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mercoledì 20 ottobre 2021

UNIVERSI TERGESTINI IN PERICOLO...

 



Vi fu un tempo (in un'altra linea dimensionale) dove il passaggio dagli anni '90 al 2000 segnò la fine di un'era di tenebre, dando inizio ad una rinnovata era iperborea.
Una nuova era dove anche la città di Trieste rinacque dalle sue ceneri, semplicemente ritornando agli albori della vita terrestre, allorquando quest'ultima non era ancora stata contagiata dalle guerre, dal denaro, dalle false credenze, dall'odio e da tutte le debolezze umane...
Una nuova era soprattutto triestina, dove le coppie gemellari dell'intero cosmo si erano riunite dopo un lungo, inconsapevole cercarsi, grazie ai riti propiziati da un antico sciamano del colle di Terstenico e dalla sua fata chiamata Petite Fleur...

... ma purtroppo, dopo soli tre anni di Amore e Pace Universale, dallo spazio cosmico giunse un grandissimo pericolo: un essere multidimensionale, dalle fattezze mostruose e dalla voracità mortale, soprannominato "Drago del sonno eterno"!
Un essere terribile, potentissimo e malvagio che iniziò a seminare terrore, morte e distruzione non solo nel mondo iperboreo post apocalittico, ma anche in altri universi paralleli, compresa la nostra Terra.
Fu così che iniziò una lunga e perigliosa battaglia tra le Forze del Bene, alimentate dallo sciamano di Terstenico e dalla fata Petite Fleur, e dalle Forze delle Tenebre più oscure ed assolute. Una battaglia a cavallo di più dimensioni ed universi, dove ai due paladini del Bene si aggiunsero altri personaggi giunti da altrettanti universi.

Prossimamente...

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René

lunedì 12 aprile 2021

VENEZIA, 1600 ANNI - PUPOLO MIO

 




Buondì, mularia mata...


Ok, non è Trieste, ma Venezia... però Venezia che compie gli anni: ben 1600 !


E per questo voglio omaggiare questa splendida città, con un mio pupolo vintage dell'ormai lontano 1999.


Un pupolo dell'epoca,  fatto a mano libera (le linee non proprio perfette, anzi) e con colori orripilanti, però il pupolo è veramente sentito!


Un abbraccio a Venezia ed un saluto anche a voi tutti.


    René

venerdì 11 settembre 2020

LA LEGGENDA DELLA CITTA' DELLE SIRENE DEL GOLFO DI TRIESTE

 



Bondì, mularia mata...

Il mio pupolo fumetto di questo post è ambientato nella metà degli anni '40, nel mare di Trieste, e raffigura un momento di quotidianità nella leggendaria città delle sirene dell'Adriatico, con in primo piano (sulla sinistra) la regina Neptunia, mentre sulla destra troviamo una delle cinque ancelle della regina, Nargissa, la più giovane e ribelle sirena della compagnia, qui ritratta dopo aver avuto una vivace discussione con la regina stessa.


Qui sotto invece la leggenda (anzi, le leggende, visto che ve ne sono più di una):


LA LEGGENDA DELLA CITTA' DELLE SIRENE DELL'ADRIATICO


Nel 1617, un galeone veneto che navigava verso ovest, a due nodi dall'insenatura di Grignano, venne attaccato da altri tre vascelli: i primi due composti da equipaggi triestini (la rivalità ultrasecolare tra Trieste e Venezia è storica) ed il terzo da pirati uscocchi.

Dal diaro di bordo di Lorenzo Venier, provveditore generale della Serenissima a capo del galeone, si legge che lo stesso galeone venne colpito e affondato da una cannonata degli uscocchi.

Il Venier riferì che mentre si trovava praticamente prigioniero nella sua cabina, ormai a parecchi metri sotto il livello del mare, con l'acqua che velocemente penetrava nella cabina stessa, scorse attraverso il vetro una scena incredibile: una bellissima donna, per metà pesce, ovvero una sirena, che nuotava battendo fortemente la sua coda di pesce sul vetro stesso. Non molto lontano, sul fondale si poteva scorgere persino una fantastica città sommersa, dall'architettura notevole e inedita ad occhi umani. Il Venier raccontò poi che subito dopo perse i sensi, risvegliandosi ore dopo sulla spiaggia di Grignano, grazie all'aiuto di due pescatori che l'avevano ritrovato al largo, svenuto e disteso su un pezzo di legno (un resto del galeone affondato).


