Buondì mularia mata...
Come da titolo, oggi ho voglia di ascoltarmi assieme a voi un po' di musica in tema natalizio, anche e soprattutto per combattere il logorio dello spread moderno, quel logorio che nemmeno un Cynar corretto alla Sambuca riuscirebbe a far digerire!!!
Questo mio post di oggi è ispirato da un bel post del blog dell'amico Robbé... questo: struchè qua
Avviso subito bimbiminkia ed affini, che, nonostante la mia ancor giovane età, sono un amante della Musica vera... quella classica. Ma non classica nel senso di classica, ma nel senso di antichi (ma mai vecchi) classici. I quali, conservano intatti, come un buon vino stagionato, tutto quel sapore di casa mia che nemmeno il brodo Star riesce ad offrire (non s'incavoli il signor Star... è solo una mia stupidata calda calda in brodo)...
E partiamo subito con un grande: Dino Paul Crocetti, alias DEAN MARTIN!
Che dire di lui che non si sia già detto? Fu un grande crooner, un grande attore ed un superbo mattacchione. Preferisco di gran lunga le canzoni di Natale interpretate da lui, piuttosto che dal "capoclan" Sinatra. Non me ne vogliano i fans di quest'ultimo... solo questione di gusti!
Del buon Dino, voglio proporvi la sua delicata versione di "Silent Night"... versione che è recentemente stata in sottofondo mentre intervistavo un caro amico... di tutti! Di chi parlo? Surprise!!! Al più presto (entro questa settimana) potrete leggere qui sul blog questa intervista in esclusiva, dove verrete a conoscenza di molte risposte a molte domande su un certo personaggio moooooolto in tema con il Natale.
Ecco, dunque, "Silent Night" with Dino:
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Dopo questa stupenda canzone, passiamo ad un grandissimo... e qui sono di parte, poiché esso è da sempre, sin dai miei primi vagiti in culla (leggasi "urla sfasciaballe"), il mio cantante preferito!!
Sto parlando di... (rullo di tamburi) ELVIS PRESLEY!
Elvis (un giorno parlerò di lui, e soprattutto del particolare rapporto che lega la città di Trieste a questo grande artista), incise ben tre album di canzoni natalizie durante tutto l'arco della sua carriera, ma uno in particolare, il primo del 1957, è sicuramente il migliore!
Nel 2008 alcune di queste canzoni uscirono in una nuova veste musicale con l'aggiunta (grazie ai miracoli della tecnologia) di alcune ottime voci femminili di note cantanti country made in U.S.A. ...
Di questi "remix natalizi", ve ne voglio proporre uno molto d'atmosfera: "I'll Be Home for Christmas" - voce di Elvis Aron Presley (del 1957), e seconda voce di Carrie Underwood!!
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Con questa prossima canzone ritorniamo a Trieste, sempre in ambito natalizio, con una canzone molto particolare, perlomeno nell'interpretazione. L'autore è il mitico Lorenzo Pilat (per i non triestini, si tratta di Pilade del Clan Celentano).
Il triestinissimo Pilat, nel 1975 incise, in italiano, una canzone di Natale intitolata "Buonanotte Buon Natale".
Nello stesso anno, Pilat incise anche la versione in dialetto triestino, appena lievemente differente nel testo e nell'arrangiamento. La particolarità di questa versione in dialetto, sta nel fatto che Pilat più che cantarla... la sussurra. Questo, perché all'epoca mentre era impegnato nella registrazione di codesto pezzo, Pilat si trovò al telefono con la figlia, allora piccolina. Pilat, cantò questa canzone per telefono, alla figlia stessa... così, ne venne fuori una versione dolcissima, molto intima, che fu prontamente registrata dal tecnico del suono. Infine, la "ninna nanna telefonica" venne accettata come master... "buona la prima", insomma... !
La canzone (testo e musica dello stesso Pilat) s'intitola "Chi sarà la mia stela?"
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Di nuovo rotta verso l'America... più precisamente verso le montagne di Aspen (Colorado), dove visse gran parte della sua, purtroppo, breve vita John Denver, il Principe del Country (il Re indiscusso resta il suo caro amico Johnny Cash).
John Denver, incise alcuni pezzi tipici natalizi molto carini. Ma un pezzo natalizio, da lui interpretato, che mi ha sempre colpito molto è "Silver Bells"!
Una versione, quella di Denver, molto malinconica e gioiosa allo stesso tempo, proprio come il testo. Eccola qui:
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Concludo questa carrellata natalizia in musica con la voce veramente stupenda di una giovane ragazza altrettanto stupenda dentro e fuori, con la quale, un anno fa, ebbi anche l'occasione di parlarci.
Si tratta di Mirusia Louwerse!
Mirusia, è una cantante australiana (ma di origini olandesi) ventiseienne, simpaticissima (per nulla montata a "diva", anche se potrebbe permetterselo viste le sue più che ottime credenziali artistiche), con un repertorio che spazia dal pop al musical, e dalla canzone leggera alla lirica.
Attualmente, è la voce soprano di punta della grande orchestra del violinista olandese André Rieu.
Ne ho sentite tante di belle voci femminili, ma questa è assolutamente unica (per me), perché ha una propria grazia "divina" (e non esagero con gli aggettivi!!!)...
Ascoltatela nel video sottostante, mentre interpreta (seppur su una base, tipo "karaoke") la bellissima "Ave Maria" di Schubert (non di Schumacher... quella è "Corri, Maria!").
Un vero e proprio angelo sceso in terra!!!!
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Bon... mi go finì... presto se sentiremo de novo... sopratuto per l'intervista al... mi Babbo! (??)
Me racomando, co 'nde' fora de casa tapeve per ben che xe 'ssai zima, e i rafredori xe sconti in aguato!!
René
giovedì 15 dicembre 2011
UN PO' DI NATALE IN MUSICA!
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domenica 11 dicembre 2011
LA MIA MAMA ME GA DITO... (COSSA GA DITO LA MAMA?) - BREVE ESEGESI DEL TERMINE "FOLKLORE"
Buondì Motta (battutona!) a tute e a tuti...
Un po' di folklore... o folclore (italianizzato), come che se vol. Anche se la versione più giusta sarebbe, in teoria, quella con la K, poiché folklore deriva da FOLK, a sua volta "storpiatura" fonetica della parola tedesca VOLK, cioè POPOLO, che, per l'appunto, si pronuncia proprio FOLK.
Il folklore, dunque, è quella branca di stampo popolare che tramanda le tradizioni di un popolo, di una comunità.
Sono tradizioni della propria terra, quindi fanno parte del proprio "IO" interiore.
Ma attenzione a non confondere le due denominazioni: canzone folkloristica e canzone popolare. Lo faccio spesso anch'io, ma è sbagliato. La canzone popolare può essere "Quel mazzolin di fiori", mentre il folklore, nello specifico, parla, come detto poc'anzi, delle proprie tradizioni.
Folklore è "L'Omo Vespa"! Folklore è la ballata di "Antonio Freno"! E così via... insomma, la canzone di folklore è quella canzone che nel testo contiene uno o più riferimenti a fatti accaduti al proprio popolo, alle tradizioni, usi e costumi della propria area geografica, meglio ancora, della propria città.
Detto ciò... o dita questa, passiamo alla "folklorata" del giorno:
La mia mama me ga ditoooooooooo... cossa ga dito la mia mama? Ehhh, va ti a saver...
Una canzone folkloristica, simpatica e divertente... un po' ingenua, ma per ingenua s'intende quella maniera bonaria, ed allo stesso tempo pungente e sibillina, "ala patoca", di interpretare ironicamente alcuni usi e costumi triestini.
Questa canzonetta, in un suo verso dice: "La mia mama me ga ditoooooo (il coro: "me ga dito la miaaaa mamaaaaaaa")... no sta 'ndar coi militari perché i fuma popolariiiii... noooo me sposerò mai più, mi resto celibeeee!"
I "Popolari", erano quei cicchini da due soldi... con tabacco grezzo, di pessima fattura, dal gusto pressoché schifosissimo. Appena con l'arrivo degli Alleati a Trieste, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, s'incominciarono ad intravedere le prime sigarette con filtro. Sigarette con filtro che esistevano anche prima, ma che iniziarono a diffondersi in Italia (come il chewin-gum, i dischi dei Platters e del Jazz, Boogie-Woogie, Blues, Rhythm 'n Blues, Gospel, Rock 'n Roll, ecc... e tante altre cose) solo poco dopo lo sbarco alleato.
Difatti, tale canzonetta è un riciclo di una canzonetta popolare degli anni '30-'40, dedicata, a mo' di sfottò, all'Imperatore d'Etiopia Hailé Selassié.
A sua volta tale canzone dell'epoca fascista, ricalcava un antico stornello romano.
I triestini, così, da questa trassero spunto per ricamarci sopra parole proprie, trasformando così "Povero Selassié" in "La mia mama me ga dito"!
