire che sia la mascotte del trio.
Diplomata in pianoforte e musica da camera, ha al suo attivo delle prestigiose collaborazioni con la Compagnia della Rancia, con Udo Jürgens, e tanti altri.
Inoltre è una grande appassionata di tango argentino.





NANA', alias Anna De Giovanni:

Veronese, ma ormai triestina ad Honorem, è la romantica del gruppo.
Dopo anni di studio del violino al conservatorio, decise che era meglio andarsene per raggiungere la pista di pattinaggio.
A Trieste si è laureata alla Scuola per Interpreti e Traduttori e in Lettere Classiche.
Dalla sua biografia risulta pure un passato da acrobata!






COCO', alias Chiara Gelmini:

La "tuttofare" del trio, poiché è appassionata di tutto ciò che è arte; dal disegno al cabaret, dalla recitazione alla danza, ecc...
Laurea in Arti Visive e dello Spettacolo allo IUAV di Venezia e alla Magistrale in Filosofia a Trieste.
Assieme a Lulù, è stata la mente creatrice del trio, al quale si aggiunse successivamente Nanà.
I suoi bei pupoli li potete ammirare in tanti libri editi dalla casa editrice locale Bora.La di Diego Manna.

Qui di seguito, alcuni video delle loro performances. Più in basso trovate pure alcuni link ufficiali.

Augurandovi un buon ascolto, vi saluto e ci risentiamo al prossimo post. Viva Les Babettes ! Viva la Musica !! Viva Trieste !!!

Video vari:






















Sito ufficiale: CLICA QUA

Profilo Twitter: FRACA QUA

Profilo Facebook: STRUCA QUA



Sito Bora.La, dove trovate i libri con i pupoli di Chiara Gelmini: DAGHE UN CUC ANCA QUA


   René

lunedì 8 aprile 2019

TOPOLINO, TE VOIO BEN !!!!


Bondì, mularia mata...

Torno dopo un bel po' di tempo, stavolta a causa di una gran brutta cosa che, per fortuna, si sta risolvendo (magari ve ne parlerò tra un paio di settimane). Dico ciò, perché originariamente il blog doveva già essere aggiornato un paio di volte tra l'ultimo post di gennaio e adesso. Ma purtroppo, a volte, la vita ti incasina tutto da un giorno all'altro, e po bon !!!

Questo post è solo un piccolo quasi fuori tema. E' un mio omaggio -in versione pupolo-fumetto- ai 70 anni del settimanale Topolino (il giornale a fumetti, intendo).

Difatti, il 7 aprile del 1949 (altre fonti dicono il 16), il "Topolino Giornale" -che usciva ininterrottamente dal dicembre del 1932 (con una pausa durante gli anni più duri della seconda guerra mondiale)- venne rinumerato a partire da 1, ed anche la forma e la sostanza cambiarono, divenendo un libretto di 100 pagine allora ancora mensile.
Quel piccolo numero formato tascabile ebbe subito un successone di pubblico, e da lì iniziò dunque l'epopea del giornale a fumetti più amato di sempre, e che tuttora esce in edicola.

Grazie a Topolino, tanti di noi hanno imparato a leggere e pure a disegnare... e per me è stato lo stesso, come già raccontai in altri due post precedenti.

Fu proprio grazie a Topolino (ed alla mia passione collezionistica per i suoi numeri più "vintage"), se nel 1987 ebbi l'idea pazzoide di creare un universo alternativo Fan Art tutto triestino, ovvero il "Disneyan-Patoco".

Quindi è doveroso (dopo tante ciacole) ringraziarTi, caro Amico di carta, per tutte le belle emozioni, porgendoTi Tanti Auguri !!!

Ecco qui il mio pupolo augurale che riprende simpaticamente la copertina di quel primo, eccezionale numero dell'ormai lontano 1949:



P.s.: qui sotto, la copertina originale del vero numero 1, tratta dall'archivio della Fondazione Fossati:




A prestissimo stavolta, con nuovi inserimenti dedicati proprio a Trieste (uno lo inserirò già domani) !!