Qui sotto, una piantina con indicata la probabile posizione della fantastica città delle sirene:





Secoli dopo, nel giugno del 1944, un aereo da guerra americano P-47 Republic Thunderbolt fu costretto ad una disperata manovra d'emergenza, compiendo un improvvisato e pericolosissimo ammaraggio subito dopo essere stato colpito dalla contraerea tedesca (dal 1943 al 1945, Trieste e provincia vennero annesse al Reich tedesco, sotto il nominativo di Operationszone Adriatisches Küstenland).

Il giovane pilota, David Bradley, 33 anni, originario di St. George nello Utah, mentre usciva miracolosamente illeso dal velivolo in fiamme ammarato e in procinto di affondare al largo di Trieste, vide improvvisamente due splendide sirene balzare fuori dall'acqua con un salto fulmineo di almeno 6 metri d'altezza, per poi rituffarsi proprio di fronte a lui e successivamente scomparire tra le onde.

David pensò sicuramente ad un effetto ottico/miraggio dovuto alla paura del momento e allo strato d'aria intorno all'aereo, denso di calore dovuto al combustibile in fiamme.

Pochi istanti dopo, David venne catturato dai tedeschi, giunti immediatamente sul luogo del disastro con un motoscafo, e reso prigioniero, per essere poi trasferito in un campo di prigionia in Germania. Il pilota sopravvisse per poi venir liberato soltanto l'anno successivo. Al ritorno in Patria, tra i vari aneddoti David raccontò anche il suo "incontro" con le due sirene, ma senza dare tanto peso al suo stesso racconto, classificandolo per l'appunto solo come una visione.

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      René

giovedì 3 settembre 2020

LA FATA TRIESTINA "PETITE FLEUR" ED IL MULTIVERSO TERGESTINO

 




Bondì, mularia mata...


Un breve post per un'anteprima di un mio pupolo fumetto, molto più grande, complesso e ripieno di tanti personaggi. 

Perché oggi, 3 Settembre 2020, posto questo pupolo? Beh, innanzitutto perché si ispira ad una cara amica realmente esistente, la quale oggi fa un compleanno speciale (Augurissimi, Elisa !!!). 

Son passati 15 anni, da quando non la vedo più (ognuno ha i propri impegni e le strade si dividono per forza di cose), ma ho buona memoria ed inoltre ho sempre da parte il fumetto "L'Amore dopo la Tempesta", ambientato in una Trieste post apocalittica che creai assieme a Lei, nel 1999: fumetto che mi portò tanta fortuna, e che ancora adesso resta un punto di svolta nel mio stile (in meglio, ché prima facevo abbastanza kakà nel disegno realistico).

Ma al di là di questo giorno speciale e di questo omaggio, codesto pupolo ci tenevo a farvelo vedere, poiché esso è -come detto- un'anteprima di un'illustrazione molto più estesa ed assai particolare, dove assieme a questa fata triestina misteriosa ed affascinante, vi saranno altri personaggi altrettanto molto particolari e molto distanti tra loro, come tipologia degli stessi personaggi e persino come mondi. Un disegno che avrà conseguenze anche su tutta la mia produzione fumettistica/pupolistica futura.

Difatti, nel pupolo definitivo potremo vedere in azione due figure, molto note, le quali, quasi per caso, apriranno un multiverso anch'esso assai particolare, scatenando un vortice nel continuum spaziotemporale. Di cosa si tratta, nel complesso? La città di Trieste, in parte c'entra sicuramente!

Ma di questo ne parleremo più avanti...


   René

domenica 28 giugno 2020

TRIESTE PERDUTA ILLUSTRATA A FUMETTI (parte seconda)





Buondì, mularia mata...