Un brano, quest'ultimo, che ci narra delle tribolazioni di una "ragazza da maritar con un buon partito"... la mama del testo raccomanda alla propria figlioletta di non far l'amor con questo, non far l'amor con quello, ecc... perché, in pratica, non è un "buon partito", cioè non potrà essere in un ipotetico futuro un marito serio ed affidabile. Fino a non molti decenni fa (e perché no? Talvolta pure adesso) si usava chieder il consiglio finale delle proprie madri per scegliere un buon marito, con una buona posizione, sia economica che morale.
Qui di seguito, vi propongo questa canzonetta simpatica in una mia libera interpretazione solo vocale, registrata così, per divertimento (infatti, tale registrazione è puramente amatoriale, e lo si sente dall'audio un po' imperfetto), ma anche per contribuire, a modo mio, al tramandare queste belle cose. Perché cose come il folklore, il dialetto, ecc... , sono l'essenza stessa dell'identità, della cultura e della storia stessa di un popolo che ha vissuto un qualcosa, bello o brutto che sia. Il folklore, in questi casi, è un libro aperto per chiunque abbia voglia di "leggerlo", per conoscere.
Un saludo, ve lasso con la mia cantada e i mii pupoli:
René
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mercoledì 7 dicembre 2011
René - I TUOI OCCHI
Una mia poesia (con pupolo, qui sotto) dedicata "allo specchio dell'anima"... gli occhi... i tuoi occhi!
I TUOI OCCHI
I tuoi occhi mi parlano
anche quando non li guardo per la timidezza
I tuoi occhi mi capiscono
laddove non arriva il suono della voce
I tuoi occhi mi lasciano di stucco
perché contengono la verità che cerco
I tuoi occhi mi svelano
tutto ciò che c'è di più bello in una donna
I tuoi occhi mi cullano
in un tempo astratto che mai avrei creduto concreto
I tuoi occhi sono ghiaccio
di fronte a un mio debole mentire tra le foglie cadute
I tuoi occhi sono le risorse
per la mia sete di memorie quando giacciono chissà dove
I tuoi occhi volano con te
sopra il mare che te li ha colorati con così notevole maestria
I tuoi occhi sono la poesia più romantica
che si eleva sulla banalità di uno sguardo indifferente
I tuoi occhi sono semplicemente belli
come la natura, gli animali, l'acqua, la vita
E se un giorno i tuoi occhi dovessero guardare altrove
diventerei cieco ed inerme fino a morire dentro, lentamente
René
I TUOI OCCHI
I tuoi occhi mi parlano
anche quando non li guardo per la timidezza
I tuoi occhi mi capiscono
laddove non arriva il suono della voce
I tuoi occhi mi lasciano di stucco
perché contengono la verità che cerco
I tuoi occhi mi svelano
tutto ciò che c'è di più bello in una donna
I tuoi occhi mi cullano
in un tempo astratto che mai avrei creduto concreto
I tuoi occhi sono ghiaccio
di fronte a un mio debole mentire tra le foglie cadute
I tuoi occhi sono le risorse
per la mia sete di memorie quando giacciono chissà dove
I tuoi occhi volano con te
sopra il mare che te li ha colorati con così notevole maestria
I tuoi occhi sono la poesia più romantica
che si eleva sulla banalità di uno sguardo indifferente
I tuoi occhi sono semplicemente belli
come la natura, gli animali, l'acqua, la vita
E se un giorno i tuoi occhi dovessero guardare altrove
diventerei cieco ed inerme fino a morire dentro, lentamente
René
domenica 4 dicembre 2011
TRIESTE: LETTERINA A SAN NICOLO' !
A Trieste abbiamo un "Babbo Natale" tutto nostro... San Nicolo'!
Tradizione patoca (nordica, in generale) derivante da San Nicola, il quale fu vescovo di Myra, antica cittadina che sorgeva nella Licia. Per la cronaca, la Licia è una zona sita nell'attuale Turchia, e non la Licia di "Kiss Me Licia" (anche perché non me lo vedo S.Nicolò con l'agghiacciante ciuffo ossigenato del Mirko dei Bee-Hive).
Qui sotto, un mio pupolo raffigurante San Nicolò, mentre, assieme al suo fido servitore Pietro il nero, s'accinge a raggiungere dal Carso la città di Trieste, per consegnare dolcetti e regali a tutti i bambini triestini (e per l'ennesima volta vi invito a cliccare sopra il disegno per vederlo in dimensioni originali, poiché, come al solito, ho dovuto ridurlo un po' per farlo stare nella colonna del blog):
Una nota filastrocca triestina recita così:
San Nicolò de Bari
la festa dei scolari
se i scolari no fa festa
i ghe taierà la testa!
Dell'origine di San Nicolò, e più precisamente di quella di Babbo Natale (anch'esso strettamente correlato al San Nicola storico), ne parlerò meglio fra poco più di una settimana... anzi, ve lo spiegherà lo stesso Babbo Natale in persona (?!!), di cui il sottoscritto è da anni un caro amico nonché personale ufficio stampa (???!!!!)
Ciancio alle bande, iniziamo con il succo di questo post: la famosa "letterina a San Nicolò".
P.s.: Essendo San Nicolò un triestino d'adozione, scriverò la letterina in dialetto triestino. Poi, poco più sotto potrete leggere anche la versione in italic language, tradotta fedelmente.
Bene, ecco la mia personale letterina a San Nicolò. Naturalmente sono arcisicurissimo che m'accontenterà.
LETERINA DE RENE' A SAN NICOLO'
Caro el mio muss de San Nicolò, o Sint Niklaas, o come cavolo te se ciami
Mi son René, quel muleto schizà che co' iera picio el vigniva ciamado Renatin, anca se ghe stava 'ssai sule bale (de Nadal, intendo).
Per tuto l'ano corente mi son stado zito e bon. No go roto 'ssai le bale ala gente, no go roto ai mii, no go roto ala mia gata e no go roto el vaso de fiori sul'armeron.
Dito questo, mi te domando, oltre ai bomboni che xe boni e le fave triestine in stile "Viva l'A", anca i soliti regali che ti, de ani anorum te me li porti, sì, ma sempre sbaiadi.
Do' ani fa te gavevo chiesto in regalo un yacht (che se pronuncia JOT, ma no xe na jota refada de n'american)... inveze ti, pimpinela che no te son altro, te me ga portado na pilotina zogatolo (che tra l'altro nianca la galegia in vasca de bagno, su mare grega).
Po', l'ano scorso te gavevo chiesto un Ferarin Testarossa... te me lo ga portado, sì, ma el modelin-zogatolo dela BBurago (e anca del carbon perché mi per el Ferarin sbaiado te go mandà in mona de quela beca de tu sorela).
Per cui sto ano te domando na roba semplice e sgaia: un bel po' de fliche! Sa, xe crisi e un bel po' de fliche fa sempre comodo. Po', viste le capelade dei ani scorsi, tanto val che te domando solo el patuss per comprarme de solo el Ferarin e lo Yacht.
Te aviso, però: se te me porti le fliche de ciculata, el prossimo ano te spetarò tuta la note vizin dela finestra (perché ti te se cali dela finestra, al contrario de tu fradel magior Babo Nadal, che inveze el se caluma zò pel camineto).. e pena te riverà, te se becherà tanti de quei piadoni in tel daur che te zigherai del dolor fin a Pasqueta! Omo avisado, mezo copado!!!
Bon, te lasso che desso go de 'ndar a magnar un bon ribon.
Adio mulo!!!
René
**************
Qui di seguito, invece, pubblico la mia letterina in italiano.
LETTERINA DI RENE' A SAN NICOLO'
Carissimo, dolce San Nicolò, o Sint Niklaas, o come ti chiami realmente
Io sono René, quel giovanotto matto che quando era più piccolino veniva chiamato con l'affettuoso diminutivo "Renatino", anche se al sottoscritto tale forzatura pesava non poco.
Durante questo intenso 2011 sono stato corretto e diligente. Ho cercato di essere il più possibile comprensivo con la gente, con i miei cari, e persino con la mia adorata gatta. Sono stato ben attento a non combinare danni casalinghi, nonostante sia un po' imbranato.
Detto ciò, io ti chiedo gentilmente, oltre ai buonissimi dolcetti delle festività natalizie, compresi quelli giuliani tipici della nostra tradizione mitteleuropea, anche i soliti regalini che tu da anni consegni, ma purtroppo confondendo spesso e volentieri le mie richieste.
L'anno scorso ti avevo richiesto un modesto cabinato. Non una tamarrata gigantesca modello cafonal, no. Soltanto un piccolo e modesto veliero per poter felicemente solcare l'azzurro mare di Trieste.
Tu, invece, mi portasti una piccola barchetta giocattolo, peraltro difettosa. Ma, sicuramente, il tuo sarà stato uno sbaglio in buona fede.