   René

venerdì 25 gennaio 2019

"QUA COMANDO MI !" - STORIA DELLA TEMIBILE "BANDA JOHNNY" DI TRIESTE





Qui sopra, un mio pupolo fumetto, raffigurante Johnny mentre fa il bel gagà, nel 1951 a San Giusto (Trieste)



"QUA COMANDO MI !"

Uno dei perentori avvertimenti del leggendario Giovanni Gianoni, tra la fine degli anni '40 e sino alla fine degli anni '50 conosciuto con l'appellativo di "Johnny" (dal nome di una sua barca): marittimo, nato nel 1929 da genitori altolocati, durante gli anni del GMA e sino ai primi anni '60, Johnny e la sua "banda" furono i padroni di San Giusto. Tantissime le pesanti molestie e vessazioni ai danni di numerose coppiette o singole persone che, per loro sfortuna, si trovavano a transitare proprio nei paraggi del covo della banda, ovvero il piazzale accanto alla fontana Littoria. Luogo, quest'ultimo, non scelto a caso, poiché Johnny era un estremista di destra.




Viene ricordato marginalmente in P.Comelli-A.Vezza' "Trieste a destra", dove si racconta che si arruolò nella Polizia Civile appena costituita, ma se ne andò dopo poco perché si rifiutava di fare servizio di ordine pubblico contro le manifestazioni filo italiane (secondo altre voci fu espulso per i suoi atteggiamenti estremisti).




Fu dopo l'allontanamento dalla P.C. che creò la sua banda nella zona di San Giusto e si rese protagonista di svariati scontri di piazza e aggressioni, atteggiandosi anche a teppista stile Marlon Brando. Ai tempi del GMA la giustizia non calco' troppo la mano su di lui, anche perché in quel periodo di gente simile ce n'era parecchia, da una parte e dall'altra. 
Ma quando dopo il 1954 la situazione internazionale e locale in qualche modo si rasserenò, nessuno fu più disposto a giustificarlo o perdonarlo e cominciò a collezionare svariate denunce e condanne per episodi di cronaca nera spicciola non gravissimi ma ripetuti (risse, lesioni, oltraggio a pubblico ufficiale, ubriachezza molesta, ecc... ) che gli allungarono la fedina penale e lo relegarono sempre più ai margini.

Nella foto sottostante, Johnny a Napoli (è quello a sinistra), assieme ad un amico.




Nel sito dedicato all'Associazione BETFOR (British Element Trieste Forces, la controparte inglese dell'americana TRUST), gestito dai veterani inglesi che, assieme agli americani, fecero parte delle forze militari del G.M.A. (tra il 1947 ed il 1954), si può trovare un'intervista a Piero Petruzzi, dove vengono menzionati anche Johnny e la sua banda.  Petruzzi è stato un quadro intermedio del P.C.I. che dal 1950 al 1954 servì nella Polizia Civile del Territorio Libero di Trieste presso il CID (Criminal Investigation Division) e più precisamente nello Squadrone Speciale, una squadra di otto persone che effettuarono il loro servizio in abiti civili per l’ esecuzione di compiti “speciali”.

Qui uno stralcio dell'intervista: "Già agli inizi del 1953 il clima in città e di conseguenza il comportamento della Polizia Civile era stato costretto a cambiare: per la prima volta nel mese di ottobre le pattuglie ebbero l’ ordine di muoversi armate di carabine anche durante il giorno mentre prima il servizio così armato veniva effettuato solo di notte dalle 23.00 alle 07.00 del mattino.  Evidentemente il comando alleato era in possesso di informazioni preoccupanti relative all’ ordine pubblico in città.   Era stato intercettato dalla nostra “intelligence” un telegramma inviato dal Presidente del Consiglio italiano Pella al sindaco Gianni Bartoli in cui Pella raccomandava di evitare manifestazioni, cortei e scontri di piazza  in quanto vi erano in corso trattative delicate sul futuro della città.  