Il mio pupolo fumetto qui presentato fa parte della mia serie "Trieste perduta", ovvero sprazzi di luoghi triestini un tempo esistenti, e da me riprodotti cercando di essere il più fedele possibile a come tali luoghi si presentavano realmente alla vista delle persone dell'epoca. Ricostruzione storica realizzata tramite documentazioni e stampe d'archivio.

In questo pupolo viene offerta una visuale di una giornata tipo nei dintorni di San Giusto, nel 1400.

Un armigero fa la guardia ad un portone mentre, poco lontano, una giovin pulzella dall'animo romantico è intenta a raccogliere dei fiori da una bacinella in pietra (forse un'antica acquasantiera in stato di abbandono).

Nonostante l'apparente tranquillità, il 1400 fu per la nostra città un periodo piuttosto tormentato, tra una breve ma non buona dominazione veneziana ed altre beghe.

P.s.: qui sotto vi lascio il mio pupolo così com'esso si presentava all'inizio della lavorazione. Così, giusto per documentarvi pure il work in progress del pupolo stesso.



A presto, salutoni.

   René

venerdì 1 maggio 2020

UNA SIRENA PER LA VITA A MIRAMAR







Buondi'.

Son giorni lunghi e duri. Possiamo solo tener duro tutti quanti, sperando che torni presto l'alba, in questa lunga notte buia ed apparentemente senza fine.

Voglio postare un mio nuovo pupolo, spero benaugurante, dedicato ad un'altra notte di tanti anni fa, molto piu' bella e ammantata di numerose, luminosissime stelle, illuminata da una Luna romanticissima, anche nella forma, ed accarezzata da una fresca bavisela.

In primo piano, si erge possente e maestoso il Castello di Miramar.

Subito sotto le sue bianche pietre d'Istria, ecco spuntare fuori dall'acqua la figura della sirena Nargissa, intenta a giocare con il mare stesso, godendosi un incantevole panorama notturno ed un dolcissimo silenzio rotto solamente dal canto dei grilli e dall'incresparsi delle bianche spume marine che s'infrangono contro gli scogli.

Di li' a poco, giungera' un pescatore che con la sua rete tentera' di acchiappare Nargissa: non per farle del male, ma solo per trasformarla in un incredibile dono d'amore per la propria amatissima fidanzata che lo sta aspettando a casa, sulle rive.

Forza Trieste !!! 💓

    René

mercoledì 29 aprile 2020

MOCAMBO BAR (GRETTA VERSION) - TRIESTE 2020 IN PUNTA DI TAZZINA






Il Mocambo del rione di Gretta (a Trieste). Uno dei tanti mocambi bar strambi in giro per il mondo, sperduti fra l'amaro dei deserti e la colorata allegria dei tropici.
In primo piano, una Signora di classe d'altri tempi. Il suo sguardo è apparentemente sereno, ma dentro all'animo nasconde la spietatezza di troppi temporali.

Di fronte a Lei, un caffè espresso, il quale esprime soltanto l'attesa di un principe azzurro che sappia ravvivare un cuore ormai sedentario e annoiato da troppi bar semivuoti.

  René

venerdì 21 febbraio 2020

"TRIESTE XE BELA COL MAR" - ROBERTO URBANO, UN GRANDE INTERPRETE TRIESTINO !



Bondì, mularia mata...

Era da tempo che vi volevo parlare di "Trieste xe bela col mar" e di Roberto Urbano, il bravissimo interprete di tale triestin song.

Per far ciò, vi propongo innanzitutto il mio pupolo dedicato: "TRIESTE XE BELA COL MAR", un tributo a Trieste, autentica regina dei mari!




Nel pupolo vi sono raffigurati alcuni luoghi simbolo come il Faro, il Castello di Miramar, un tipico bragozzo con una rete da pesca e, soprattutto, una bella "mula" in primo piano; mula (ragazza, in dialetto triestino) che rappresenta la stessa Trieste, mentre corre libera e felice nel suo ambiente naturale, sopra le azzurre onde e le bianche spume dell'Adriatico in festa.

Pupolo ispirato ad una bella canzone dello scomparso Roberto Urbano, bravissimo cantante ed agente di polizia, che con tale canzone, composta da Claudio Gelussi, vinse il Festival della Canzone Triestina del 1987.