Successivamente, l'anno seguente, ti domandai una Ferrari Testarossa. Me la portasti, come no... peccato che mi portasti, però, il modellino della stessa.
Non solo... mi mandasti pure, poco dopo, del carbone, solo perché dopo aver trovato il modellino della Ferrari, ti avevo ripreso un po', mandandoti ad imparare un poco di "quel che se ciama" da quella santa donna che è tua sorella.
Insomma, ancora una volta mi avevi deluso profondamente, iniziando ad insinuare in me il dubbio atroce sulla tua reale esistenza (ho 33 anni... vergognati, S.Nicolò! Non si fanno soffrire così i trentenni triestini cresciuti a pane, Capitan Harlock e Lady Oscar, facendo pensar loro, anche solo per un istante, che San Nicolò in realtà non esista).
Quest'anno, quindi, ti domando un regalino semplice semplice e molto scaltro: un bel po' di soldini. Valuta in Euro.
Sai, S.Nicolò, in giro c'è un bel po' di crisi, quindi un piccolo ma onesto contributo da parte tua sarebbe ben gradito. Anche perché così potrò comprare io stesso tutti quei regali che ti avevo chiesto, per evitare una volta per tutte banalissimi, seppur fastidiosi, errori di comprensione.
Mi raccomando, però: niente monetine di cioccolata!
Altrimenti, il prossimo anno ti aspetterò tutta la notte tra il 5 ed il 6 dicembre, e non appena arriverai a casuccia mia dovrai sorbirti una ramanzina che nemmeno t'immagini, e che durerà dal 6 dicembre 2011 sino al Lunedi' dell'Angelo del 2012! Io ti ho avvisato... poi, vedi un po' tu come regolarti, carissimo.
Adesso ti debbo lasciare... è pronta la cena ed in tavola è servito un buonissimo pagello.
A presto, carissimo San Nicolò!!!
René
Tradizione patoca (nordica, in generale) derivante da San Nicola, il quale fu vescovo di Myra, antica cittadina che sorgeva nella Licia. Per la cronaca, la Licia è una zona sita nell'attuale Turchia, e non la Licia di "Kiss Me Licia" (anche perché non me lo vedo S.Nicolò con l'agghiacciante ciuffo ossigenato del Mirko dei Bee-Hive).
Qui sotto, un mio pupolo raffigurante San Nicolò, mentre, assieme al suo fido servitore Pietro il nero, s'accinge a raggiungere dal Carso la città di Trieste, per consegnare dolcetti e regali a tutti i bambini triestini (e per l'ennesima volta vi invito a cliccare sopra il disegno per vederlo in dimensioni originali, poiché, come al solito, ho dovuto ridurlo un po' per farlo stare nella colonna del blog):
Una nota filastrocca triestina recita così:
San Nicolò de Bari
la festa dei scolari
se i scolari no fa festa
i ghe taierà la testa!
Dell'origine di San Nicolò, e più precisamente di quella di Babbo Natale (anch'esso strettamente correlato al San Nicola storico), ne parlerò meglio fra poco più di una settimana... anzi, ve lo spiegherà lo stesso Babbo Natale in persona (?!!), di cui il sottoscritto è da anni un caro amico nonché personale ufficio stampa (???!!!!)
Ciancio alle bande, iniziamo con il succo di questo post: la famosa "letterina a San Nicolò".
P.s.: Essendo San Nicolò un triestino d'adozione, scriverò la letterina in dialetto triestino. Poi, poco più sotto potrete leggere anche la versione in italic language, tradotta fedelmente.
Bene, ecco la mia personale letterina a San Nicolò. Naturalmente sono arcisicurissimo che m'accontenterà.
LETERINA DE RENE' A SAN NICOLO'
Caro el mio muss de San Nicolò, o Sint Niklaas, o come cavolo te se ciami
Mi son René, quel muleto schizà che co' iera picio el vigniva ciamado Renatin, anca se ghe stava 'ssai sule bale (de Nadal, intendo).
Per tuto l'ano corente mi son stado zito e bon. No go roto 'ssai le bale ala gente, no go roto ai mii, no go roto ala mia gata e no go roto el vaso de fiori sul'armeron.
Dito questo, mi te domando, oltre ai bomboni che xe boni e le fave triestine in stile "Viva l'A", anca i soliti regali che ti, de ani anorum te me li porti, sì, ma sempre sbaiadi.
Do' ani fa te gavevo chiesto in regalo un yacht (che se pronuncia JOT, ma no xe na jota refada de n'american)... inveze ti, pimpinela che no te son altro, te me ga portado na pilotina zogatolo (che tra l'altro nianca la galegia in vasca de bagno, su mare grega).
Po', l'ano scorso te gavevo chiesto un Ferarin Testarossa... te me lo ga portado, sì, ma el modelin-zogatolo dela BBurago (e anca del carbon perché mi per el Ferarin sbaiado te go mandà in mona de quela beca de tu sorela).
Per cui sto ano te domando na roba semplice e sgaia: un bel po' de fliche! Sa, xe crisi e un bel po' de fliche fa sempre comodo. Po', viste le capelade dei ani scorsi, tanto val che te domando solo el patuss per comprarme de solo el Ferarin e lo Yacht.
Te aviso, però: se te me porti le fliche de ciculata, el prossimo ano te spetarò tuta la note vizin dela finestra (perché ti te se cali dela finestra, al contrario de tu fradel magior Babo Nadal, che inveze el se caluma zò pel camineto).. e pena te riverà, te se becherà tanti de quei piadoni in tel daur che te zigherai del dolor fin a Pasqueta! Omo avisado, mezo copado!!!
Bon, te lasso che desso go de 'ndar a magnar un bon ribon.
Adio mulo!!!
René
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Qui di seguito, invece, pubblico la mia letterina in italiano.
LETTERINA DI RENE' A SAN NICOLO'
Carissimo, dolce San Nicolò, o Sint Niklaas, o come ti chiami realmente
Io sono René, quel giovanotto matto che quando era più piccolino veniva chiamato con l'affettuoso diminutivo "Renatino", anche se al sottoscritto tale forzatura pesava non poco.
Durante questo intenso 2011 sono stato corretto e diligente. Ho cercato di essere il più possibile comprensivo con la gente, con i miei cari, e persino con la mia adorata gatta. Sono stato ben attento a non combinare danni casalinghi, nonostante sia un po' imbranato.
Detto ciò, io ti chiedo gentilmente, oltre ai buonissimi dolcetti delle festività natalizie, compresi quelli giuliani tipici della nostra tradizione mitteleuropea, anche i soliti regalini che tu da anni consegni, ma purtroppo confondendo spesso e volentieri le mie richieste.
L'anno scorso ti avevo richiesto un modesto cabinato. Non una tamarrata gigantesca modello cafonal, no. Soltanto un piccolo e modesto veliero per poter felicemente solcare l'azzurro mare di Trieste.
Tu, invece, mi portasti una piccola barchetta giocattolo, peraltro difettosa. Ma, sicuramente, il tuo sarà stato uno sbaglio in buona fede.
Successivamente, l'anno seguente, ti domandai una Ferrari Testarossa. Me la portasti, come no... peccato che mi portasti, però, il modellino della stessa.
Non solo... mi mandasti pure, poco dopo, del carbone, solo perché dopo aver trovato il modellino della Ferrari, ti avevo ripreso un po', mandandoti ad imparare un poco di "quel che se ciama" da quella santa donna che è tua sorella.
Insomma, ancora una volta mi avevi deluso profondamente, iniziando ad insinuare in me il dubbio atroce sulla tua reale esistenza (ho 33 anni... vergognati, S.Nicolò! Non si fanno soffrire così i trentenni triestini cresciuti a pane, Capitan Harlock e Lady Oscar, facendo pensar loro, anche solo per un istante, che San Nicolò in realtà non esista).
Quest'anno, quindi, ti domando un regalino semplice semplice e molto scaltro: un bel po' di soldini. Valuta in Euro.
Sai, S.Nicolò, in giro c'è un bel po' di crisi, quindi un piccolo ma onesto contributo da parte tua sarebbe ben gradito. Anche perché così potrò comprare io stesso tutti quei regali che ti avevo chiesto, per evitare una volta per tutte banalissimi, seppur fastidiosi, errori di comprensione.
Mi raccomando, però: niente monetine di cioccolata!
Altrimenti, il prossimo anno ti aspetterò tutta la notte tra il 5 ed il 6 dicembre, e non appena arriverai a casuccia mia dovrai sorbirti una ramanzina che nemmeno t'immagini, e che durerà dal 6 dicembre 2011 sino al Lunedi' dell'Angelo del 2012! Io ti ho avvisato... poi, vedi un po' tu come regolarti, carissimo.
Adesso ti debbo lasciare... è pronta la cena ed in tavola è servito un buonissimo pagello.
A presto, carissimo San Nicolò!!!
