Bondì, mularia mata... Un nuovo pupolo-fumetto... anzi, due pupoli-fumetti; oramai conoscete tutti Paolin Paperin (papero triestin), ovvero la mia versione amatorial-domacia del noto Paperino (insomma, un fan art). Nella prima immagine, vediamo Paolin giungere a Prepotto, una bella località del Carso triestino, per recarsi in una tipica osmiza e degustare un po' di buon vino prodotto in loco.
Nella seconda immagine, invece, vediamo l'effetto del vino su Paolin. Specifico che il vino non è quello buono, ma della vinassa cancarona che è stata rifilata a Paperin, con un tranello, dal noto truffatore Ciano, deto el straziavedove de Roiano!!!
Solo un
breve post per dedicare anche qui (dopo altre piattaforme Internet) un omaggio ad un amico; Roberto Brusaferro,
persona dal grande cuore e innata simpatia.
Tempo fa,
nel 2013, avevo abbozzato un suo ritratto su un foglietto di carta, a mo' di brutta copia.
Successivamente iniziai a disegnare il ritratto vero e proprio, sulla carta
buona da disegno, ma –come spesso capita- poi mi accorsi che lo schizzo disegnato
alla buona sul foglietto non era poi così male, poiché risultava sicuramente
più… spontaneo, riuscendo a catturare al meglio l’espressione e il carattere di
Roberto.
Così decisi
che quello sarebbe stato il “ritratto ufficiale” .
Ecco quindi
il Roberto, immortalato in quest’attimo di quotidianità tutta triestina (un
litro de quel bon), a futura memoria per i posteri!!
Oggi è il 24 giugno, ed è il giorno del compleanno di un
Amico di tutti i triestini di ieri, di oggi e sempre: Lorenzo Pilat (in arte “Pilade”,
così come veniva soprannominato da Adriano Celentano ai tempi del Clan, nella seconda
metà degli anni ‘60)!
Essendo nato il 24 giugno del 1938, oggi Lorenzo compie ben
77 anni.
77 anni, ma non li dimostra!! E non è solo un modo di dire,
ma la verità!
Sì, perché recentemente il buon Lorenzo è apparso sugli
schermi dell’emittente televisiva locale Telequattro (in occasione di un
dibattito sulla musica triestina affrontato nella trasmissione “Ring”, e
condotto in studio dal giornalista Marco Stabile), dimostrando di essere ancora
in ottima forma. Soprattutto vocale. Ovviamente senza dimenticare di “pizzicare”
qui e là, da persona autentica e schietta che dice sempre quello che pensa,
senza curarsi tanto del spesso e volentieri ipocrita “politically correct”
imposto dai media e, in generale, da una società moderna che dopo qualche
figuraccia tenta di darsi un tono. (della serie: fazo anca mi la polemicuza :D)
Lorenzo Pilat, già presente in questo blog, all’interno di
alcune mie vignette, ritorna oggi con un altro pupolo; un pupolo-fumetto “vintage”,
perché ambientato nell’anno 1987.
Gli anni ’80 erano ancora lontani dalla crisi e dalla
tensione sociale attuale. Anni belli e spensierati, dove tutto sembrava andar
per il verso giusto. E Lorenzo, allora come oggi, era la “voce” principale di
quest’allegra anima cittadina.
Così ho voluto ritrarlo in questo quadretto folkloristico d’epoca,
all’interno di una classica osmiza carsica, mentre canta e suona senza pensieri
contornato dalla piacevole compagnia di alcune belle ragazze e qualche
bicchiere di buon vino.
Qui sotto, invece, un video del 1978… il videoclip della
storica canzone dialettate di Pilat intitolata “Co’ la facia de sardon”.
Videoclip tratto dal programma “Elvis in arte Pilat”. Buona visione, e a
risentirci presto.
Il Grillo Sparlazzante è spaventatissimo, perché ha visto Aydin, il gatto di Mirusia Louwerse, stappare una bottiglia di vino rosso!!!
Così, sempre spaventatissimo, corre a dirlo alla Mirusia stessa. Ma quest'ultima lo rassicura, specificando che non c'è alcun problema poiché il suo gatto è un grande esperto di vini rossi...
Questo pupolo è solo un mio piccolo omaggio alla Mirusia (ne parlai QUI , e sucessivamente QUI), dolcissima persona e grandissima cantante.
Ritorna il Grilo Sparlazante... e ne combina una delle sue. Al momento di stappare un buon Bordeaux invecchiato, il nostro amato grillo-voce della coscienza ha inavvertitamente combinato un "casin", come potete vedere nel pupolo-vignetta sottostante. A farne le spese è stata la simpaticissima e brava cantante australiana Mirusia Louwerse (ve l'avevo già presentata qui: FRACHE' QUA )...
"El vin xe bon, ma se xe cussì, pol esser solo che cancaron..." ga dito la Débegnac !! Ala prossima René
Dicono che ci sia un Dio anche per i bevitori di vino... e quindi anche per loro, a volte, possono spuntare dall'anima e dal cuore delle malinconiche preghiere, sgraziate se si vuole, ma poetiche anch'esse nella loro semplicità. E soprattutto sincere.
Un'immortale ed ancor oggi cantatissima canzone triestina, risalente a quasi cent'anni fa.. Una canzone di stampo popolare che poi, pian pianino, ha iniziato a camminare da sola verso altre regioni (come molte canzoni popolari del triveneto in generale, tramandate oralmente in tutt'Italia), assumendo di volta in volta i cambi dei termini dialettali dei vari luoghi dove essa è passata. Un esempio? La quasi omonima canzone popolare milanese "E SI SUN CIUC PURTEME A CA' ", versione lombarda di "ANCORA UN LITRO DE QUEL BON"!