"Trieste xe bela col mar" è un brano che venne composto dall'autore Claudio Gelussi, preparato compositore giustamente considerato tra i principali artefici del Festival della Canzone Triestina. I suoi testi hanno sempre simpaticamente rispecchiato il contatto con la realtà e la vita di tutti i giorni oppure la nostalgia di un passato felice.

Nella foto, il compositore Claudio Gelussi:





Roberto Urbano, come detto, fu un agente di polizia divenuto poi Ispettore. Fece parte della Sezione criminalità organizzata ed in tale contesto fu anche agente sotto copertura, nelle indagini su traffici internazionali di droga, rischiando spesso la vita. Notevolmente bravo nel suo lavoro così come nella sua passione più schietta, la musica. La sua era una vocalità melodiosa, all'italiana, ma capace di spunti swing, pop e rock. Inoltre, Urbano fu sempre molto attaccato alla tradizione musicale triestina, e nelle sue esibizioni riusciva a trascinare il pubblico in maniera unica. Un simpaticissimo e bravo ragazzo, che io ho sempre personalmente considerato essere l'erede naturale di Lorenzo Pilat, per la bellezza vocale e potenza della stessa, per lo stile personalissimo ed armonioso, per la già citata simpatia e per l'estro particolare. Purtroppo Urbano scomparve nel 2005, a seguito di un incidente stradale.
Tra le tante cose da lui fatte come cantante, voglio ricordare il periodo con il suo gruppo, gli "Italian Style", la sua classificazione sul podio di "Sanremo Giovani" (primi anni '90) e la collaborazione con un altro grandissimo cantautore e musicista triestino DOC (un mio carissimo amico, molto presto dedicherò anche a lui un post), scomparso da poco: Giorgio Manzin.


Nella foto, Roby Urbano durante un momento di relax, prima di salire sul palco con gli "Italian Style", nel 1989:




Veniamo al brano: "Trieste xe bela col mar" venne presentata al Teatro Politeama Rossetti di Trieste, il 22 Dicembre 1987, nell'ambito del 9° Festival della Canzone Triestina -nella categoria Linea Tradizionale- presentato come sempre dall'immarcescibile Fulvio Marion, storico Patron di questa amatissima manifestazione canora di casa nostra. Sul palco, assieme ad Urbano, erano pure presenti le mitiche "Trieste Folk", un effervescente trio femminile composto da Adriana Millo, Claudia Furlani e Adriana Zarutti.

Nella foto, le simpaticissime Trieste Folk:





Nei versi di questo brillantissimo brano -che io ho voluto interpretare nel mio pupolo presentato poco più sopra- si parla per l'appunto della bellezza di Trieste, autentica ed unica regina dei mari. 




Il brano è molto folkloristico (nel senso più positivo del termine) poiché presenta molte tipicità di Trieste, come le bellissime mule barcolane o luoghi pittoreschi e legatissimi ai nostri cuori, come il Faro ed il colle di San Giusto.





Piccola chicca/aneddoto: l'esecuzione al Politeama venne abbastanza criticata, dal momento che le Trieste Folk si misero a ballare il can-can alzando le gonne (sotto indossavano comunque una calzamaglia, quindi niente di impudico). Molte di queste critiche in realtà provenivano da autori ed esecutori esclusi dalla vincita... un po' sullo stile delle baruffe tra aspiranti Miss Italia. 





Eccovi qui dunque il brano (contenuto in un videoslide realizzato dal sottoscritto) che quella sera del lontano 1987,  fu vincitore assoluto! 

Buon ascolto:




Successivamente, nei mesi di Dicembre 1987 e Gennaio 1988, il brano venne riproposto più volte attraverso le varie emittenti cittadine, tra le quali spiccava proprio "Radio Promotion Trieste" (radio creata e gestita dallo stesso promoter del festival Fulvio Marion), in modo da partecipare al consecutivo referendum radiofonico proposto in collaborazione con il quotidiano "Il Piccolo" di Trieste.