René
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giovedì 1 dicembre 2011
ANCHE A TRIESTE... IL NATALE!
Buondì, mularia mata!
Come da titolo... il Natale quando arriva, arriva!
Ed è arrivato anche su questo blog. =)
Qui in basso, un mio pupolo in tema (pupolo del Nadal 2009, ma va ben anca desso)... Nadal, come savemo, xè sopratuto la festa dei fioi... e quindi, eco na cocola muleta, con in brazo el suo pupoto de Babo Nadal, intenta a spetar con lu el vero Babo Nadal!
Nulla di particolare... solo un augurio (sulla destra, appena entrati nel blog, sopra il nostro Paperino patoco), più un soffio di neve, tramite alcuni fiocchi virtuali che scendono dall'alto -dal titolo dello stesso blog- verso il basso. Una piccola modifica, per entrare al meglio in questa, per me, splendida atmosfera.
Per il sottoscritto -che odia l'inverno- questo è l'unico periodo piacevole, per poter ritrovare la propria famiglia, i propri cari... ma, attenzione: ricordandoci sempre che è Natale tutto l'anno, non solo a Natale e, generalmente, durante il mese di dicembre! Nel senso che, appena le feste son passate, non dobbiamo smettere di volerci bene per riprendere a pigliarci a piade nel dedrio pel resto del'anno, altrimenti stemo qua solo a contarsela... :D
Ci sentiamo presto (sto mese saro' 'ssai ativo su sto blog), con nuove canzoni triestine, nuove storie (nuove nuove ed anche antiche. Antiche, sì, ma mai vecchie), altri pensieri, altri pupoli (disegni) miei su Trieste e non solo... e, soprattutto, l'arrivo di San Nicolò e Babbo Natale!!! Quest'ultimo, in particolare, ci narrerà personalmente la sua storia. Sì, perché Babo Nadal esisti... no xè miga na fiaba che se conta ai fioi... vedarè, vedarè... =)
Benvignui in tel clima de Nadal, mule e muli!!!!
René
Come da titolo... il Natale quando arriva, arriva!
Ed è arrivato anche su questo blog. =)
Qui in basso, un mio pupolo in tema (pupolo del Nadal 2009, ma va ben anca desso)... Nadal, come savemo, xè sopratuto la festa dei fioi... e quindi, eco na cocola muleta, con in brazo el suo pupoto de Babo Nadal, intenta a spetar con lu el vero Babo Nadal!
Nulla di particolare... solo un augurio (sulla destra, appena entrati nel blog, sopra il nostro Paperino patoco), più un soffio di neve, tramite alcuni fiocchi virtuali che scendono dall'alto -dal titolo dello stesso blog- verso il basso. Una piccola modifica, per entrare al meglio in questa, per me, splendida atmosfera.
Per il sottoscritto -che odia l'inverno- questo è l'unico periodo piacevole, per poter ritrovare la propria famiglia, i propri cari... ma, attenzione: ricordandoci sempre che è Natale tutto l'anno, non solo a Natale e, generalmente, durante il mese di dicembre! Nel senso che, appena le feste son passate, non dobbiamo smettere di volerci bene per riprendere a pigliarci a piade nel dedrio pel resto del'anno, altrimenti stemo qua solo a contarsela... :D
Ci sentiamo presto (sto mese saro' 'ssai ativo su sto blog), con nuove canzoni triestine, nuove storie (nuove nuove ed anche antiche. Antiche, sì, ma mai vecchie), altri pensieri, altri pupoli (disegni) miei su Trieste e non solo... e, soprattutto, l'arrivo di San Nicolò e Babbo Natale!!! Quest'ultimo, in particolare, ci narrerà personalmente la sua storia. Sì, perché Babo Nadal esisti... no xè miga na fiaba che se conta ai fioi... vedarè, vedarè... =)
Benvignui in tel clima de Nadal, mule e muli!!!!
René
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domenica 13 novembre 2011
PROVE TECNICHE DE PATOCHISMO...
Bona domenica, mularia mata!
Sicuramente noteré che go de novo fato el mona col titolo-logo del blog, cambiandoghe el pupolo... ve chiedo scusa de ste continue zontade-refade... el tuto xè in fase de "morbin in progress". Questo che vedè, pena verzè el blog, saria el titolo definitivo, però a bassa risoluzion sicome el xè solo per prova, per dar/darme n'atimin l'idea de come el podessi esser el logo definitivo, per l'apunto.
Ringrazio publicamente l'amico Arlon, grafico esperto, che me sta dando na refada al tuto, soportando le mie mestruazioni mentali e i mii momenti de moniga nel meter suso sto titolo-logo...
Bon... per adesso, ve digo che stasera inizio a far i primi pupoli del fumeto de Bertolin, quel che xè 'ndà in casin ( QUI INFO SUL MONA CHE PUPOLERO' )
Desso, qua soto ve fazo la traduzion in italian, pe' i foresti, i occitani, i groenlandesi (overo, quei che abita un po' più sora dei bavaresi e un po' più in suso dei lanfurlanesi):
Sicuramente avrete notato l'ennesimo cambio di grafica al titolo-logo del mio blog... chiedo venia per questi continui cambi-rifacimenti... il tutto è in fase di lavorazione. Il logo che vedete, non appena aprite le pagine, sarebbe il logo definitivo, pubblicato, per ora, a bassa risoluzione, poiché è solo una prova, per dare/darmi un'idea di come potrebbe essere il logo definitivo, per l'appunto!
Voglio ringraziare pubblicamente l'amico Arlon, grafico esperto, per la disponibilità, pazienza e bravura che ci mette nell'aiutarmi a realizzare il titolo-logo definitivo, sopportando le mie decisioni continue... che per la verità sono indecisioni. (ma questo logo, per me, è quello buono)
Bene... intanto, per adesso, vi comunico che stasera inizierò i primi disegni e le prime vignette del mio fumetto dedicato a "Bertolin" ( QUALCHE INFO CLICCANDO QUI )
Ala prossima...
René
Sicuramente noteré che go de novo fato el mona col titolo-logo del blog, cambiandoghe el pupolo... ve chiedo scusa de ste continue zontade-refade... el tuto xè in fase de "morbin in progress". Questo che vedè, pena verzè el blog, saria el titolo definitivo, però a bassa risoluzion sicome el xè solo per prova, per dar/darme n'atimin l'idea de come el podessi esser el logo definitivo, per l'apunto.
Ringrazio publicamente l'amico Arlon, grafico esperto, che me sta dando na refada al tuto, soportando le mie mestruazioni mentali e i mii momenti de moniga nel meter suso sto titolo-logo...
Bon... per adesso, ve digo che stasera inizio a far i primi pupoli del fumeto de Bertolin, quel che xè 'ndà in casin ( QUI INFO SUL MONA CHE PUPOLERO' )
Desso, qua soto ve fazo la traduzion in italian, pe' i foresti, i occitani, i groenlandesi (overo, quei che abita un po' più sora dei bavaresi e un po' più in suso dei lanfurlanesi):
Sicuramente avrete notato l'ennesimo cambio di grafica al titolo-logo del mio blog... chiedo venia per questi continui cambi-rifacimenti... il tutto è in fase di lavorazione. Il logo che vedete, non appena aprite le pagine, sarebbe il logo definitivo, pubblicato, per ora, a bassa risoluzione, poiché è solo una prova, per dare/darmi un'idea di come potrebbe essere il logo definitivo, per l'appunto!
Voglio ringraziare pubblicamente l'amico Arlon, grafico esperto, per la disponibilità, pazienza e bravura che ci mette nell'aiutarmi a realizzare il titolo-logo definitivo, sopportando le mie decisioni continue... che per la verità sono indecisioni. (ma questo logo, per me, è quello buono)
Bene... intanto, per adesso, vi comunico che stasera inizierò i primi disegni e le prime vignette del mio fumetto dedicato a "Bertolin" ( QUALCHE INFO CLICCANDO QUI )
Ala prossima...
René
giovedì 10 novembre 2011
LA VERA STORIA DELL'OMO VESPA - TERRORIZZANTI VICENDE NELLA TRIESTE DEL VENTENNIO!
Buondì a tutti, mularia mata... dopo aver pubblicato due anni fa sul sito Bora.la (che ringrazio), una versione ridotta della storia del mitico Omo Vespa, oggi la ripropongo sul mio blog, più completa e più "pupolata", ovvero, ai disegni originali in bianco e nero, da me realizzati nel 2001, ne aggiungo altri in tema, colorati e realizzati più di recente.
I disegni, tratti da un mio fumetto dedicato proprio all'Omo Vespa, ripropongono la mia parodia triestinizzata dei personaggi Disney anni '30, già nota ai lettori di codesto blog, con il nome di "Disneyan-patoco".
Come sempre, cliccandoci sopra con il mouse, potete visualizzarli meglio ad una più alta risoluzione.
Dunque, l'OMO VESPA!