Poco dopo abbiamo appreso che erano arrivati a Trieste dall’ Italia provocatori e personaggi pericolosi. Il denaro arrivava agli agitatori triestini direttamente dagli uffici del Ministero dell’ Interno italiano: così veniva ad esempio finanziato il “Circolo di Cavana per la Difesa dell’ Italianità: si trattava della cosiddetta “Banda Johnny”.  Ci sono documenti firmati da Andreotti in cui compaiono i conti per le spese sostenute: gli “stipendi” per persone, per i veicoli.  Con questi fondi pagavano anche il carburante delle Lambrette che “spontaneamente” correvano per le strade di Trieste con le bandiere tricolori”.

“Tutte le manifestazioni filo-italiane erano organizzate da una minoranza politicizzata a destra che fu quella che commise gli atti di violenza. Naturalmente c’ erano anche manifestanti in buona fede. 
Ma le provocazioni erano continue e le false notizie anche.  
Ad esempio, quando si leggeva su “Il Giornale di Trieste che un pacifico commerciante era stato selvaggiamente aggredito e poi, leggendo il nome, scoprivamo che si trattava di [omissis], cioè di un individuo pagato dall’ Ufficio numero 5 del Ministero degli Interni italiano.   
C’era un garage dove i componenti delle “bande” di Cavana e del Viale si recavano per fare il pieno di benzina ed anche a ritirare le Lambrette per le manifestazioni.  Quando poi l’ Italia tornò a Trieste e questi teppisti non servivano più, parecchi di loro finirono in carcere.  Non erano idealisti: erano in realtà veri e propri delinquenti."

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In un verbale stilato dalla polizia, vi era questo profilo di Johnny: "Psichicamente sano, è di media cultura inferiore.
Rivela tendenza al parassitismo. Opera con l'inganno dell'altrui buona fede e con violenza sulla persona, si associa ad elementi dediti alla malavita ed emula le gesta dei Teddy Boys. Ha spiccata capacità a delinquere. E' incline verso i reati contro la persona e la sua specificità criminosa è la rissa, la lesione personale e l'ingiuria."

Nella foto sottostante, Johnny e due amici si tuffano in piscina, dalla terrazza dell'Ausonia:




Il padre di Giovanni era un commerciante di auto usate ed aveva un magazzino in via dell'Industria. La madre era casalinga.
Giovanni frequenta le elementari e le medie, e a sedici anni si trasferisce a Gavardo, presso Brescia, dove il padre è dipendente del Ministero dell'Interno repubblichino. Dopo la liberazione, trascorso un certo lasso di tempo, ritorna a Trieste, dove nel novembre del 1951 si arruola nella Polizia Civile, dalla quale viene espulso per infrazioni disciplinari, esattamente un anno dopo.

Nella foto sottostante, il Sindaco di Genova riceve Johnny che guida la pattuglia ciclista tricolore al Giro d'Italia, all'inizio degli anni '50. Johnny è il primo da destra, di fronte al Sindaco:




In galera ci finisce presto, e si appella al questore De Nozza con una patetica lettera nella quale rivendica le proprie imprese patriottiche: "Io che ho fatto il Giro d'Italia, in bicicletta, con la staffetta tricolore, per ricordare Trieste agli italiani, io, che sono stato cacciato dalla polizia civile perchè non avevo voluto fare la spia tra i miei amici irredentisti per conto del generale Winterton. Io, che ho dovuto chiedere ospitalità al governo italiano nel '53, come perseguitato politico."
Sotto tale lettera, un bailamme di verbali, denunce, sentenze, fonogrammi, note interne, schede, ritagli di stampa. E una sequela di reati: molestie alle signorine nella zona di San Giusto, risse, ricettazione o incauto acquisto, ricostituzione del Partito Fascista, danneggiamenti, ingiurie, truffa, detenzione di coltelli non ammessi, atti osceni in luogo pubblico, guida senza patente, resistenza a pubblico ufficiale, ecc...
Con lui, i membri della sua banda... alcuni sempre gli stessi, e con il passare degli anni sempre meno numerosi (alla fine rimarrà solo Bruno Lestoni, detto "Cita", poi neppure lui).
Una lunghissima lista di esercizi publici messi a soqquadro: Roma, Mexico, Trocadero, Rino, Costa, Alla città di Gorizia, Alzetta, Piccolo mondo, e tanti altri.
Ad un agente che si qualificava, Johnny rispose: "Se te vol 'ndar a casa con tuti i denti... via de qua." Alla Trattoria della Pace, per un ottavo di vino rovesciato da un avventore, senza volere, con il gomito: "Pecoraio, magname*da, mascalzon!" 