Jingle di "Radio Promotion Trieste":




Questo post vuol essere il mio sincero omaggio a questo grandioso interprete, Roberto "Roby" Urbano, che purtroppo non ho mai potuto conoscere di persona. 
Inoltre devo la mia passione per il Festival della Canzone Triestina proprio a questo brano, che mi fece conoscere ed apprezzare questa significativa manifestazione canora di casa nostra. 

     René

sabato 11 maggio 2019

LES BABETTES - TURBINE VOCALE TRIESTINO !!!


Bondì, mularia mata...

Oggi vi voglio parlare, nello specifico, del trio vocale turbo swing "LES BABETTES".

Di queste tre belle e brave cantanti e musiciste ne parlai già in questo blog, in vari post. Però, per quei pochi che ancora non le conoscessero, provvedo con questo post. Che non vuol essere biografico, poiché le varie info in tal senso le trovate nel loro stesso sito (che linkerò alla fine del post), ma solo un omaggio ad una formazione musicale dal sapore "americano", ma comunque tutto triestino, anche nell'anima e nel cuore.

Intanto, qui sotto inserisco il mio omaggio pupolato. Ho voluto ispirarmi, nello stile adottato per il disegno, ai poster musicali delle varie vedette d'oltreoceano anni '40 e '50.






Les Babettes, come si intuisce dal nome giocato sulla lingua francese e sul dialetto triestino, si possono tradurre come "le babette".

Un nome simpatico ed autoironico, prima che vintage. Ou, ma non pensate che facciano solo il repertorio di qualche tempo fa, poiché nei loro spettacoli inseriscono anche brani modernissimi e alcune loro composizioni personali, come il "Valzerino marittimo" (brano molto dolce e particolare).

Tramite amicizie musicali in comune, ho avuto il gran piacere di conoscerle personalmente agli inizi del 2015, avendo la conferma che oltre ad essere brave musicalmente, sono tre ragazze assolutamente umili e disponibili a concedersi a selfie ed autografi con chiunque ne faccia loro richiesta. L'umiltà -non fa mai male ribadirlo- è la dote dei Grandi !

Nel loro carnet vi sono anche partecipazioni in grande stile: quella al programma-talent X-FACTOR e le varie ospitate negli show di Joe Bastianich.

I loro brani, come detto, sono per la maggior parte tratti dal repertorio swing dell'America musicale degli anni d'oro, allorquando impazzavano le grandi big band e le varie vocalist.

Foto by Gio Mizar (tratta dal sito ufficiale de Les Babettes)





Una citazione dovuta va a tutti gli altrettanto bravissimi musicisti di accompagnamento delle Babettes, come Tiziano Bole e Andrea Zullian, per poi passare alla "The 1000 Streets' Orchestra". Con quest'ultima formazione, le Babettes sono reduci da una recente tournée in Cina.
Ma hanno fatto anche altre tournée di successo, in Spagna a Madrid, a Umbria Jazz, ecc...
Sono state ospiti di “Cuffie d’oro” all'EXPO di Milano del 2015 e hanno aperto il Galà del Convegno Internazionale “Voce Artistica 2015” al Teatro Alighieri di Ravenna.
Inoltre, tante ospitate nelle maggiori emittenti radiofoniche italiane ed in vari programmi televisivi, sia locali che nazionali e non solo.

P.s.: lo so, sono di parte, però mi preme segnalare che fra i tanti brani inseriti nelle loro scalette di concerti, vi sono pure brani a me particolarmente cari, come la magnifica gemma nascosta "Blue Christmas" di Elvis Presley. Dico gemma nascosta, poiché non è uno dei brani più conosciuti del King, ma proprio per questo se ne può apprezzare ancor di più il valore della scelta.

Ancora una breve descrizione delle tre "mule", e poi termino con le ciacole e vi lascio con i loro video, seguiti dai link delle loro pagine Twitter, Facebook ed il loro sito ufficiale.




LULU', alias Eleonora Lana:

Brava pianista, con tradizione musicale di famiglia nelle vene, si può dire che sia la mascotte del trio.
Diplomata in pianoforte e musica da camera, ha al suo attivo delle prestigiose collaborazioni con la Compagnia della Rancia, con Udo Jürgens, e tanti altri.
Inoltre è una grande appassionata di tango argentino.