Qualcuno forse l'aveva già intuito dalle scorse tre anteprime degli ultimi tre post (escludendo quello su Damiano Vitale)... lui! Il noto maniaco con punteruolo dell'altrettanto celebre canzone triestina. Quello che sponzeva le culate drioman...
TRIESTE, Anno Domini 1932
UN MISTERIOSO ESSERE MUNITO DI UN PUNTERUOLO ACUMINATO (PROBABILMENTE, UN RUDIMENTALE ROMPIGHIACCIO), TERRORIZZA LA CITTA', COMPIENDO MALEFICHE IMPRESE NOTTURNE... IL PODESTA' PITACCO DA' IMMEDIATAMENTE L'ORDINE ALLE FORZE DI PUBBLICA SICUREZZA DI RINTRACCIARE ED ARRESTARE QUELLO CHE VIENE SUBITO DEFINITO UN VERO E PROPRIO MANIACO SERIALE.
UNA STORIA RACCAPRICCIANTE, AMMANTATA DA DUBBI E MISTERI.
UN'OSCURA VICENDA CHE ANCOR OGGI EMERGE, SINISTRA, DALLE PIEGHE DEL TEMPO, E CHE DOPO QUASI OTTANT'ANNI VUOLE UNA SPIEGAZIONE CHIARA, RAZIONALE E DEFINITIVA!
Tutto iniziò una mattina di quasi ottant'anni fa, allorquando un piccolo trafiletto sul giornale parlò di uno strano episodio verificatosi la notte prima:
BARISTA FERITA DA UNO SCONOSCIUTO MENTRE IMBOCCA VIA CARDUCCI
Nelle prime ore di stamane, mentre usciva dal bar Procuratie di piazza Goldoni, ove aveva lavorato nel corso della nottata, la barista Maria Forza di 56 anni si accorse che un individuo la pedinava. Impressionata, affrettò il passo ma l’individuo la raggiunse proprio all’angolo di via Carducci, la colpì al fianco sinistro con un oggetto appuntito, per fortuna non producendole che una leggerissima ferita superficiale ledente appena la prima cute. Quindi l’individuo si diede alla fuga senza che la donna potesse scorgerlo in viso. All’ospedale Regina Elena, ove si recò ad ogni buon conto per farsi visitare da un sanitario, la Forza escluse che l’individuo avesse agito a scopo di rapina, escludendo d’altro canto che si trattasse di vendetta. La piccolissima lesione da lei riportata è stata esaminata dai medici che però non hanno potuto stabilire se sia stata prodotta con un coltello o un altro oggetto appuntito.
(da “Le ultime notizie”, 7 marzo 1932)
Successivamente, il quotidiano "Il Piccolo" riportò un sinistro titolo: "SQUILIBRATO O MALVAGIO?"
Dopo due settimane circa, l'empio essere si ripresentò sulle scene cittadine. Il Piccolo scrisse di ben sei ragazze, ferite ai posteriori da un tizio alto, avvolto in un mantello scuro, che, con un punteruolo aguzzo (forse un rompighiaccio), si diverte ad infliggere delle dolorose punture totalmente indirizzate ai fondoschiena di queste disgraziate fanciulle. Sempre durante le ore notturne, confidando nel buio impenetrabile.
In brevissimo tempo, in città si scatenò una vera e propria psicosi causata dagli attacchi notturni di questo maniaco, subito ribattezzato dal popolo "OMO VESPA"!
Contemporaneamente, iniziò anche una caccia all'uomo improvvisata da parte di alcuni impavidi cittadini, dopo che pure le autorità di Pubblica Sicurezza si erano messe sulle tracce del maniaco, spronati da un ordine di cattura emesso dal Podestà di Trieste, Giorgio Pitacco.
(Nel mio pupolo qui sotto, un voluto omaggio al grande cartoonist statunitense Carl Barks)
Le ricerche della Polizia si svolsero soprattutto nei sotterranei della zona di Cittavecchia, poiché negli anni '30 era d'uso comune, per molti criminali e contrabbandieri, trovare rifugio nei vasti cunicoli del sottosuolo urbano. Antiche gallerie di fuga medievali, ma pure antichissimi scoli dell'acqua, dove chiunque poteva nascondersi da tutto e da tutti!
Intanto le malefatte del terribile maniaco notturno, continuavano senza sosta, notte dopo notte...
Tutto ciò, non senza destare preoccupazione in una buona fetta della popolazione, e suscitando anche un'incredibile ilarità.
Il popolare giornalino satirico-pupazzettato "Marameo", iniziò a pubblicare giornalmente delle divertenti vignette.
Le cronache dettagliate dei continui attacchi del maniaco, venivano redatte, giorno dopo giorno, su Il Piccolo, dal brillante giornalista, nonché compositore di canzonette per passione, Flaminio Cavedali!
I suoi titoli, ed i suoi articoli sull'Omo Vespa, erano sempre un misto tra l'allarmistico ed il goliardico:
“L’uomo-vespa, altre quattro ragazze punzecchiate!” (da “Il Piccolo”, 24 marzo 1932). “L’uomo-vespa acciuffato?” (da “Il Piccolo delle ore 18″, 24 marzo 1932).
Ad un certo punto, nella sede del quotidiano si presentò anche un bandaio, ovvero un lattoniere! Tale Giacomo Ziuch -questo era il suo nome- presentò un suo particolare lavoro ad un divertito Cavedali. Quest'ultimo realizzò un'intervista al lattoniere (noto agli amici come "Giacomin, capobanda del casin"), dov'egli si mise a spiegare a cosa mai servisse l'aggeggio chiamato "Paraspunte"!
- ??
- La vedi sto ogeto?
- Lo vedo.
- la sa per cossa che ‘l servi?
- Mah !…
- La indovini…
- Non saprei…
- Ben, ghe dirò: sto qua rapresenta la difesa unica contro le sponte de l’omo vespa!
- Bella, per Diana!
- Ah, no ghe par anca a lei? La vedi: sto qua le mule se lo liga con ste slinghe sora o soto el combiné, e le pol andar per i fati sui senza aver paura de la sponta
- Bravo!
- Mi go fato intanto le pratiche par brevetar sto ogeto e go zà messo in lavor na dozina de pezi de diverse forme. Ma però go intenzion, se la taca, de farli sora misura. Roba fazile, perché ciogo la impronta col gesso de presa.
- Col “gesso de presa” ?
- Zà, fazo el gesso in t’un cadin o in t’una mastela, o in t’una meza bota, a seconda de la grandeza del… sogeto, la me capissi?
- Comprendo…
- Fazo sentar in tel gesso la cliente e co go el controstampo fazo el …
- Il ?…
-Zà, bisognaria darghe un nome. Ciamemolo el “salva… corpo”.
- Una bella idea.
- Mi digo…
- Come le è venuta?
- La sa come? Mia moie, impresionada perché la ga un per de fianchi -no fazo per dir perché che la xè mia moie- un per de fianchi che fa voia de pizigarli e de sponzerli, la se gaveva ligado drio de la schena el semicupo. Sicome tuti ghe rideva, go pensà de fabricar sto ogeto… Ah, cossa ghe par? Speremo che tachi…
- Eh, tutto dipende dalla piega che prenderanno gli avvenimenti. Se riescono ad arrestare l’uomo-vespa, la sua invenzione sarebbe inutile.
- Orpo, saria pecà, mi saria un omo rovinado; con tanta fadiga e soldi che go speso per el lamierin e per el gesso. E desso par el breveto de l’invenzion ne dovaria spender ancora. ma mi spero che no i lo aresti, saria pecà, perché quala saria quela mula che no spendaria quaranta lire per un “salva… corpi” ?
- Infatti…
E l’inventore della difesa contro le punzecchiature dell’uomo-vespa se ne andò, fiero della sua invenzione.” (da “Il Piccolo“, 26 marzo 1932)
In seguito, sulle tracce dell'Omo Vespa, si misero alcuni ex poliziotti, per cercare di stanarlo. Il maniaco sembrava prediligere i rioni popolari, con una particolare preferenza per la zona compresa tra il colle di San Giusto e le anguste vie di Cittavecchia. Da qui, successivamente, partì anche la convinzione che il suo rifugio potesse trovarsi proprio nella stretta rete di cunicoli presenti nel sottosuolo, entro il perimetro delle antiche mura medievali della città. Tali gallerie, si snodavano, in un fitto intreccio, sotto l'Arco di Riccardo, la Chiesa di S.Maria Maggiore ed il vicino collegio gesuitico (allora adibito ad ospitare anche alcune carceri), e le vie di Crosada e del Fontanone, sbucando nelle cantine della casa ottocentesca Rotonda Pancera. Queste cantine, all'inizio dell'800, furono già sede di riunioni massoniche.