Qui sotto un mio pupolo, raffigurante l'angolo di mondo (nel pupolo è Piazza Barbacan a Trieste) descritto dalla canzone.
Un mio pupolo-disegno, raffigurante la trattoria "All'Antico Trionfo", che si trovava in Piazza Barbacan (sullo sfondo s'intravede l'Arco di Riccardo) nei primi anni del '900.
Qui di seguito, invece, un mio videoslide tratto da Youtube, contenente un'altra grande interpretazione del nostro Lorenzo Pilat, di questo splendido ed accorato brano popolare triestino. Brano troppo spesso etichettato frettolosamente ed ingiustamente come una cantata becera da osteria di ultimo grado. Ma anche in fondo ad una bettola dimenticata, come detto più sopra, si possono trovare un'anima ed un cuore pulsanti, vivi e veri!
Qui sopra un mio pupolo/fumetto, raffigurante Topolin Morbin e Paulin Paperin (papero triestin) in una tipica osmiza dell'altipiano carsico, a Contovello (Trieste).
Bondì, mularia mata...
Oggi vi voglio proporre
un tipico brano d'autore in dialetto triestino, dedicato ad un'altrettanta
tipica specificità di Trieste e dintorni; l'osmiza!
Difatti, il brano
musicale che vi propongo, s'intitola, per l'appunto, "OSMIZA",
composto e cantato dal cantautore triestino Andrea Guzzardi!
Diventato negli anni, a
furor di popolo, un vero e proprio "Inno ufficiale delle osmize",
questo piacevole e divertente valzerino si aggiudicò nel 1987 il primo posto
nella "Linea giovane" del concorso (IX edizione) dedicato alle
canzoni dialettali d'autore di Trieste, denominato "Festival della canzone
triestina" (presentato come sempre dall'immarcescibile Fulvio Marion).
Festival che dal 1977 si svolge puntualmente ogni anno sotto le festività
natalizie, nella prestigiosa cornice del Teatro Politeama Rossetti di Trieste.
UPDATE
del 28 febbraio 2016: Qui di seguito copio-incollo il commento del musicista
Edoardo Meola, il quale spiega dettagliatamente la genesi del brano, offrendo
anche un'importante news musicale.
Edoardo
Meola: " Io sono Edy Meola, arrangiatore e diciamo, co-autore tra i tanti
brani scritti da Andrea Guzzardi , tra i quali il brano Osmiza. Il pezzo è
stato arrangiato , orchestrato e registrato da me e con un pizzico di orgoglio
devo dire di aver contribuito al successo di questa canzone che ormai, possiamo
dirlo, è entrata a far parte integrante del repertorio classico dei brani
tradizionali del folklore Triestino. Il merito va anche allo scomparso Roberto
Aiello, figura di spicco negli anni 70-80 per aver partecipato e composto la
canzone "l'emigrante" cantata dall'allora gruppo dei Samantha che
parteciparono in quegli anni a Castrocaro riscuotendo un discreto successo.
Ricordo di aver scritto e stampato con macchina ad aghi lo spartito qui
pubblicato. Bei ricordi. Aggiungo che data l'amicizia che mi lega tutt'ora a
Guzzardi, Andrea si è deciso a pubblicare un intero album che è in fase di
attuale registrazione e che comprenderá oltre a Osmiza anche altri pezzi che fanno
parte di quel repertorio avente lo stesso "morbin" ma che nessuno
fin'ora si è occupato di valorizzare. Sono convinto che il pubblico Triestino
sará in grado di apprezzarne i risultati, dando continuitá al valore storico e
culturale appartenete al folklore nostrano tanto amato ai Triestini".
Personalmente, ricordo
che questo brano mi conquistò da subito, sin da quando lo ascoltai per la prima
volta, all'epoca, sulla bellissima emittente radiofonica -da anni ormai
scomparsa- "Radio Promotion Trieste" (radio creata e curata personalmente da Fulvio Marion, storico Patron del Festival della Canzone Triestina). Un brano gradevole ed
orecchiabile, giustamente entrato come un "cult" stabile nel
repertorio folkloristico giuliano.
Il logo, risalente agli anni '80, dell'ormai scomparsa emittente radiofonica triestina "Radio Promotion Trieste"!
Logo del 9° Festival della Canzone Triestina - 1987
Un frammento dello spartito originale del brano "OSMIZA" di Andrea Guzzardi (1987)
L'osmiza è un ritrovo
carsico... una specie di agriturismo, dove i contadini carsolini vendono al
pubblico le loro produzioni di carne, uova, formaggi e soprattutto vini! In estate, periodo
favorevole per le osmize, tantissimi triestini salgono in Carso, per passare un
paio di orette in compagnia, in osmiza, cantando a squarciagola con la chitarra le canzoni triestine. Tutto questo, assaporando le varie
prelibatezze e soprattutto il buon vino; quasi sempre, quest'ultimo,
"Teran" (Terrano DOC, un vino carsolino molto buono, di bassa
gradazione).
Una tipica osmiza sul Carso
Qui, in un videoslide la
versione originale:
Qui, invece, una versione
più moderna (condita dai miei pupoli-disegni), cantata dallo stesso Guzzardi
assieme a Gianfry ed al bravo e simpatico imitatore-cantante-fantasista Flavio
Furian, il quale partecipa al coro imitando una Ornella Vanoni domacia!