NANA', alias Anna De Giovanni:

Veronese, ma ormai triestina ad Honorem, è la romantica del gruppo.
Dopo anni di studio del violino al conservatorio, decise che era meglio andarsene per raggiungere la pista di pattinaggio.
A Trieste si è laureata alla Scuola per Interpreti e Traduttori e in Lettere Classiche.
Dalla sua biografia risulta pure un passato da acrobata!






COCO', alias Chiara Gelmini:

La "tuttofare" del trio, poiché è appassionata di tutto ciò che è arte; dal disegno al cabaret, dalla recitazione alla danza, ecc...
Laurea in Arti Visive e dello Spettacolo allo IUAV di Venezia e alla Magistrale in Filosofia a Trieste.
Assieme a Lulù, è stata la mente creatrice del trio, al quale si aggiunse successivamente Nanà.
I suoi bei pupoli li potete ammirare in tanti libri editi dalla casa editrice locale Bora.La di Diego Manna.

Qui di seguito, alcuni video delle loro performances. Più in basso trovate pure alcuni link ufficiali.

Augurandovi un buon ascolto, vi saluto e ci risentiamo al prossimo post. Viva Les Babettes ! Viva la Musica !! Viva Trieste !!!

Video vari:






















Sito ufficiale: CLICA QUA

Profilo Twitter: FRACA QUA

Profilo Facebook: STRUCA QUA



Sito Bora.La, dove trovate i libri con i pupoli di Chiara Gelmini: DAGHE UN CUC ANCA QUA


   René

lunedì 15 gennaio 2018

I MIEI PRIMI 40 ANNI TRIESTINI !!!


Bondì, mularia mata...

Permettetemi un post personale: oggi compio 40 anni !!!

E per l'occasione proprio ieri sera ho voluto abbozzare un pupolo fumetto/illustrazione dedicato alla mia/nostra carissima Trieste. In particolare, al Campanon di San Giusto.

'Ndando 'vanti sempre co' la stessa passion, Viva là e po bon! (Y)


     René



mercoledì 6 dicembre 2017

AUGURI DI SAN NICOLO' A TRIESTE, CON TOPOLINO, PAPERINO, PIPPO E PLUTO


Buondì. Rieccomi qui dopo un mucchio di tempo. 
Purtroppo è proprio il mio tempo a mancare, e così aggiorno il blog ogni morte di Papi (quello della tivvvvvù).
Questo post è un post veloce veloce da leccarsi i maglioni, proprio per la mancanza di tempo, ma ci tenevo ad augurare a tutti Voi, Triestine e Triestini, un Buon San Nicolò!!!
Lo faccio postando un pupolo in stile "Disneyan-Patoco", presentato sia in versione seppia sia nella versione originale, ovvero quella a colori. Come al solito, scegliete voi la versione che gradite di più.
Pupolo augurale -ispirato a "Chi sarà la mia stela (Buonanotte Buon Natale)", una bella canzone natalizia dialettale di Lorenzo Pilat- ambientato nella cittavecchia di trent'anni fa; quest'ambientazione vintage perché mi ricorda di quand'ero bambino, e proprio in questo periodo, nel 1987, mi recavo spesso assieme a mio padre alla stramitica libreria-fumetteria "Nonsololibri" di Dario e Mariuccia Fontana, proprio per comprare le strenne natalizie by Disney, e ovviamente per partecipare all'annuale bicchierata festosa che si teneva in quel periodo proprio lì, al sabato precedente al Natale (ovviamente non bevevo, che allora avevo solo 9 anni, e per me il massimo consentito in tal senso era solo il Nesquik!!! :D )

Ancora Tanti Cari Auguroni di Buone Feste a tutte le mule e a tutti i muloni!!

    René

P.s.: per visualizzare in grande il pupolo, clic sopra!









































Qui, invece, l'omonimo brano del m° Lorenzo Pilat; brano ispiratore di questo mio pupolo:


lunedì 26 giugno 2017

TRIESTE PERDUTA ILLUSTRATA A FUMETTI (parte prima)




Buondì, mularia mata...