Nel frattempo, tra le varie notizie che documentavano le micidiali punture notturne dell'Omo Vespa, apparirono anche alcuni articoli scritti di proprio pugno dallo stesso maniaco!! Il presunto Omo Vespa, fece sapere alla stampa di essere "un fustigatore della pubblica immoralità", e che il suo punzecchiare non era altro che "la giusta punizione divina, diretta alle scostumate che, con gonne provocanti e vestiario alquanto scollacciato, continuano impudentemente a turbare la più pura e profonda moralità dell'essere umano"!
Persino i giornali nazionali si occuparono del caso dell'Omo Vespa, come, ad esempio, "La Stampa" di Torino (della quale pubblico l'articolo in tema -risalente al 31 marzo del 1932- qui sotto):
L'allora noto giornalista del "Corriere della sera", Renato Simoni -molto conosciuto, soprattutto nel milanese, anche come un autore di opere- scrisse sull'Omo Vespa un lungo articolo, dal titolo più che proverbiale: "L'aculeo della morale"!
Pubblico un pezzettino dell'articolo di Simoni, sul Corriere dell'epoca:
L’uomo-vespa, dunque, andava per le vie di Trieste, pungendo pulzelle e maritate, per castigarle “delle leggiadre movenze che inducono gli uomini in tentazione”. Perciò s’è conferito il titolo di “uomo della giustizia” e ha fatto sapere che per la stagione corrente sospende le punture, deciso però a rimettersi all’opera ai primi caldi, se vedrà in giro scollature immodeste.
I primi caldi sembrano ancora lontani e perciò quel vindice della morale offesa per due o tre settimane potrà riposare. Ne deve aver bisogno; non tanto per la mole del lavoro compiuto, quanto per il tormento di quello che non ha potuto compiere. Pensate! Da un momento all’altro egli è diventato responsabile delle leggiadre movenze femminili. Gli è piombato addosso il dovere di colpirle, ad una ad una, con uno spillone o con altra simile arma bianca. Ma un uomo-vespa solo poteva essere sufficiente per tanta bisogna? Le donne s’atteggiano e camminano graziosamente tutte.
E’ un funesto dono che hanno avuto dalla natura e dalla società accordatesi all’uopo. Perciò nello stesso momento in cui una tentatrice, fulmineamente o misteriosamente castigata, mandava uno strillo, altre dieci, altre venti, altre cento tiravano via incolumi, con altrettante leggiadre movenze, lì vicino o lontano, in tutte le città del mondo, conturbando i poveri uomini che si sa bene come vivrebbero morigerati se non fossero proprio trascinati per i capelli verso l’impurità! Come si sarà disperato l’uomo-vespa a trovarsi, così solingo, di dietro a tutti quei bersagli semoventi! Sarebbe stato necessario scagliare, contro di essi, interi vespai; e le leggiadre movenze, avrebbero certo superato di molto il numero dei dardi punitivi.
Né questo sentimento dell’inanità e inadeguatezza dello sforzo di fronte all’immensità del dovere era, per l’uomo-vespa, il male peggiore. Il male peggiore stava nell’essere costretto ad esporsi a tante tentazioni. Perché una movenza leggiadra gli sembrasse meritevole dell’acuta punizione, era necessario che egli sperimentasse su di sé, ossia in “corpore vili”, il suo fascino perverso e peccaminoso. Purtroppo ci sono uomini che apprezzano la bellezza muliebre senza sentire sempre risvegliarsi nella caverna della coscienza, il gorilla atavico.
Questa è gente che non punge le passeggiatrici e perciò lascia che le cose del mondo vadano a catafascio!
L’austero giustiziere, invece, poteva ardere di sdegno solo dopo aver bruciato di cupidigia. Prima di diventare uomo-vespa, doveva essere passato attraverso altre forme di meno pudibonda bestialità.
(dal “Corriere della Sera” di fine marzo 1932)
Con l'inizio del mese di aprile 1932, cessarono gli attacchi dell'Omo Vespa, improvvisamente, così com'erano iniziati quasi in sordina. Contemporaneamente, anche i vari giornali cittadini interruppero il loro continuo dar fiato alle trombe.
Sulla vicenda nacque pure una canzonetta. Le parole furono modellate dal popolo su alcune note di una marcetta austro-ungarica, e, soprattutto, su "Tommy", una canzone del 1929, a firma Cherubini-Di Lazzaro, resa celebre dall'allora noto cantante Mario Latilla, padre di Gino.
L'autentico Omo Vespa, probabilmente fu catturato dalla Polizia (almeno questa era una delle voci che si erano sparse subito dopo la fine dei suoi attacchi notturni). Ma forse, se ne andò via per la sua strada e/o comunque smise di essere "l'Omo Vespa"!
Personalmente posso qui riportare la testimonianza personale di un’anziana signora, nonna di un mio amico, che una sera del marzo 1932, alle 2.00 di notte circa incappò nell’Omo Vespa, mentre, stanca dal lavoro rientrava nella sua abitazione, sita in piazza Barbacan. Essa mi raccontò (nel 2001) che per un soffio non riuscì a pungerla con quel punteruolo aguzzo che sbucava dal nero mantello in cui l’omo vespa era avvolto, confondendosi con l’oscurità. L’omo vespa le sbucò davanti, all’improvviso, dall’Androna degli Orti, ed iniziò a rincorrerla brevemente fino a che quest’ultima, per l’appunto, riuscì miracolosamente a sfuggire al suo punteruolo solo per un pelo, entrando subito in casa sua e sbarrando istantaneamente il portone del suo palazzo! Altre testimonianze le avevo già raccolte da altre signore sull’ottantina, sempre attorno ai primi anni 2000.
Per concludere, riporto qui il testo, in dialetto triestino (e poco più sotto, la traduzione in italiano, per i francesi, gli spagnoli, gli occitani, ecc... ), della nota canzonetta "L'Omo Vespa":
L’OMO VESPA
De San Giacomo a Roian
iera un vecio fiol de un can
che sponzeva le culate
drioman
Guarda la mula la camina… dura!
la ga paura
dela puntura!
Guarda la mula la camina… lesta!
la ga paura
del’omo vespa!
E le mule ga trovà
un rimedio soprafin:
drio el cul le se ga messo
un lamierin!
Guarda la mula la camina… dura!
la ga paura
dela puntura!
Guarda la mula la camina… lesta!
la ga paura
del’omo vespa!
****************************************
Traduzione:
Da San Giacomo a Roiano
c’era un briccone impertinente
che pungeva i posteriori
rapido ed impunito
Guarda la ragazza che cammina… dura!
Perché ha paura
della puntura!
Guarda la ragazza che cammina… lesta!
perché ha paura
dell’uomo vespa!
Ma le ragazze hanno escogitato
un rimedio raffinato:
negli slip hanno infilato
un lamierino!
Guarda la ragazza che cammina… dura!
Perché ha paura
della puntura!
Guarda la ragazza che cammina… lesta!
perché ha paura
dell’uomo vespa!
Aggiungo un videoslide della celebre versione di Lorenzo Pilat (che la inserì nel suo terzo Lp folkoristico, intitolato "Io, Trieste"), che in versione rock-folk, ripropose con immediato successo, alla fine degli anni '70, il pezzo sul maniaco col punteruolo. Un videoslide composto dai miei pupoli, tra cui lo stesso Omo Vespa, che, come visto anche nelle vignette qui sopra, s'ispira graficamente proprio a Pilat!
UPDATE: Le fonti dalle quali ho tratto la storia dell'Omo Vespa, sono le uniche fonti alle quali attualmente si può attingere per ricostruire il tutto, ovvero gli articoli di giornali dell'epoca ("Il Piccolo", "Il Piccolo - edizione della sera", e il giornalino satirico "Marameo" di Carlo De Dolcetti), trovati nel 2001 presso l'archivio della Biblioteca Civica di Trieste, allorquando mi accingevo a disegnare il mio fumetto in tema, assolutamente amatoriale e in bianco e nero (poche copie per gli amici, dalle quali ho poi tratto qualche vignetta riportata in questo post), e per forza di cose mi servivano delle fonti documentative nonostante la allora natura goliardica ed amatoriale del fumetto stesso. Anche in qualche articolo più recente (anni 2000), sempre tratto da "Il Piccolo", ho trovato altri articoli dedicati a questa vicenda (articoli comunque in gran parte riconducibili agli articoli originali del lontano 1932).
Inoltre, negli archivi online di vari quotidiani italiani -in particolare in quelli de "La Stampa" e "Il Corriere della Sera" risalenti ai mesi di marzo e aprile del 1932- si possono trovare ulteriori cronache sull'Omo Vespa, siccome tale fatto, proprio per la sua particolarità, ebbe a quei tempi un notevole eco anche a livello nazionale.
Alla prossima, bondì muleria mata!
René
I disegni, tratti da un mio fumetto dedicato proprio all'Omo Vespa, ripropongono la mia parodia triestinizzata dei personaggi Disney anni '30, già nota ai lettori di codesto blog, con il nome di "Disneyan-patoco".