Numerose furono le risse, le denunce ed i giorni di carcere che collezionò durante la sua giovinezza. Tante scorribande anche nel vicino Friuli. Ed anche a Genova. 

Nella foto sottostante, Johnny imita Napoleone, sotto il Castello di San Giusto, primi anni '50:




Una sequela di reati per un personaggio assolutamente bohémienne e tragico, con tanto di filibustieri e belle donnine al seguito, come nella miglior tradizione del gangsterismo romantico da film noir.

Una volta, sulle Rive, Johnny iniziò ad inveire verso il gestore di un locale, urlando come un forsennato: "S'ciavi sporchi, bisogna notarli tuti, perché i xe s'ciavoni. E disfar sto bar con quatro bombe!"

Nella foto sottostante, Johnny negli anni '70, in un'osteria di Trieste:







Con gli anni, Giovanni "Johnny" Gianoni diventò sempre più la caricatura di se stesso, venendo via via abbandonato da tutta la banda (tutti gli altri, nel frattempo, erano diventati dei corretti cittadini); invecchiato, perenne frequentatore di osterie, negli anni '80 si mise a fare il rigattiere in un magazzino-scantinato ancor oggi esistente, posto nell'angolo tra le vie Volta e Cologna. 

Nel frammento sottostante, tratto da Google Maps, come si presenta oggi il magazzino dove Johnny faceva il rigattiere negli anni '80:





In tale magazzino, nel 1984, ad una delle domande del giornalista Luciano Santin (autore di un'intervista per la rivista "Il Meridiano"), in merito alle sue simpatie politiche Johnny disse: "Una tessera in scarsela la gavevo, quela del partito monarchico. Perchè son sempre stado cristiano-catolico-fascista, e monarchico. E nazionalista. Che poi con tuto quel che me son batudo, che me ga tocà scampar... Xe tanti che zigava "Italia, Italia!" e che desso penso che iera meio se i stava ziti. Anca mi, se vedo quel che ga vudo la cità e quel che go vudo mi". 

Nella foto sottostante, la copertina che la rivista "Il Meridiano" dedicò a Johnny nel 1984:




Ad un'altra domanda di Santin, che chiese "Johnny, quale epigrafe vorresti sulla tua tomba?", Johnny rispose: "Dunque... viva il Duce! Opur: non ebbe paura di aver coraggio. No, no. Meio de tuto questa: Con Johnny muore un mito."

Giovanni Gianoni "Johnny" scomparve nel 1989.

I suoi funerali si svolsero lunedì 26 giugno 1989, e vi parteciparono una trentina di persone. Morì per una malattia tumorale. Chiese più volte l'iscrizione al MSI, ma gli venne rifiutata per i suoi atteggiamenti incontrollabili, alla fine poté iscriversi al partito monarchico.
Negli ultimi anni girava vicino al viale, dove ai giovani che lo stavano a sentire (e che lo avevano soprannominato "colonnello Johnny") raccontava le sue passate avventure in cambio di qualche bicchiere.


   René

Fonti consultate:

Sito Bora.La, sezione "Scampoli di storia".

Rivista "Il Meridiano", 1984.

Franco Brussi, appassionato di storia locale.

Ricordi personali di mio papà (classe 1936, una buona annata).

Libro "Trieste a destra" di Pietro Comelli e Andrea Vezzà - Edizioni Il Murice, prima edizione 2013.


"Trieste 1900-1999  cent'anni di storia", vol.XI , ed.Publisport