Oggi inizio una nuova serie di post che spero potranno interessarvi. Tali post sono dedicati a tutte quelle particolarità paesaggistiche di Trieste, ma viste quand'esse erano diverse o comunque esistenti un tempo (per poi venir successivamente demolite, tipo il forte Sanza posto sul colle di S.Vito, demolito agli inizi del '900), quindi si parla di una “Trieste perduta”.

Per i pupoli presentati in questo post avevo consultato a lungo -nell'estate del 2015- una nutrita consultazione di mappe, stampe e archivi vari dell'epoca, siccome Trieste, negli anni ha subito numerose trasformazioni; da cittadella romana a medievale, per poi passare all'abbattimento delle sue mura medievali nel '700, creando così la città nuova, ecc...
Ad esempio, a inizio '800 il Castello di S.Giusto era molto diverso rispetto ad oggi, così come pure la Kleine Berlin presentata più sotto.

Ma andiamo a incominciare...




TRIESTE, 1812: un soldato saluta la sua bella, prima di partire per la Campagna di Russia.
Sullo sfondo si può notare il Castello di San Giusto, allora molto diverso da oggi e dotato di una torretta corazzata sopra l'ingresso, con orologio meridiana e campaniletto a vela. Torretta abbattuta nel 1820.
Sotto il castello, i numerosi orti che allora coprivano l'attuale area con i resti della basilica romana.
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Qui, invece, l'ingresso del Castello di San Giusto, così com'esso si presentava realmente durante l'ultima delle tre occupazioni francesi, anno 1813.

Subito sopra l'ingresso allo stesso, ad esempio, si può notare un prolungamento... tale prolungamento non era altro che la torre corazzata (citata e mostrata anche nel pupolo precedente) con campaniletto a vela ed orologio meridiana.
Torre risalente al '500, che venne abbattuta intorno al 1820 poiché oramai ridotta in pessime condizioni a causa dei danneggiamenti provocati dalle palle di cannoni inglesi lanciate dalla fregata Mildford (nell'autunno del 1813, durante l'assedio angloaustriaco al castello stesso).
A fianco dell'entrata possiamo notare pure il possente muro di difesa, successivamente demolito verso la fine degli anni trenta del '900, nell'ambito dei lavori di risanamento e rifacimento del colle e della cittavecchia (il famoso "piccone risanatore", come lo definirono all'epoca).

Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo di Trieste Francese: l'alabarda e l'aquila napoleonica!
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Il castello nel 1813, visto dalla parte della Cattedrale di S.Giusto.
Subito di fronte al castello, si possono notare gli allora numerosi orticelli e campagnette che sovrastavano l'attuale area del Foro Romano con annesso Monumento ai Caduti.
Al centro di questi orti vi era anche un grande pozzo cisterna collegato con la stessa vera d'acqua che ancor oggi giunge fino al vicino pozzo romano sito sulla rampa d'accesso al castello.
Sull'asta del bastione rotondo sventola il vessillo delle Province Illiriche di Trieste e dell'Istria.
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Interno della Casa del Capitano (Castello di San Giusto - Trieste), autunno 1813: Charlotte Noëlle Rabié domanda al padre, Comandante della Grande Armée locale, il motivo del trambusto che si sente fuori dalle mura del castello ormai da giorni assediato dalle truppe angloaustriache. Il colonnello Rabié è allarmato, perché la resa francese sta per essere firmata e le truppe austriache ed inglesi sono oramai alle porte del castello assediato.
In particolare, il colonnello è preoccupato proprio per la giovanissima figlia, quest'ultima da tempo concupita dal tenente austriaco Samuel Chiolich von Loewensberg.

Secondo un'antica leggenda triestina, la figlia del Col. Rabié venne successivamente aiutata a fuggire dal castello assediato, passando lungo alcuni antichi passaggi sotterranei cinquecenteschi che, dai sotterranei dello stesso castello, si dipartono a raggiera in direzione della cittavecchia.
Siamo alla fine della terza ed ultima occupazione napoleonica di Trieste.
Sullo sfondo si può notare un elmetto morione con alabarda (risalente al '600) ancor oggi conservato nei magazzini del castello.
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Piazza Cavana (all'incrocio con via dei Capitelli), anno 1932.