Come sempre, cliccandoci sopra con il mouse, potete visualizzarli meglio ad una più alta risoluzione.
Dunque, l'OMO VESPA!
Qualcuno forse l'aveva già intuito dalle scorse tre anteprime degli ultimi tre post (escludendo quello su Damiano Vitale)... lui! Il noto maniaco con punteruolo dell'altrettanto celebre canzone triestina. Quello che sponzeva le culate drioman...
TRIESTE, Anno Domini 1932
UN MISTERIOSO ESSERE MUNITO DI UN PUNTERUOLO ACUMINATO (PROBABILMENTE, UN RUDIMENTALE ROMPIGHIACCIO), TERRORIZZA LA CITTA', COMPIENDO MALEFICHE IMPRESE NOTTURNE... IL PODESTA' PITACCO DA' IMMEDIATAMENTE L'ORDINE ALLE FORZE DI PUBBLICA SICUREZZA DI RINTRACCIARE ED ARRESTARE QUELLO CHE VIENE SUBITO DEFINITO UN VERO E PROPRIO MANIACO SERIALE.
UNA STORIA RACCAPRICCIANTE, AMMANTATA DA DUBBI E MISTERI.
UN'OSCURA VICENDA CHE ANCOR OGGI EMERGE, SINISTRA, DALLE PIEGHE DEL TEMPO, E CHE DOPO QUASI OTTANT'ANNI VUOLE UNA SPIEGAZIONE CHIARA, RAZIONALE E DEFINITIVA!
Tutto iniziò una mattina di quasi ottant'anni fa, allorquando un piccolo trafiletto sul giornale parlò di uno strano episodio verificatosi la notte prima:
BARISTA FERITA DA UNO SCONOSCIUTO MENTRE IMBOCCA VIA CARDUCCI
Nelle prime ore di stamane, mentre usciva dal bar Procuratie di piazza Goldoni, ove aveva lavorato nel corso della nottata, la barista Maria Forza di 56 anni si accorse che un individuo la pedinava. Impressionata, affrettò il passo ma l’individuo la raggiunse proprio all’angolo di via Carducci, la colpì al fianco sinistro con un oggetto appuntito, per fortuna non producendole che una leggerissima ferita superficiale ledente appena la prima cute. Quindi l’individuo si diede alla fuga senza che la donna potesse scorgerlo in viso. All’ospedale Regina Elena, ove si recò ad ogni buon conto per farsi visitare da un sanitario, la Forza escluse che l’individuo avesse agito a scopo di rapina, escludendo d’altro canto che si trattasse di vendetta. La piccolissima lesione da lei riportata è stata esaminata dai medici che però non hanno potuto stabilire se sia stata prodotta con un coltello o un altro oggetto appuntito.
(da “Le ultime notizie”, 7 marzo 1932)
Successivamente, il quotidiano "Il Piccolo" riportò un sinistro titolo: "SQUILIBRATO O MALVAGIO?"
Dopo due settimane circa, l'empio essere si ripresentò sulle scene cittadine. Il Piccolo scrisse di ben sei ragazze, ferite ai posteriori da un tizio alto, avvolto in un mantello scuro, che, con un punteruolo aguzzo (forse un rompighiaccio), si diverte ad infliggere delle dolorose punture totalmente indirizzate ai fondoschiena di queste disgraziate fanciulle. Sempre durante le ore notturne, confidando nel buio impenetrabile.
In brevissimo tempo, in città si scatenò una vera e propria psicosi causata dagli attacchi notturni di questo maniaco, subito ribattezzato dal popolo "OMO VESPA"!
Contemporaneamente, iniziò anche una caccia all'uomo improvvisata da parte di alcuni impavidi cittadini, dopo che pure le autorità di Pubblica Sicurezza si erano messe sulle tracce del maniaco, spronati da un ordine di cattura emesso dal Podestà di Trieste, Giorgio Pitacco.
(Nel mio pupolo qui sotto, un voluto omaggio al grande cartoonist statunitense Carl Barks)
Le ricerche della Polizia si svolsero soprattutto nei sotterranei della zona di Cittavecchia, poiché negli anni '30 era d'uso comune, per molti criminali e contrabbandieri, trovare rifugio nei vasti cunicoli del sottosuolo urbano. Antiche gallerie di fuga medievali, ma pure antichissimi scoli dell'acqua, dove chiunque poteva nascondersi da tutto e da tutti!
Intanto le malefatte del terribile maniaco notturno, continuavano senza sosta, notte dopo notte...
Tutto ciò, non senza destare preoccupazione in una buona fetta della popolazione, e suscitando anche un'incredibile ilarità.
Il popolare giornalino satirico-pupazzettato "Marameo", iniziò a pubblicare giornalmente delle divertenti vignette.
Le cronache dettagliate dei continui attacchi del maniaco, venivano redatte, giorno dopo giorno, su Il Piccolo, dal brillante giornalista, nonché compositore di canzonette per passione, Flaminio Cavedali!
I suoi titoli, ed i suoi articoli sull'Omo Vespa, erano sempre un misto tra l'allarmistico ed il goliardico:
“L’uomo-vespa, altre quattro ragazze punzecchiate!” (da “Il Piccolo”, 24 marzo 1932). “L’uomo-vespa acciuffato?” (da “Il Piccolo delle ore 18″, 24 marzo 1932).
Ad un certo punto, nella sede del quotidiano si presentò anche un bandaio, ovvero un lattoniere! Tale Giacomo Ziuch -questo era il suo nome- presentò un suo particolare lavoro ad un divertito Cavedali. Quest'ultimo realizzò un'intervista al lattoniere (noto agli amici come "Giacomin, capobanda del casin"), dov'egli si mise a spiegare a cosa mai servisse l'aggeggio chiamato "Paraspunte"!
- ??
- La vedi sto ogeto?
- Lo vedo.
- la sa per cossa che ‘l servi?
- Mah !…
- La indovini…
- Non saprei…
- Ben, ghe dirò: sto qua rapresenta la difesa unica contro le sponte de l’omo vespa!
- Bella, per Diana!
- Ah, no ghe par anca a lei? La vedi: sto qua le mule se lo liga con ste slinghe sora o soto el combiné, e le pol andar per i fati sui senza aver paura de la sponta
- Bravo!
- Mi go fato intanto le pratiche par brevetar sto ogeto e go zà messo in lavor na dozina de pezi de diverse forme. Ma però go intenzion, se la taca, de farli sora misura. Roba fazile, perché ciogo la impronta col gesso de presa.
- Col “gesso de presa” ?
- Zà, fazo el gesso in t’un cadin o in t’una mastela, o in t’una meza bota, a seconda de la grandeza del… sogeto, la me capissi?
- Comprendo…
- Fazo sentar in tel gesso la cliente e co go el controstampo fazo el …
- Il ?…
-Zà, bisognaria darghe un nome. Ciamemolo el “salva… corpo”.
- Una bella idea.
- Mi digo…
- Come le è venuta?
- La sa come? Mia moie, impresionada perché la ga un per de fianchi -no fazo per dir perché che la xè mia moie- un per de fianchi che fa voia de pizigarli e de sponzerli, la se gaveva ligado drio de la schena el semicupo. Sicome tuti ghe rideva, go pensà de fabricar sto ogeto… Ah, cossa ghe par? Speremo che tachi…
- Eh, tutto dipende dalla piega che prenderanno gli avvenimenti. Se riescono ad arrestare l’uomo-vespa, la sua invenzione sarebbe inutile.
- Orpo, saria pecà, mi saria un omo rovinado; con tanta fadiga e soldi che go speso per el lamierin e per el gesso. E desso par el breveto de l’invenzion ne dovaria spender ancora. ma mi spero che no i lo aresti, saria pecà, perché quala saria quela mula che no spendaria quaranta lire per un “salva… corpi” ?
- Infatti…
E l’inventore della difesa contro le punzecchiature dell’uomo-vespa se ne andò, fiero della sua invenzione.” (da “Il Piccolo“, 26 marzo 1932)
In seguito, sulle tracce dell'Omo Vespa, si misero alcuni ex poliziotti, per cercare di stanarlo. Il maniaco sembrava prediligere i rioni popolari, con una particolare preferenza per la zona compresa tra il colle di San Giusto e le anguste vie di Cittavecchia. Da qui, successivamente, partì anche la convinzione che il suo rifugio potesse trovarsi proprio nella stretta rete di cunicoli presenti nel sottosuolo, entro il perimetro delle antiche mura medievali della città. Tali gallerie, si snodavano, in un fitto intreccio, sotto l'Arco di Riccardo, la Chiesa di S.Maria Maggiore ed il vicino collegio gesuitico (allora adibito ad ospitare anche alcune carceri), e le vie di Crosada e del Fontanone, sbucando nelle cantine della casa ottocentesca Rotonda Pancera. Queste cantine, all'inizio dell'800, furono già sede di riunioni massoniche.
Nel frattempo, tra le varie notizie che documentavano le micidiali punture notturne dell'Omo Vespa, apparirono anche alcuni articoli scritti di proprio pugno dallo stesso maniaco!! Il presunto Omo Vespa, fece sapere alla stampa di essere "un fustigatore della pubblica immoralità", e che il suo punzecchiare non era altro che "la giusta punizione divina, diretta alle scostumate che, con gonne provocanti e vestiario alquanto scollacciato, continuano impudentemente a turbare la più pura e profonda moralità dell'essere umano"!
Persino i giornali nazionali si occuparono del caso dell'Omo Vespa, come, ad esempio, "La Stampa" di Torino (della quale pubblico l'articolo in tema -risalente al 31 marzo del 1932- qui sotto):
L'allora noto giornalista del "Corriere della sera", Renato Simoni -molto conosciuto, soprattutto nel milanese, anche come un autore di opere- scrisse sull'Omo Vespa un lungo articolo, dal titolo più che proverbiale: "L'aculeo della morale"!
Pubblico un pezzettino dell'articolo di Simoni, sul Corriere dell'epoca:
L’uomo-vespa, dunque, andava per le vie di Trieste, pungendo pulzelle e maritate, per castigarle “delle leggiadre movenze che inducono gli uomini in tentazione”. Perciò s’è conferito il titolo di “uomo della giustizia” e ha fatto sapere che per la stagione corrente sospende le punture, deciso però a rimettersi all’opera ai primi caldi, se vedrà in giro scollature immodeste.
I primi caldi sembrano ancora lontani e perciò quel vindice della morale offesa per due o tre settimane potrà riposare. Ne deve aver bisogno; non tanto per la mole del lavoro compiuto, quanto per il tormento di quello che non ha potuto compiere. Pensate! Da un momento all’altro egli è diventato responsabile delle leggiadre movenze femminili. Gli è piombato addosso il dovere di colpirle, ad una ad una, con uno spillone o con altra simile arma bianca. Ma un uomo-vespa solo poteva essere sufficiente per tanta bisogna? Le donne s’atteggiano e camminano graziosamente tutte.
E’ un funesto dono che hanno avuto dalla natura e dalla società accordatesi all’uopo. Perciò nello stesso momento in cui una tentatrice, fulmineamente o misteriosamente castigata, mandava uno strillo, altre dieci, altre venti, altre cento tiravano via incolumi, con altrettante leggiadre movenze, lì vicino o lontano, in tutte le città del mondo, conturbando i poveri uomini che si sa bene come vivrebbero morigerati se non fossero proprio trascinati per i capelli verso l’impurità! Come si sarà disperato l’uomo-vespa a trovarsi, così solingo, di dietro a tutti quei bersagli semoventi! Sarebbe stato necessario scagliare, contro di essi, interi vespai; e le leggiadre movenze, avrebbero certo superato di molto il numero dei dardi punitivi.
Né questo sentimento dell’inanità e inadeguatezza dello sforzo di fronte all’immensità del dovere era, per l’uomo-vespa, il male peggiore. Il male peggiore stava nell’essere costretto ad esporsi a tante tentazioni. Perché una movenza leggiadra gli sembrasse meritevole dell’acuta punizione, era necessario che egli sperimentasse su di sé, ossia in “corpore vili”, il suo fascino perverso e peccaminoso. Purtroppo ci sono uomini che apprezzano la bellezza muliebre senza sentire sempre risvegliarsi nella caverna della coscienza, il gorilla atavico.
Questa è gente che non punge le passeggiatrici e perciò lascia che le cose del mondo vadano a catafascio!
L’austero giustiziere, invece, poteva ardere di sdegno solo dopo aver bruciato di cupidigia. Prima di diventare uomo-vespa, doveva essere passato attraverso altre forme di meno pudibonda bestialità.
(dal “Corriere della Sera” di fine marzo 1932)
Con l'inizio del mese di aprile 1932, cessarono gli attacchi dell'Omo Vespa, improvvisamente, così com'erano iniziati quasi in sordina. Contemporaneamente, anche i vari giornali cittadini interruppero il loro continuo dar fiato alle trombe.
Sulla vicenda nacque pure una canzonetta. Le parole furono modellate dal popolo su alcune note di una marcetta austro-ungarica, e, soprattutto, su "Tommy", una canzone del 1929, a firma Cherubini-Di Lazzaro, resa celebre dall'allora noto cantante Mario Latilla, padre di Gino.
L'autentico Omo Vespa, probabilmente fu catturato dalla Polizia (almeno questa era una delle voci che si erano sparse subito dopo la fine dei suoi attacchi notturni). Ma forse, se ne andò via per la sua strada e/o comunque smise di essere "l'Omo Vespa"!
Personalmente posso qui riportare la testimonianza personale di un’anziana signora, nonna di un mio amico, che una sera del marzo 1932, alle 2.00 di notte circa incappò nell’Omo Vespa, mentre, stanca dal lavoro rientrava nella sua abitazione, sita in piazza Barbacan. Essa mi raccontò (nel 2001) che per un soffio non riuscì a pungerla con quel punteruolo aguzzo che sbucava dal nero mantello in cui l’omo vespa era avvolto, confondendosi con l’oscurità. L’omo vespa le sbucò davanti, all’improvviso, dall’Androna degli Orti, ed iniziò a rincorrerla brevemente fino a che quest’ultima, per l’appunto, riuscì miracolosamente a sfuggire al suo punteruolo solo per un pelo, entrando subito in casa sua e sbarrando istantaneamente il portone del suo palazzo! Altre testimonianze le avevo già raccolte da altre signore sull’ottantina, sempre attorno ai primi anni 2000.
Per concludere, riporto qui il testo, in dialetto triestino (e poco più sotto, la traduzione in italiano, per i francesi, gli spagnoli, gli occitani, ecc... ), della nota canzonetta "L'Omo Vespa":
L’OMO VESPA
De San Giacomo a Roian
iera un vecio fiol de un can
che sponzeva le culate
drioman
Guarda la mula la camina… dura!
la ga paura
dela puntura!
Guarda la mula la camina… lesta!
la ga paura
del’omo vespa!
E le mule ga trovà
un rimedio soprafin:
drio el cul le se ga messo
un lamierin!
Guarda la mula la camina… dura!
la ga paura
dela puntura!
Guarda la mula la camina… lesta!
la ga paura
del’omo vespa!
****************************************
Traduzione:
Da San Giacomo a Roiano
c’era un briccone impertinente
che pungeva i posteriori
rapido ed impunito
Guarda la ragazza che cammina… dura!
Perché ha paura
della puntura!
Guarda la ragazza che cammina… lesta!
perché ha paura
dell’uomo vespa!
Ma le ragazze hanno escogitato
un rimedio raffinato:
negli slip hanno infilato
un lamierino!
Guarda la ragazza che cammina… dura!
Perché ha paura
della puntura!
Guarda la ragazza che cammina… lesta!
perché ha paura
dell’uomo vespa!
Aggiungo un videoslide della celebre versione di Lorenzo Pilat (che la inserì nel suo terzo Lp folkoristico, intitolato "Io, Trieste"), che in versione rock-folk, ripropose con immediato successo, alla fine degli anni '70, il pezzo sul maniaco col punteruolo. Un videoslide composto dai miei pupoli, tra cui lo stesso Omo Vespa, che, come visto anche nelle vignette qui sopra, s'ispira graficamente proprio a Pilat!
UPDATE: Le fonti dalle quali ho tratto la storia dell'Omo Vespa, sono le uniche fonti alle quali attualmente si può attingere per ricostruire il tutto, ovvero gli articoli di giornali dell'epoca ("Il Piccolo", "Il Piccolo - edizione della sera", e il giornalino satirico "Marameo" di Carlo De Dolcetti), trovati nel 2001 presso l'archivio della Biblioteca Civica di Trieste, allorquando mi accingevo a disegnare il mio fumetto in tema, assolutamente amatoriale e in bianco e nero (poche copie per gli amici, dalle quali ho poi tratto qualche vignetta riportata in questo post), e per forza di cose mi servivano delle fonti documentative nonostante la allora natura goliardica ed amatoriale del fumetto stesso. Anche in qualche articolo più recente (anni 2000), sempre tratto da "Il Piccolo", ho trovato altri articoli dedicati a questa vicenda (articoli comunque in gran parte riconducibili agli articoli originali del lontano 1932).
Inoltre, negli archivi online di vari quotidiani italiani -in particolare in quelli de "La Stampa" e "Il Corriere della Sera" risalenti ai mesi di marzo e aprile del 1932- si possono trovare ulteriori cronache sull'Omo Vespa, siccome tale fatto, proprio per la sua particolarità, ebbe a quei tempi un notevole eco anche a livello nazionale.
Alla prossima, bondì muleria mata!
René
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