Poco prima dell'inizio dello sventramento di cittavecchia (il "piccone risanatore" citato più sopra), quest'angolo si presentava così. A dir la verità, non è che da allora abbia subito delle particolari modifiche... a parte i masegni che non ci sono più, il carretto dei mussoli che non c'è più, la bottiglieria (successivamente bar De Lucia) che non c'è più, l'Arrigoni che non c'è più, ecc........
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Un altro pupolo fumetto di una Trieste (per fortuna) perduta; difatti si parla di un oscuro periodo, quello dell'occupazione nazista della città (dall'8 settembre 1943 al 1 maggio del 1945).
L'ingresso della Kleine Berlin (Piccola Berlino), bunker nazista di via Fabio Severo (Trieste), come si presentava nel 1944: l'ingresso era corazzato e costantemente sorvegliato notte e giorno, poiché il bunker -collegato alla soprastante Villa Ara di via Romagna, al Tribunale e a Palazzo Ralli in Piazza Scorcola- era di uso esclusivo dei reparti delle SS e, in particolare, del famigerato capo della polizia tedesca di Trieste, Odilo Globocnik (uno dei più grandi criminali nazisti della storia, vice ed amico intimo di Himmler).
Il bunker venne realizzato in tempi brevi e in super segretezza, tanto è vero che non esiste a tutt'oggi traccia di documentazione a riguardo. Alla progettazione del bunker lavorarono due ingegneri, un ufficiale della Wehrmacht ed un civile boemo, di nome Salechar, ed un italiano, Donato Di Stasio. I lavori di progettazione e realizzazione del bunker vennero loro commissionati giorno per giorno, senza mai mostrare un disegno costruttivo completo del bunker. Purtroppo al civile boemo furono commissionati i lavori del passaggio tra il bunker e Villa Ara, quest'ultima sede-covo di Globocnik. Così, non appena completato il lavoro, il boemo venne prelevato da una squadra della morte su ordine dello stesso Globocnik, per poi venire immediatamente eliminato siccome "sapeva troppo".
Nella stessa via, poco più a nord, si trovano i tre ingressi delle gallerie antiaeree italiane (comunque collegate al bunker tedesco) realizzate dalla ditta Colombo e riservate prevalentemente al personale delle poste e delle ferrovie.
Subito dopo la fine della 2° guerra mondiale, la copertura corazzata del bunker tedesco (quella che si vede nel mio pupolo) venne definitivamente smantellata, ed il bunker chiuso da una porticina di ferro fatta costruire dal settore lavori pubblici del Betfor (British Element Trieste Force). Dopo decenni di abbandono, il bunker ed i vicini rifugi italiani vennero esplorati per la prima volta (nel 1983) dagli speleologi urbani della Società Adriatica di Speleologia. Successivamente, verso la fine degli anni '90, il CAT (Club Alpinistico Triestino) prese in consegna il bunker ed i rifugi, per poi restaurarli e renderli agibili al pubblico.
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Un malinconico e poetico Topolin Morbin (!) passa sotto l'Arco di Riccardo, in una serena notte di primavera del 1932, sulle dolcissime e amorevoli note di "Co' son lontan de ti (Trieste mia)", celeberrimo pezzo nostalgico del 1925 scritto da Publio Carniel e Raimondo Cornet (autori anche di "Una fresca bavisela (Marinaresca)", 1944).

L'Arco di Riccardo ha pure incontrato vari stravolgimenti del paesaggio attorno a sé, nel corso dei secoli. La modifica raffigurata nel pupolo giunse negli anni '20, allorquando si demolì il muretto seicentesco che cingeva l'arco stesso e riportando così alla luce i resti romani presenti sotto la piazzetta Barbacan; dopo essere stati catalogati, i resti vennero ricoperti dai masegni. Si lasciò solo uno spazio attorno alla base esterna dell'arco proteggendola con un passamano. Negli anni successivi, la base dell'arco venne aperta tutta fino al lastricato di origine romana, quest'ultimo tuttora visibile.
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Alla prossima

       René